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CASERTANA. Ecco tutta la verità che non ha raccontato il presidente D’Agostino. Stavolta ha fottuto anche noi, ma non capiterà più

22 Dicembre 2020 - 17:10

La regola generale della Uefa non è equa perché computa tra i disponibili anche infortunati e squalificati, però è chiara. E la Casertana, che si era già giocata il jolly del rinvio con quattro positivi, la sapeva già. Giustissimo, invece, il rinvio con la Juve Stabia

CASERTA (g.g.) – Abbiamo assecondato, domenica sera, i fatti avvenuti allo stadio Pinto nella modalità con cui sono stati comunicati ufficialmente dalla Casertana Football Club. Non perché noi abbiamo la necessità di lisciare il pelo ai tifosi, visto e considerato che non l’abbiamo fatto quando seguivamo, seppur sempre in maniera non volutamente assidua, la parte sportiva dell’attività della citata Casertana. Anzi, come ben sanno i nostri lettori, ci siamo espressi più volte in maniera critica contro la gestione del presidente Giuseppe D’Agostino, imprenditore capace, persona simpatica ma proveniente da un mondo troppo distante rispetto a quello che ti porta a rapportarti ad un campionato professionistico italiano: dalla mozzarella alla pelota il passo è lunghissimo. E D’Agostino, in tutta franchezza, non sembra averlo ancora colmato del tutto. Però, uno legge in un comunicato ufficiale che la partita tra Casertana e Viterbese era stata giocata a dispetto del covid, con grandissimi rischi per l’insistenza della squadra laziale, ma soprattutto perché la Lega Pro avrebbe affermato che non era necessario procedere ad un suo rinvio.

In poche parole, in quel comunicato la Casertana ci metteva la faccia, in quel racconto ci si doveva per logica fidare. E allora siamo partiti facilmente a caricare con pesantezza la Lega e anche la Viterbese: perché, come sosteneva la società presieduta da D’Agostino, se c’erano 15 calciatori rossoblù risultati positivi al covid e per di più un altro paio che seppur negativi i giorni prima, risultavano febbricitanti, ma costretti ad entrare in campo per mettere in piedi una formazione proforma di 9 elementi con zero calciatori di riserva in panchina, uno non può credere che questa ricostruzione sia fantomatica o scarsamente precisa.

Per cui, il presidente D’Agostino non ce ne voglia, glielo diciamo con cortesia e con rispetto: ci faccia capire quale fosse realmente la situazione degli indisponibili per la partita con la Viterbese: c’erano 15 positivi al covid+2 febbricitanti che il giorno seguente sarebbero risultati positivi, certificando il rischio occorso in un match che potrebbe provocare il contagio di alcuni giocatori della Viterbese e della terna arbitrale?

Perché oggi pomeriggio altre fonti ugualmente accreditate parlano di otto positivi, più altri sette indisponibili per altre ragioni: 5 per infortuni vari e due squalificati.

Ora può darsi anche che tutti gli infortunati alla caviglia, al ginocchio o al quadricipite siano stati colpiti da covid e con loro anche la pariglia di squalificati, ma ci sembra piuttosto improbabile. Ma comunque, covid o non covid, non avrebbero dovuto comunque giocare. Quindi rientriamo nella seppur discutibilissima regola federale che ritiene automatico il non rinvio della partita quando una squadra ha a disposizione 12 giocatori di movimento e un portiere. E allora, non si capisce per quale motivo questa partita non sia stata rinviata.

A D’Agostino chiediamo se ha parlato con il presidente della Lega Pro, di cui possiede sicuramente un numero di telefono, e se questo gli abbia imposto di disputare la partita o se non abbia accettato le motivazioni per non giocarla. Perché se fosse così, sarebbe da neuro. Tra le altre cose, Francesco Ghirelli, il presidente in questione, non è nato ieri, è un uomo di lungo corso nelle stanze del calcio. Quindi, se ha risposto così non era in grado di intendere e di volere. Dato che le condizioni dal punto di vista regolamentare c’erano tutte, considerando che la Casertana aveva 9 giocatori pronti a scendere in campo (o in linea di massimo pronti) e non quel minimo di 13, soglia sotto la quale il rinvio è automatico.

In conclusione, vediamo la Lega Pro cosa ha risposto alle polemiche di queste ore. Leggendolo, confermiamo che Girelli è una grande lenza, come dicono a Napoli (e non è un insulto, bensì un complimento) è una mappina. La regola Uefa è quella che abbiamo appena spiegato. In termini regolamentari, il discorso della Lega non fa una grinza. E neppure la si può colpevolizzare una sorta di abominio dell’equità e del buonsenso, dato che il medesimo è stato confezionato in quel di Nyon, sede della Uefa, la quale sancisce che una squadra deve scendere in campo se  abbia almeno 13 calciatori in rosa, compreso obbligatoriamente un portiere, disponibili. Attenzione, disponibili nel senso che sono esenti covid, negativi al tampone. E qui c’è l’inghippo. Nel gruppo dei 13 vengono conteggiati anche gli indisponibili e gli squalificati. E questa è una cosa profondamente ingiusta, una stronzata che somiglia molto alla celeberrima spada di Brenno, che imbrogliava sul peso per far pagare i romani da lui sconfitti più oro al grido di “Guai ai vinti”. Nei 13 disponibili ci sono anche gli indisponibili. Il che già detto in questo modo si capisce che c’è qualcosa che non quadra. Certo, una squadra ci potrebbe anche marciare un po’ su, dichiarando indisponibili per ragioni extracovid un numero di calciatori sufficienti per andare sotto quota 13, occorrerebbero dunque delle visite fiscali.

La Lega Pro non ha fatto altro che seguire la regola Uefa, dando anche, nel momento in cui si è accorta dell’iniquità di fondo, la possibilità del Jolly, chiedendo e ottenendo il rinvio di una sola partita qualora al suo interno ci siano almeno 4 giocatori positivi al covid. E la Casertana questo jolly se l’è giocato già. ma la Lega ha fatto anche di più, rovesciando quel regolamento che ha provocato la sconfitta a tavolino del Napoli, con annesso punto di penalizzazione: quando sono intervenute le autorità sanitarie, la Lega Pro, facendo valere la sua autonomia rispetto alla Lega Serie A, ha derogato il regolamento, decidendo il rinvio della partita. E se la partita tra Juve Stabia e Casertana non si giocherà domani è perché stavolta la società ha presentato la sua istanza assieme alla documentazione relativa ai rischi di contagi fuoriuscita dagli uffici dell’Azienda sanitaria locale.

Per cui, spiega il furbo Ghirelli, i vostri disponibili non erano 9 (ma a quel punto non si capisce perché i due febbricitanti non siano stati sotto posti al tampone antigenico a risposta veloce da parte di autorità Asl all’interno dello spogliatoio), bensì 16. A pensare bene alla cosa che abbiamo appena scritto in parentesi, con altri due casi covid, la Casertana considerando che ha già utilizzato il jolly, non avrebbe potuto ottenerne un altro con la Viterbese. Infatti, con 9 disponibili, più 5 indisponibili extracovid, ma disponibili per la regola Uefa, fanno 14, più due squalificati fanno 16. Anche diagnosticando il contagio dei due febbricitanti, la Casertana sarebbe arrivata a 14, con l’unica conseguenza di scendere in campo con il numero minimo di 7, con il rischio di sospensione della partita e vittoria a tavolino 0-3 qualora uno dei sette avesse lasciato il campo.

Secondo noi D’Agostino ha avuto sempre la situazione sotto controllo, ha capito di non poter utilizzare il rinvio, soluzione esperita già precedentemente e ha cercato di buttarla in caciara. Il fatto che due febbricitanti, poi risultati positivi, siano scesi in campo, ha forse rappresentato un tentativo estremo e disperato di creare una situazione imprevedibile grazie alla quale si poteva rimediare almeno un punto. E dev’essere per forza così, visto e considerato che la Casertana, sempre in relazione al regolamento della Lega Pro, è scesa in campo quando non scendendovi avrebbe perso lo stesso 0-3, senza far rischiare nessuno e senza incorrere nella penalizzazione accessoria del punto in meno, che le regole della lega escludono categoricamente.

Ora, è vero che la regola Uefa è discutibile a dir poco. Sarebbe assurda se le squadre di Serie C sarebbero popolate da dirigenti onesti che dichiarano un giocatore infortunato ogni volta che è vero. Ma tutto si può dire eccettuato che questa regola sia spiegata e declinata con precisione dalla Lega, come potrete leggere nel testo integrale del comunicato diramato nella giornata di ieri e di domenica. D’Agostino ha tutto il diritto di contestare il regolamento Uefa, ha tutto il diritto di prendere un tir, riempirlo di mozzarella e dopo aver ingolosito da lontano i grigi burocrati del calcio continentale, allagarli rovesciando il rimorchio davanti alla ovattata sede svizzera. Se lo facesse, avrebbe il nostro pieno appoggio. Però non può, così come ha fatto, gestire questa vicenda come se si trattasse di una partita di seconda o terza categoria.

Quel comunicato di fine partita è fuorviante perché è colpevolmente omissivo. Viene scritto che la Lega non ha ritenuto che ci fossero ragioni per rinviare, ma non scrivendo il perché, facendo passare i dirigenti nazionali per pazzi da manicomio, che in realtà non sono.

Il problema principale della Casertana è lo stesso e lo diciamo da anni. Qui non c’è una vera e propria piazza, manca la base inscalfibile, come ad esempio a Benevento, una provincia più piccola in misure del triplo rispetto a Caserta, andavano al vecchio Santa Colomba, ora Ciro Vigorito. Su quei quattro mila, zoccolo duro della Serie C, della Serie D, la società sannita che, però, con rispetto parlando con D’Agostino, è presieduta da Oreste Vigorito, insomma, un’altra cosa, ha messo in piedi le condizioni per coinvolgere tantissimi sponsor e per coinvolgere sempre di più anche i 78 comuni della provincia. Nel campionato di Serie A precovid, il sold out di 20 mila spettatori è stato praticamente fisso. Ma lì ci si arriva se hai una base, una piazza che ti sostiene anche quando le cose non vanno benissimo. Non come a Caserta, che se perdi 2/3 partite fai 200 paganti, meno della Sessana o della Mondragonese.

Poi c’è il secondo motivo: D’Agostino è il re della mozzarella. In questo settore è bravo, bravissimo. Non ha bisogno di essere neanche affiancato managerialmente. Ma il pallone è un’altra cosa. Noi non gli manchiamo di rispetto quando scriviamo che lui, da azionista di riferimento, deve saper fare solo una cosa: scegliere gli uomini giusti e non i professionisti della ricotta, come avvenuto fino ad oggi. Sceglierli con cura e poi dar loro carta bianca, in modo da valutarli in base ai risultati e in base ad una programmazione che partendo da zero non può determinare un risultato. Questo come stoltamente il D’Agostino ha tentato di fare, ritenendo che mettere insieme, addizionare Castaldo a Zito, a Floro Flores, a D’Angelo, a Vacca eccetera, non costruendo attorno a questa squadra di tanti solisti, un sistema societario in grado di trovare le parole giuste che derivano dall’esperienza per tenere unito quel gruppo, fosse sufficiente per vincere. Perché poi c’era lui che, magari, al tempo non capiva bene cosa fosse il fuorigioco o distinguere un calcio di punizionedi prima o di seconda. E per giunta, scegliendo sempre allenatori di seconda o terza fascia che poi non si capisce il perché tu spendi una fortuna per fare contratti triennali, cose che in Serie C non esistono né in cielo, né in terra, e poi non ci metti un mister con le strapalle, con un curriculum e una personalità di fronte alla quale i solisti zitti, mosca e giù a lavorare.

Vabbè, che ne parliamo a fare. Ci siamo già pentiti di essere intervenuti su questo fatto che ritenevamo una notizia di cronaca. Ci sbagliavamo, dato che si tratta della solita vicenda dei dilettanti allo sbaraglio.

 

I COMUNICATI DELLA LEGA PRO E DELLA CASERTANA DI DOMENICA E LUNEDI’

DOMENICA:

In base al comunicato ufficiale n. 54/L del 6 ottobre 2020, “DISPOSIZIONI GARE LEGA PRO – EMERGENZA COVID-19”, che riprende la regolamentazione approvata dal Comitato Esecutivo dell’UEFA il 3 agosto 2020, viene previsto al punto 2 che qualora vi siano meno di 13 calciatori della rosa della prima squadra che siano risultati negativi al virus SARS-CoV-2, su istanza del club interessato, la Lega potrà autorizzare il rinvio della gara e la riprogrammazione della stessa alla prima data utile.
In tale conteggio, per prassi consolidata, devono essere presi in considerazione anche i calciatori squalificati e infortunati facenti parte della rosa della prima squadra.

La società Casertana, all’esito dei test effettuati, risulta avere un totale di 16 calciatori negativi al virus SARS-CoV-2 facenti parte della rosa della prima squadra.

Tale situazione non ha pertanto consentito il rinvio della gara.

Da evidenziare che la deroga consentita dal punto 4 delle citate “DISPOSIZIONI GARE LEGA PRO – EMERGENZA COVID-19” che prevede per i club per “una sola volta nell’arco della stagione regolare del Campionato Serie C 2020-2021” la possibilità di chiedere il rinvio della gara qualora “quattro o più calciatori della rosa della prima squadra dovessero risultare positivi al virus SARS-CoV-2”, è stata già utilizzata dalla società Casertana in occasione della gara Bisceglie – Casertana che doveva essere disputata lo scorso 16 dicembre e che è stata rinviata a data da destinarsi proprio su istanza del club.

Siamo purtroppo consapevoli delle gravi difficoltà che la pandemia sta generando alle nostre società, ma come Lega abbiamo il compito di applicare le regole in maniera uniforme per tutti i nostri club anche in situazioni come questa in cui tale compito è particolarmente gravoso.
Ci sono stati confronti e collaborazione continua con i club e le Autorità. La situazione che viviamo è complicata e puo’ presentare più casistiche: la garanzia può essere solo il regolamento UEFA che viene applicato.

LUNEDI’:

“Partiamo da un fatto: il calcio ha deciso di andare avanti in periodo di Covid-19 e per farlo ha dovuto accettare due condizioni, un regolamento, emanato dall’UEFA e recepito a livello nazionale dalle leghe e una sicurezza della salute non a rischio zero, ma la massima possibile. Questa scelta è stata applaudita da tutti o meglio dalla stragrande maggioranza. La Lega Pro, prima dell’emanazione del regolamento UEFA aveva avanzato una proposta che prevedeva in caso di quattro positivi che il club potesse chiedere il rinvio. Proposta che è stata superata, giustamente, dal regolamento UEFA. La Lega Pro ha recepito il regolamento UEFA ed inserito in aggiunta una deroga, che prevede, per una sola volta nell’arco della stagione che un club possa avanzare richiesta alla Lega di rinviare la partita se si sia in presenza di un numero minimo di quattro calciatori colpiti da Covid-19. La regola UEFA prevede che si gioca se il club abbia almeno 13 calciatori in rosa, compreso obbligatoriamente un portiere, non colpiti da Covid-19; in tale conteggio devono essere considerati i calciatori squalificati o infortunati.

Questa regola nel corso della stagione è già stata già applicata in varie occasioni. Per citarne una per tutte in occasione della gara tra Palermo e Catania dello scorso 9 novembre.

Ricordo anche per completezza d’informazione che lo stesso regolamento al punto 3 prevede che qualora la società “decida comunque di non disputare la gara, la stessa sarà attinta dalla sanzione della perdita della gara con il punteggio di 0-3, senza l’applicazione dell’ulteriore penalizzazione di un punto in classifica, irrogata dal competente Organo di Giustizia”.

Aggiungo un ulteriore dato. Vi sono stati nel corso della stagione delle situazioni in cui le competenti autorità sanitarie hanno comunicato la presenza di un cluster ed il rischio dell’aggravarsi della situazione epidemiologica. In quei casi la Lega è naturalmente andata oltre il regolamento ed ha proceduto immediatamente al rinvio delle gare. Procedura che Lega avrebbe naturalmente posto in essere anche ieri in presenza di un rischio evidenziato dalle autorità sanitarie.

La decisione di giocare presa dal calcio, ne implica una consequenziale ossia che ci sia la massima sicurezza della salute, ma non il rischio zero. Cosa vuole dire? Il sistema dell’accertamento del tampone ha la sua certezza ma è limitato temporalmente al momento in cui lo stesso viene testato. Cioè non c’è la certezza assoluta dell’immunità.

Alla Lega spetta di applicare le regole vigenti. Mi limito a questa constatazione perché non voglio esprimere il disagio personale che ognuno vive dentro se stesso. Ricordo che la Lega Pro fu la lega professionistica che, per rispetto della salute, sospese al sorgere di Covid-19 la prima partita Piacenza-Sambenedettese e poi il campionato ed allora le critiche aspre (eufemismo) furono di quelli che erano contrari alla sospensione del campionato. Lo ricordo, non per spirito polemico che non servirebbe, ma per far comprendere che Covid-19 ha generato e genera incertezza, precarietà ed ogni decisione è sottoposta, inevitabilmente, a critiche.

Oggi, per esempio mi accorgo che le critiche di aver applicato il regolamento arrivano anche dalla cosiddetta area “negazionista” cioè da chi in questi mesi ha seguito la linea che fosse non reale il rischio Covid-19. Paradossalmente, arrivano da lì i toni più aspri e senza possibilità di discussione.

Ringrazio tutti i dirigenti di Lega Pro che in queste giornate hanno lavorato con dedizione e professionalità.

Qualcuno ha scritto che ci sarebbe stato “un silenzio assordante della Lega”. Silenzio è vero, lavoro tanto, per ragionare con i due club, intessere rapporti con le autorità competenti, provare a vedere se si potesse andare “oltre il regolamento” , con il consenso di tutti i protagonisti. Solo al momento in cui le squadre sono scese in campo ed ogni possibilità si era consumata, la Lega Pro poteva, doveva, era obbligata a dare la versione su come si fossero svolti i fatti relativi a Casertana-Viterbese.

Cosa dire di altro? Non scarico le mie responsabilità. Non scarico la mia coscienza. Di una cosa sono certo, nella mia limitatezza di uomo ho operato con grande sofferenza, ma ritengo che non ci fosse altra decisione possibile se non quella di applicare il regolamento vigente. Farlo, consente un recinto in cui tutti sanno quali siano le regole. Sono giuste? Sono quelle le regole e vanno applicate.

CASERTANA, DOMENICA:

Sono stati giorni difficili, carichi di paura e preoccupazione per tutti i tesserati della Casertana FC nonché per le proprie famiglie. Un gruppo di lavoro falcidiato e decimato da un virus pericoloso e subdolo. Ben 15 posiviti al Covid-19. Al cospetto di una situazione di questo tipo, le dinamiche di competizione ed agonismo dovrebbero lasciare spazio ad un’inevitabile presa di coscienza. Ed, invece, a poche ore dal calcio d’inizio del match valevole per la sedicesima giornata del campionato di Serie C, la Casertana FC è costretta a prendere atto del diniego della US Viterbese 1908 rispetto a quello che logica vorrebbe fosse un inevitabile rinvio della partita e che per la stessa Lega Pro non è ritenuto necessario. Nel rispetto dell’art 48 comma 3 delle NOIF che prevede “l’obbligo di schierare in campo la migliore formazione consentita dalla propria situazione tecnica”, la Casertana FC si vede costretta a scendere in campo contro la Viterbese con un numero inferiore di calciatori rispetto agli undici titolari; a ciò va aggiunto che alcuni di essi sono febbricitanti, sebbene risultati negativi all’ultimo ciclo di tamponi. Un pericolo per se stessi e per gli altri. Ci saremmo augurati un rispetto maggiore per i veri protagonisti di questo sport, coloro che vanno in campo ogni giorno e che danno da vivere alle proprie famiglie grazie a quello che è un vero lavoro. In un momento storico in cui si invitano, anzi si obbligano, i cittadini italiani a restare a casa, una squadra di calcio, falcidiata da un nemico invisibile, si vede costretta a scendere in campo a tutti i costi. Un segnale imbarazzante all’intera comunità. Alla luce di ciò la salute pubblica non diventa più priorità, ma passa in secondo piano rispetto ad altri interessi. Chiediamo scusa ai nostri tifosi, vittime impotenti come Noi al cospetto di una decisione che dire assurda è poco.