Vendita di auto e frode carosello, la Cassazione accoglie il ricorso all’Agenzia delle Entrate contro una nota concessionaria del casertano
2 Giugno 2026 - 17:42
Per i giudici, non basta provare che le vetture siano state realmente comprate e consegnate va verificato se l’acquirente sapesse di
CALVI RISORTA – La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo esame di una controversia fiscale relativa a un avviso di accertamento dell’anno 2013, per presunta indebita detrazione dell’Iva su due auto acquistati da una società ritenuta cartiera. Per i giudici, non basta provare che le vetture siano state realmente comprate e consegnate va verificato se l’acquirente sapesse di inserirsi in una frodi carosello. Sia in primo che in secondo grado, la società aveva ottenuto l’annullamento dell’accertamento, con i giudici che avevano riconosciuto l’effettiva esistenza delle operazioni commerciali e l’assenza di prove sulla consapevolezza della contribuente rispetto alla presunta frode.
La Suprema Corte ha però chiarito che, nei casi di operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente accertare che la compravendita sia realmente avvenuta. L’aspetto decisivo è verificare se l’acquirente fosse a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, del meccanismo evasivo posto in essere.
Nel ricorso, l’Agenzia delle Entrate aveva evidenziato diversi elementi ritenuti significativi, tra cui l’irreperibilità della sede della società fornitrice, l’assenza di dipendenti, l’elevato volume d’affari realizzato in un periodo molto breve e la sistematica vendita di autovetture sottocosto.
Secondo la Cassazione, tali circostanze avrebbero richiesto una valutazione più approfondita da parte dei giudici regionali, che si erano concentrati principalmente sulla documentazione relativa all’effettività delle operazioni commerciali. Per questo motivo la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria della Campania, chiamata ora a riesaminare il caso.
