Meso Project. L’arte, l’amicizia, l’eredità di Mesolella: genio toscano con radici casertane
5 Gennaio 2026 - 09:00
Il testamento creativo di Luca Mesolella, in galleria un viaggio tra arte, vita e resistenza all’omologazione
CASERTA / TEANO / SPARANISE / PRATO (Elio Zanni [email protected]) – Meso Project apre finalmente le porte agli amanti dell’arte, quella vera: domenica 11 gennaio 2025, a Prato, in via delle Stufe. Un’iniziativa unica che intreccia arte e legami indissolubili di amicizia e consimili elaborazioni del pensiero. Si tratta di un viaggio nella memoria e nel talento, attraverso l’esposizione delle sue opere, di Luca Mesolella, in arte Meso. Il genio creativo con radici casertane purtroppo ha – da poco – lasciato il mondo dei vivi; ma le sue opere, specchio del suo modo di pensare, lo rendono indimenticabile.
Luca, figlio dello scrittore e poeta Pasquale Mesolella nato a Teano; che vive a Prato. Pasquale è il fratello di Paride Mesolella e Anna Mesolella, a loro volta cugini del giornalista e Manager scolastico degli Istituti superiori di Teano e Sparanise, Paolo Mesolella. Di Luca, dopo il suo addio, resta un’eredità immensa di forme e colori. Tanto che, con amore e determinazione i suoi amici hanno voluto riprendere le fila del suo lavoro per portarlo nel posto che merita: in una galleria artistica. «Abbiamo riordinato schizzi, bozzetti e ricordi – fanno sapere – cercando di rendere il suo universo accessibile a tutti, senza snaturarne l’essenza…».
Tutto nasce nel 2016 dall’intuizione di Luca, artista pratese, pittore e scultore dal talento eclettico, che sotto il nome di Meso ha saputo dar vita a opere uniche, organizzate in serie che esplorano i temi complessi del nostro tempo: il rapporto tra uomo e tecnologia, la spiritualità, la natura e l’ambiente urbano di Prato. Il suo tratto deciso e la ricerca meticolosa dei materiali non sono solo esercizio estetico, ma uno strumento per valorizzare le contaminazioni culturali della città. Le sue opere invitano l’osservatore a riflettere sulle contraddizioni della società moderna e tecnologica, specchio delle inquietudini dell’artista e di noi tutti.
A studiarlo adesso, a distanza di tempo e di spazio dal luogo dei suoi cari, già solo attraverso alcune immagini, una ricerca sul web e informazioni raccolte tra gli esperti in materia, ciò che colpisce e genera in tutti ammirazione è l’evidenza – che traspare dalle sue opere – della sua resistenza all’omologazione. Emerge. senza indugi – l’anima di un giovane artista che come sottolineano gli organizzazione dell’esposizione: ha vissuto “nei” propri tempi senza mai farsi assorbire da essi. Affamato di verità, Meso ha scelto l’arte come forma di resistenza contro l’omologazione [lo dicevamo] e la deriva edonistica dei social media.
Si capisce anche che ha ben messo a confronto il mondo analogico e quello digitale, senza mai però lasciarsi corrompere. Nonostante il successo di critica e le richieste internazionali, la sua proverbiale riservatezza ha fatto sì che, fino ad oggi, solo una cerchia ristretta di amici potesse godere della bellezza delle sue creazioni. Ecco l’assunto pilota – immaginiamo – di coloro che hanno allestito la Galleria.
Il risultato? Tutto da sperimentare, visitando Meso Project a Prato, spazio nel quale ci si aspetta si possa vivere un’esperienza a più livelli in quanto la location stessa è un’opera d’arte, il luogo dove Luca ha vissuto e creato. Entrare significa immergersi nei profumi, nei rumori e nei silenzi di quello che per noi è stato un rifugio e un punto di aggregazione. Meso sarà anche l’ultimo rifugio di chi ha vissuto gli anni creativi di Luca e con Luca. «Vederci uniti oggi come allora – dicono – sarà il traguardo più bello e possibile».
