Urla e umiliazioni in classe a bambini diversamente abili: insegnante di sostegno casertana rischia cinque anni di carcere
2 Febbraio 2026 - 09:51
CASERTA – Un’insegnante di sostegno originaria della provincia di Caserta è al centro di un procedimento penale che si avvia verso la conclusione davanti al tribunale di Rimini. La Procura ha chiesto per lei una condanna a cinque anni di reclusione per presunti comportamenti vessatori e mortificanti nei confronti di alunni di scuola primaria, alcuni dei quali con fragilità certificate.
La donna, 49 anni, aveva raggiunto la Romagna dopo un precedente incarico nel Nord Italia e aveva iniziato a lavorare in una scuola elementare riminese nell’autunno del 2022. Secondo l’accusa, fin dai primi mesi di servizio il suo modo di stare in classe avrebbe generato paura e disagio tra i bambini.
La richiesta di pena è stata formulata dal pubblico ministero Davide Ercolani durante il processo davanti al collegio penale. Il verdetto è atteso per l’inizio di luglio 2026.
Gli episodi oggetto del procedimento si collocano tra settembre e novembre 2022, periodo in cui la docente casertana prese servizio per la prima volta nell’istituto riminese. L’accusa descrive un clima di classe caratterizzato da urla, minacce e frasi offensive, rivolte indistintamente agli alunni di quattro classi diverse.
Non solo rimproveri accesi, ma anche atteggiamenti autoritari e provocatori, talvolta rivolti alle colleghe in presenza dei bambini, contribuendo – secondo la Procura – a creare un ambiente emotivamente destabilizzante.
I passaggi più delicati dell’impianto accusatorio riguardano due alunni con disabilità. Un bambino con disturbo dello spettro autistico sarebbe stato più volte svalutato verbalmente, con espressioni che ne avrebbero minato l’autostima fino a farlo scoppiare in lacrime durante le lezioni.
Un altro alunno, con difficoltà di apprendimento, sarebbe stato costretto a svolgere esercizi manuali utilizzando la mano destra, pur essendo mancino e nonostante la docente ne fosse consapevole.
Tra i fatti riportati figura anche un acceso rimprovero a un bambino di sei anni, colpevole soltanto di essersi toccato un dente che stava per cadere. In un’altra circostanza, una bambina con disabilità non avrebbe ricevuto supporto alla lavagna: l’insegnante l’avrebbe accusata di scarso impegno, rifiutandosi di aiutarla.
Secondo l’accusa, a questi comportamenti si alternavano atteggiamenti solo apparentemente protettivi ma in realtà invasivi, come svolgere i lavori al posto degli alunni o accompagnarli in bagno nonostante fossero autonomi.
All’inizio di dicembre 2022, mentre si trovava in malattia, l’insegnante ricevette una sanzione disciplinare e da quel momento non tornò più in servizio. Le indagini dei carabinieri partirono dopo un esposto presentato alla dirigenza scolastica dalla famiglia di uno dei bambini con disabilità, oggi costituita parte civile nel processo.
Ora spetterà ai giudici stabilire se accogliere la richiesta della Procura e accertare le eventuali responsabilità penali dell’insegnante di origine casertana.
