Una speranza per Forza Italia: il senatore Silvestro vuole umiliare il ministro elogiando la sua vice della Lega per i fondi di Castel Volturno, ma Pichetto Fratin gli fa fare una brutta figura
14 Maggio 2026 - 10:55
Aveva ringraziato la viceministra della Lega, ma il titolare del dicastero, in una riunione di sindaci, ha detto che quei soldi sono solo il frutto di una normale programmazione della Regione Campania
CASERTA – Oltre a quella di Zannini, costituirebbe un gran sollievo per Forza Italia la decisione di lasciare il partito qualora questa fosse assunta da Francesco Silvestri, senatore di Arzano con un passato complicatissimo su cui grava, come scritto più volte, la responsabilità primaria di uno scioglimento per camorra del Comune di Arzano, nel quale svolgeva la funzione di presidente del Consiglio, proprio a causa di una sua relazione, sancita da un contenuto esplicito del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica, con un boss locale saldamente agganciato al carro criminale del clan Moccia. E allora qualcuno ci ha pensato e forse anche sperato quando, qualche giorno fa, Francesco Silvestro, con uno dei suoi interventi alla strapaese, ha ringraziato la sottosegretaria della Lega Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Un ringraziamento arrivato per dei fondi stanziati dal governo a favore di Castel Volturno: 10 milioni di euro per tutelare la costa dal rischio di mareggiate, dannose in quanto in grado di determinare stabili erosioni, soprattutto nelle superfici balneabili.
Vannia Gava è viceministro nel dicastero di cui è titolare Gilberto Pichetto Fratin. Ecco perché a qualcuno di Forza Italia è venuta la speranza che Silvestro tolga il disturbo. Se è vero, infatti, che Fratin è uomo del segretario nazionale Antonio Tajani, che quest’ultimo è un po’ in difficoltà all’interno del partito dopo l’esito del referendum e la levata di scudi di Marina Berlusconi, con conseguente giubilazione dei due capigruppo Gasparri, sostituito da Stefania Craxi, e di Paolo Barelli alla Camera, sostituito da Enrico Costa, neppure il più acerrimo dei nemici di Tajani potrebbe approvare un’uscita pecoreccia come quella effettuata da Silvestro, il quale, beninteso, può sorprendere chi non lo conosce, non certo noi, molto consapevoli del suo background arzanese e materassaro.
Un ministro del tuo partito si rispetta a prescindere. I conti di una disputa correntizia si regolano in altre stanze, in un contesto di dibattito interno. Ma Pichetto Fratin è il tuo ministro ed è quel dicastero che ha stanziato i soldi per Castel Volturno, con la firma politica del tuo ministro.
Dunque non c’è discriminante correntizia che possa reggere per giustificare un atteggiamento di questo tipo. Ma, ripetiamo, Francesco Silvestro non fa altro che interpretare il mestiere di Francesco Silvestro o “Mister Eminflex”, come spesso lo chiamiamo noi.
Da parte sua, Fratin gli ha replicato senza ovviamente dargli la soddisfazione di nominarlo, in maniera elegante: ha presentato l’elenco del cluster dei finanziamenti ministeriali a cui appartiene anche quello di Castel Volturno.
Il Ministero si è mosso in maniera automatica, attuando un meccanismo manovrato a monte dalla Regione Campania. È stata questa, infatti, a stabilire le priorità per questi interventi e il Ministero ne ha preso solamente atto, erogando i finanziamenti. Lo ha spiegato proprio Pichetto Fratin in una riunione di sindaci campani svoltasi l’altro giorno a Roma.
A questo punto esiste un problema Silvestro ed è giusto che il coordinatore regionale Fulvio Martusciello, che molto aveva puntato, non ascoltando consigli distonici che pure gli erano stati dati su questo personaggio, inizi quantomeno a metterlo in discussione, perché un’ulteriore candidatura di Silvestro al Parlamento alle elezioni del 2027 allungherebbe la traccia opaca di un danno d’immagine di un partito che ha invece bisogno, come il pane, di persone serie, in grado di iniettarvi una mentalità nuova, una botta di vita e di capacità organizzativa, in modo da liberarsi da personaggi come Silvestro che — per carità, non ce l’abbiamo con lui personalmente — ma per lui parla, eccome se parla, la sua storia.
