Vincenzo De Luca ci ha querelati. Noi l’accusiamo di essere l’oggettivo responsabile della possibile morte di cittadini casertani perché 10 ambulanze del 118 bloccate a fare da gregarie al Pronto Soccorso hanno potuto determinare morti che potevano essere evitate

15 Gennaio 2026 - 18:51

Vi forniamo l’elenco dei nostri querelanti. Vedete se all’interno, oltre ai politici e agli imprenditori che si arricchiscono grazie alla politica, c’è qualche cittadino o povero cristo. Centrodestra e centrosinistra: non abbiamo mai guardato in faccia a nessuno. L’articolo incriminato è in calce ed è l’ennesimo nostro intervento per denunciare una situazione assurda e pericolosissima. La frase sulla morte è un’accusa politica, perché De Luca era politicamente e amministrativamente responsabile della gestione della sanità in tutta la Campania e anche a Caserta. Poi, se questo vale una condanna, la sopporteremo. Il governatore per dieci anni ha escluso questo giornale dalle rassegne stampa della Regione perché non voleva avere contatto con articoli di denuncia sociale e politica a cui non era in condizione di rispondere. E ora utilizza l’arma intimidatoria della querela, che è un altro sistema complementare alla censura, per comprimere la libertà di stampa ed espressione. Quella frase scritta nell’articolo non è gratuita, ma frutto di una fotografia e di decine e decine di articoli in cui abbiamo chiesto inutilmente di intervenire per risolvere un problema gravissimo. Perché se dieci ambulanze del 118 rimangono ferme per ore davanti a un Pronto Soccorso, esiste la seria probabilità che più cittadini non riescano a essere soccorsi in tempi utili, anche per salvargli la vita

CASERTA (G.G.) – Aggiorniamo l’elenco dei querelanti del sottoscritto e di Casertace con un nome eccellente, il quale, volontariamente, a dimostrazione dello spirito democratico che lo contraddistingue, ha vietato per anni e anni, con una forma di censura di stampo sudamericano, anzi, dato che va di moda in questo momento, di stampo chavista e maduriano, che Casertace comparisse nelle rassegne stampa dello smarchettamento campano, dei giornali genuflessi al cospetto del governatore.

De Luca ha presentato una querela nei miei confronti perché ci siamo permessi di dire che lui e i dirigenti della sanità casertana uccidevano la gente, nonostante fossero pagati a peso d’oro, nonostante fossero pagati per risolvere i problemi dei cittadini. Eh già, perché i poveri cristi non potevano usufruire delle ambulanze del 118, bloccate a decine davanti ai Pronto Soccorso, soprattutto a Caserta, svolgendo una funzione di supplenza e costringendo addirittura gli infermieri a utilizzare le barelle delle ambulanze come barelle di attesa, in una sorta di guerra tra vessati, in quanto l’ASL di Caserta e l’azienda ospedaliera non ritenevano di andare a Napoli, nell’ufficio di De Luca, per dirgli che così le cose non potevano continuare.

Ma figuriamoci se i DG, avidi di potere, se ne possono fregare dei poveri cristi, di quelli che, magari colpiti da un malore grave nella propria casa o coinvolti in un grave incidente, venivano abbandonati perché le ambulanze erano tutte in fila come ausiliarie dei PS, sguarnendo il territorio.

Ma scrivere a De Luca che lui fosse oggettivamente responsabile, in quanto titolare della gestione piena della sanità campana durante il commissariamento e anche dopo, della possibile morte di alcune persone non soccorse dal 118 con solerzia, con la cruciale urgenza, significa averlo diffamato?

E allora lo facciamo di nuovo, perché un presidente della Regione che guadagna 20 mila euro al mese non può non porsi il problema della vita dei cittadini che amministra. E quella fila di ambulanze che si vede nella foto dell’articolo incriminato parla da sé. Uccidere, sì, uccidere. È chiaro che non parliamo di una diretta connessione tra la coscienza di poter determinare la morte di una persona e un’azione compiuta: lo capirebbe anche un bambino di un anno che un rilievo del genere, indirizzato al governatore, ha un significato politico nel senso più nobile di questo termine.

Ma De Luca, abituato alle genuflessioni, a chi gli ha leccato i piedi per dieci anni, non sopportava neanche il sentito dire dei nostri articoli. Per cui li ha eliminati dalla rassegna stampa della Regione, perché aveva difficoltà a confrontarsi con gli stessi, ma soprattutto a confrontarsi con foto come questa. Ma d’altronde noi non siamo abituati a ricevere querele.

Mi hanno querelato a suo tempo l’allora presidente della Provincia Alessandro De Franciscis, solo perché lo mettevamo in guardia per le cattive compagnie, per gli stranissimi figuri che gli avevano messo alle calcagna e che lo blandivano ogni giorno arrivando da Casal di Principe e San Cipriano.

Ci ha querelato il suo sodale Nicodemo Petteruti, sindaco di Caserta di una coalizione civica che guardava a sinistra.

Ci ha querelato Pio Del Gaudio, sindaco di Caserta a sua volta, appoggiato da una coalizione di centrodestra.

Ci ha querelato il suo assessore Emilio Caterino di Alleanza Nazionale. Mi aveva querelato qualche anno prima Gigi Falco, sindaco del centrodestra.

Carlo Marino ha scritto dodici pagine di nefandezze calunniose nei nostri confronti quando la commissione d’accesso lo ha chiamato a controdedurre. Lui, che ha fatto diventare il Comune di Caserta una succursale di Casal di Principe, di Casapesenna, ha affermato che un giornale guidato da un pregiudicato, ossia da me — e sapete bene che lo sono diventato volontariamente per protestare contro l’assurdo reato dell’omesso controllo contestato ai direttori dei giornali — aveva orchestrato e determinato lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, manco se fossi il ministro degli Interni o il comandante provinciale dei Carabinieri, il questore, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, considerati da Marino dei perfetti idioti se deboli al punto da farsi dettare la linea delle proprie azioni da un giornale, per di più diretto da un pregiudicato.

Ci ha querelati Ubaldo Caprio, imprenditore di Casal di Principe trapiantato a Caserta, imprenditore da centinaia di milioni di euro di fatturato all’anno, inserito in centinaia di partite che lo hanno portato direttamente o indirettamente ad aggiudicarsi appalti milionari.

Ci ha querelato Francesco Iavazzi, che per anni ha dominato la scena degli affidamenti delle frazioni più lucrose dei rifiuti e che ha rimediato poi una condanna per questo motivo a più di quattro anni di reclusione.

Ci ha querelati Enzo Ferraro, vicesindaco di Caserta con Del Gaudio, e personaggio centrale di tante trame riguardanti sia i servizi sociali sia i rifiuti, uno finito poi in carcere per le connivenze con quell’Angelo Girillo, imprenditore del clan Belforte, condannato addirittura all’ergastolo.

Ci ha querelati Giovanni Zannini, per dieci anni sodale di De Luca, che ha imperversato in lungo e in largo per la provincia, raccogliendo voti di preferenza che nessuno mai aveva raccolto e che ora vive la complicata posizione di indagato per i reati di corruzione e concussione.

Ci ha querelati Giorgio Magliocca, già presidente.

Ci ha querelati a ripetizione, pur senza successo, Stefano Graziano.

Ci ha querelato il sindaco di Marcianise Antonio Trombetta con tutta la giunta.

Ci ha querelati il presidente del Consorzio Idrico Di Biasio.

Ci ha querelati l’ex sindaco di Aversa Alfonso Golia del centrosinistra e prima ancora il suo predecessore del centrodestra.

Ci ha querelato l’attuale presidente della Provincia Colombiano e l’elenco potrebbe continuare sempre e comunque con nomi di politici o di imprenditori che devono il 100% del proprio fatturato alle avventurosissime e molto spesso opache gare di appalto che organizzano.

Dulcis in fundo, ci ha querelati, in una sorta di spettacolo pirotecnico, Raffaela Pignetti, da dodici anni presidente dell’ASI, messa lì da Stefano Graziano e dal PD e oggi transitata in Fratelli d’Italia. La Pignetti ha speso 100 mila euro di soldi pubblici per le denunce e le citazioni in sede civile del sottoscritto. Avete letto bene: soldi pubblici, non quelli del suo portafoglio, come capita ad ogni persona che ritiene di dover presentare una querela per un qualsiasi motivo.

Ci hanno querelati dirigenti comunali, vigili urbani. Ci ha querelati Ferdinando Russo, direttore generale dell’ASL di Caserta. E anche il suo predecessore Mario De Biasio.

In questo elenco avete letto il nome di un cittadino comune, di un povero cristo? No, non lo avete letto. Ho sempre affermato, al cospetto dei magistrati, durante le udienze dibattimentali, che nel momento in cui avessi ricevuto la denuncia da parte di un povero cristo io avrei chiuso il giornale e cambiato mestiere. Lungi da noi ergerci a novelli Robin Hood. Ma significherà pure qualcosa questo elenco.

Non vogliamo neppure trovare nelle querele ai nostri danni la discriminante che separa i buoni dai cattivi. No, non vogliamo farlo e non lo dobbiamo fare. Ma ripetiamo: questo elenco potrebbe essere arricchito almeno con altri quindici-venti nomi.

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