14enne muore durante la cena di squadra. L’allergia alle proteine del latte e l’ordine al ristorante di fare attenzione. Il papà ha provato a salvarla

3 Aprile 2026 - 19:09

Studentessa del liceo scientifico “Nino Cortese” di Maddaloni e giocatrice della Union Basket Maddaloni, la ragazza si è sentita male durante una cena a Ostia

MADDALONI – Sofia Di Vico, ragazza 14 di Maddaloni, deceduta nelle scorse ore dopo uno choc anafilattico durante una cena, era a Roma per partecipare al torneo “Mare di Roma Trophy in Pink”. Dopo la giornata di gare, ieri, giovedì, la squadra aveva deciso di mangiare insieme. Secondo una prima ricostruzione, la ragazza avrebbe ordinato uova strapazzate e fagiolini. Ma in quei piatti potrebbero esserci state tracce di latte o formaggio, scatenando la reazione, essendo la ragazza allergica alle proteine del latte.

Durante la cena, Sofia ha iniziato a mostrare i primi sintomi: difficoltà respiratorie, affanno, un malessere improvviso. La situazione è degenerata in pochi istanti. La ragazza si è accasciata, in preda a una crisi anafilattica. Il padre, Fabio, presente al momento della tragedia, non ha esitato un istante. L’ha presa in braccio e portata in camera, dove le ha somministrato i farmaci che portava con sé, probabilmente l’adrenalina auto-iniettabile prescritta per le emergenze allergiche. Ma la reazione era troppo violenta. I farmaci non hanno sortito l’effetto sperato ed è stato lanciato l’allarme al numero unico di emergenza 112.

L’ambulanza è arrivata sul posto e ha trasportato d’urgenza Sofia all’ospedale Grassi di Ostia. I medici hanno provato a rianimarla, ma ogni tentativo è stato vano. La ragazza è arrivata in ospedale in condizioni critiche e, poco dopo, è stata dichiarata morta.

Come scritto nelle scorse ore, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’ipotesi di reato è quella di aver causato la morte della ragazza per negligenza, imprudenza o imperizia. La polizia ha sequestrato la cucina del ristorante per acquisire tutti gli elementi utili all’indagine: i cibi preparati, le superfici di lavoro, gli utensili. L’obiettivo è verificare se vi sia stata una contaminazione crociata (tracce di latte finite in piatti che non ne dovevano contenere) o se il personale del locale abbia commesso un errore nella preparazione.