CONSIGLIO REGIONALE. È già caos nella maggioranza di Fico. I Riformisti più Mastella lasciano l’aula in 3 voti su 4. Franchi tiratori a gogò e un consigliere addirittura…

29 Dicembre 2025 - 20:51

Si è conclusa da un paio d’ore la prima seduta del parlamentino campano, le tensioni sulla giunta, non a caso non ancora annunciata dal governatore ed anche la contesa sul posto di questore hanno fortemente indebolito i numeri della maggioranza. TUTTI I NUOVI CAPIGRUPPO

NAPOLI (g.g.) Ci sono problemi in maggioranza – ed era piuttosto facile prevederli – per quanto riguarda la nascita della nuova giunta regionale, quella targata Roberto Fico. I motivi sono diversi e hanno a che fare con matrici variegate.

Il tutto converge nella volontà dei vari gruppi, soprattutto quelli più piccoli, di avere più visibilità possibile nella stanza del governo. Se a questo poi ci aggiungiamo il cervello dell’ex governatore Vincenzo De Luca, il quale non ha mai emotivamente accettato l’idea di lasciare quello che ha ritenuto per dieci anni un trono, e che quindi neanche poi in maniera tanto larvata gode nel momento in cui può constatare ed evidenziare le difficoltà del suo successore, potete ben capire che le nostre previsioni non erano frutto di una particolare abilità interpretativa e divinatoria.

Nella giornata di oggi, lunedì 29 dicembre, il Consiglio regionale non ha potuto fare a meno, per evitare di bloccare tutta la macchina della Regione Campania, di eleggere il nuovo ufficio di presidenza, anche a costo di far emergere in maniera piuttosto dirompente le prime spaccature registratesi ufficialmente all’interno della maggioranza.

Il parlamentino regionale sarà presieduto da Massimiliano Manfredi, già consigliere regionale nella precedente legislatura, ma soprattutto fratello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, principale se non esclusivo protagonista della sua elezione, sia nel 2020 che nel 2025.

Massimiliano Manfredi rappresenterà il Pd, nella cui lista si è candidato, ricevendo i voti del fratello il quale, a sua volta, in questa sorta di giostra particolarissima della politica campana, che un cittadino straniero non potrebbe mai comprendere, ha fondato, coordinato, una lista civica, quella dei Riformisti, che ha messo insieme candidati reclutati da Manfredi che però non li ha votati perché ha votato Pd. Reclutati da Manfredi ma anche da Armando Cesaro, figlio di Giggino “la polpetta”, plurindagato insieme ai fratelli, arrestato in condivisione con la sorte dei medesimi per vari reati, anche connessi ai rapporti con la camorra, ma che evidentemente per Roberto Fico e con buona pace del codice genetico di 5 Stelle – ve lo ricordate lo slogan e il coretto (?) – “onestà, onestà”.

Vicepresidente in quota maggioranza è Luca Trapanese, il più votato nella circoscrizione di Napoli nella lista dei 5 Stelle. Al suo fianco opererà come vicario in quota minoranza Giuseppe Fabbricatore di FdI, eletto nella circoscrizione di Salerno, espressione diretta di Edmondo Cirielli, bastonatissimo aspirante alla carica di governatore, che è riuscito a raccogliere solamente uno 0,94% di quanto non raccolse nel 2005 Italo Bocchino, il quale però sin dall’inizio fu protagonista di una candidatura di sacrificio, non certo ambiziosa come quella di Cirielli, contro l’allora imbattibile Antonio Bassolino che si ricandidava per la riconferma. Come si può capire, il candidato della minoranza ha avuto un ruolo in più rispetto ai 18 che questa possiede ufficialmente.

Per quanto riguarda i questori, quello che sorveglierà i numeri di bilancio relativi al funzionamento del Consiglio regionale sarà espressione della maggioranza ed è il primo casertano che va ad assumere, ma come vedremo solo provvisoriamente, una posizione di un certo riguardo istituzionale, dato che si tratta di Raffaele Aveta di Santa Maria Capua Vetere, eletto nella nostra circoscrizione nella lista dei 5 Stelle.

Il questore espresso dalla minoranza con competenze relative al personale della grande struttura del Consiglio regionale sarà Livio Petitto, eletto con Forza Italia nella circoscrizione di Avellino.

Veniamo infine ai segretari: quello della maggioranza sarà Lucia Fortini che passa dalla stanza dei bottoni, dal rango di pupilla di Vincenzo De Luca, a una funzione sicuramente più defilata, svolta sempre in nome e per conto dell’ex governatore, nella cui lista civica “A testa alta” è stata eletta. Per la minoranza, primo incarico nella storia della Regione Campania alla Lega, visto che segretaria dell’ufficio di presidenza sarà anche Michela Rostan, la quale, unitamente alla Fortini, è stata eletta nella circoscrizione di Napoli.

I nomi dei capigruppo

Nella prima seduta del Consiglio regionale svoltasi oggi sono stati anche annunciati i nomi dei capigruppo: l’ex presidente del Consiglio regionale, il sessano Gennaro Oliviero, guiderà quello di A testa alta.

Altro casertano a capo di un gruppo consiliare, vale a dire quello della Lega, sarà Massimo Grimaldi. Fratelli d’Italia avrà come capogruppo l’ex ministro dei Beni culturali Gennaro Sangiuliano il quale però, nel momento in cui da qui a qualche mese Edmondo Cirielli si dimetterà in quanto incompatibile con la sua carica di deputato della Repubblica, che ben si guarderà dall’abbandonare, assumerà la funzione, prevista dallo Statuto della Regione Campania, di capo dell’opposizione. In quell’occasione Fratelli d’Italia dovrà di conseguenza nominare un nuovo capogruppo.

Tornando alla maggioranza, capogruppo di Avs sarà Rosario Andreozzi, eletto nella circoscrizione di Napoli. In questo ping pong tra maggioranza e opposizione, ci trasferiamo nel campo di azione di quest’ultima e segnaliamo la nomina a capogruppo di Forza Italia di Massimo Pelliccia, già sindaco di Casalnuovo di Napoli ed eletto nella circoscrizione partenopea. Per il Pd il capogruppo sarà Maurizio Petracca, eletto nella circoscrizione di Avellino.

Il gruppo dei 5 Stelle sarà guidato da Gennaro Saiello, eletto a Napoli, mentre i socialisti di Avanti Campania, a cui si sommano il gruppo civico di Luigi Bosco e Sommese, che convergono nella lista Avanti Campania, hanno indicato in Andrea Volpe la loro guida, quest’ultimo fedelissimo del segretario dei socialisti Enzo Maraio, il quale con ogni probabilità, a dimostrazione che questo Psi non è proprio granché in un contesto nazionale, entrerà nella giunta capitanata da Roberto Fico.

Ciro Buonajuto capeggerà il gruppo dei Riformisti di Manfredi e Cesaro, che però, da oggi, diventa ufficialmente una roba diversa, ossia un tutt’uno con gli eletti nella lista di Noi Campania di Clemente Mastella che in Consiglio sarà rappresentata dal figlio Pellegrino e da Giuseppe Barra (eletto nella circoscrizione di Napoli). In poche parole Buonajuto guiderà un gruppo corposo costituito da ben 5 consiglieri. Questo è avvenuto grazie a un accordo stipulato tra l’ex politico democristiano, oggi sindaco di Benevento, e la seconda gamba di questa lista, quella rappresentata da Armando Cesaro, che oltre ad essere tutte le cose che abbiamo già scritto prima è anche l’uomo di punta di Matteo Renzi in Campania.

La lista Fico, che per il momento fa gruppo autonomo rispetto a quello dei 5 Stelle, sarà guidata da Nino Simeone. Anche la lista Cirielli Presidente ha fatto il suo gruppo, che sarà capitanato da Francesco Iovino, eletto nella circoscrizione di Napoli.

Resta spuria la posizione di Mimì Minnella che crea di fatto un gruppo misto con un solo componente, cioè se stesso. Eletto nella circoscrizione di Salerno ma principale motivo per cui la Lega è andata malissimo in quella provincia. Minnella, infatti, è stato sostenuto a sprombattuto dal deputato Attilio Pierro.

Ciò ha determinato una vera e propria fuga dalla lista della Lega che tutto sommato, al netto di qualche preoccupazione sul pericolo di mancato raggiungimento del quorum anche per ottenere un solo seggio a Pierro e a Minnella, non fregava granché dato che probabilmente avevano già chiuso l’accordo sin da prima delle elezioni per abbandonare il partito di Salvini e passare in Forza Italia, cosa che avverrà di qui a poco per entrambi.

La spaccatura sul voto in Consiglio

Che l’accordo per la nuova Giunta regionale sia ancora di là da venire è dimostrato dalle clamorose defezioni registratesi nella maggioranza durante il voto per i componenti dell’ufficio di presidenza, del cui esito sic et simpliciter già abbiamo trattato nel primo paragrafo di questo articolo.

La maggior parte dei componenti di Casa Riformista, insieme a Mastella, ha partecipato infatti solo a quello per il presidente. E d’altronde non poteva fare altrimenti perché, sempre rimanendo al bizantinismo manfrediano di cui prima, se è vero che Massimiliano Manfredi è stato eletto nel Pd e questo partito rappresenta, è anche vero che è il fratello del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha votato il Pd ma è il leader dei Riformisti (come si può ben capire questo è un articolo fortemente sconsigliato a persone con una testa normale, ma è dedicato a politicanti e politicisti che noi, seppur a malincuore, siamo ben in grado di allietare avendo decine di anni di esperienza nel racconto di queste briciole assortite) dicevamo, Gaetano Manfredi, è sempre un riformista che dunque ispira le mosse del gruppo a cui partecipano a pieno titolo i mastelliani.

I 5, ossia i tre riformisti Pietro Smarrazzo da Parete (eletto a Caserta), Ciro Buonajuto eletto a Napoli e che di questo gruppo sarà il capo, e l’irpino Vincenzo Alaia, a cui si sono aggiunti Pellegrino Mastella e Giuseppe Barra, hanno poi, al contrario, abbandonato l’aula quando sono stati votati gli altri componenti dell’ufficio di presidenza: vale a dire i vicepresidenti, i questori e i segretari.

Il vicepresidente della maggioranza, Luca Trapanese, ha raccolto 24 voti. In verità sarebbero stati 25, ma una scheda è stata annullata in quanto contenente l’informazione Trapanese-Fortini. Ma da 25 a 33, cioè al numero che esprime il plenum dei consiglieri della citata maggioranza, ci corrono 8 componenti. Ora, 5, ossia riformisti più Mastella, sono usciti come detto dall’aula. Altri due hanno votato scheda bianca e un altro, cioè il 33esimo, ha votato addirittura per il candidato della minoranza, Giuseppe Fabbricatore, che di voti non ne ha presi 18 come il plenum della minoranza, ma uno in più.

Stesso discorso per quanto riguarda la segretaria: quella della maggioranza, la deluchiana Lucia Fortini, ha raccolto un voto in meno di Luca Trapanese, ossia per lei 23 voti. Dall’altra parte, la candidata dell’opposizione, Michela Rostan della Lega, ne ha raccolti 19; ciò significa che anche in questo caso, come è successo per il vicepresidente, c’è stato un componente della maggioranza che ha votato per la candidata della minoranza. Restano altri 9 voti per arrivare a 51. Cinque di questi sono i “soliti” riformisti, più Mastella, usciti dall’aula. Gli ultimi quattro voti sono state schede bianche che si sono raddoppiate per lo scrutinio dei vicepresidenti. Abbiamo lasciato per ultimo il discorso sui questori poiché in questo caso il 19esimo voto per il candidato della minoranza non c’è stato. Livio Petitto di FI ha raccolto, infatti, i 18 voti attesi e che sono il numero esatto dei consiglieri di opposizione.

Dall’altra parte, il provvisorio Raffaele Aveta non ha guadagnato questo voto, rimanendo ancorato, così come è successo per la Fortini, a quota 23. Dunque nel caso restano da assegnare non 9 bensì altri 10 voti sempre di consiglieri di maggioranza. Ora, cinque hanno lasciato l’aula come detto, altri 5 erano in aula ma hanno fatto diversamente rispetto alle indicazioni politiche della maggioranza a cui appartengono.

Due voti sono finiti al riformista Alaia e sono usciti naturalmente da un gruppo o gruppi diversi da quello a cui lo stesso Alaia appartiene. Gli ultimi due voti di maggioranza sono stati costituiti da schede bianche: 23 più 5 usciti fanno 28, più due ad Alaia che forse era l’uomo designato da Casa Riformista per occupare la poltrona di questore fanno 30, e altre tre bianche sono 33.

33 più 18 fanno 51. Amen, non si preannuncia un cammino facile per il neo governatore Roberto Fico.