CHIESTO L’ARRESTO IN CARCERE PER ZANNINI/3. Enzo Iodice voleva scrivere una lettera ai 7.000 dipendenti ASL per bloccare le sue raccomandazioni. La comica reazione del consigliere regionale
21 Gennaio 2026 - 14:05
L’allora direttore sanitario fu cacciato in malo modo dall’allora dirigente Postiglione, a piede libero e che rischia il processo. E lo ripetiamo, Postiglione mai avrebbe preso una decisione simile senza ordini dall’alto,. ovvero De Luca e/o Bonavitacola. La solita macchietta dell’ordine impartito dal mondragonese sui telefono da lasciare fuori dagli incontri. Il direttore desiderato da Zannini che, poi, non arriverà. Una riflessione sul risultato delle ultime elezioni regionali in cui entrambi sono stati candidati
MONDRAGONE (g.g.) – Dell’inchiesta che ha coinvolto il consigliere regionale Giovanni Zannini (a proposito, inutile che il TG3 dia la notizia in quanto si tratta di un esponente di Forza Italia, perché i suoi presunti reati li ha compiuti quando era un uomo legato a triplo filo e anche di più a Vincenzo De Luca, il cui figliolo oggi, Piero De Luca, è segretario regionale del PD e alleato del presidente Roberto Fico) abbiamo scritto molto, soprattutto due anni e 4 mesi fa, quando fu eseguito l’ordine di perquisizione nei suoi confronti, operato dai carabinieri su mandato dei pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, titolari di questa indagine.
Rispetto a quel provvedimento, l’atto nuovo, ossia quello ufficializzato ieri, vale a dire l’avviso di interrogatorio preventivo per Giovanni Zannini e i due imprenditori, Luigi e Paolo Griffo, rispettivamente padre e figlio, titolari della Spinosa SpA, non ci sono sostanziose e sostanziali novità, ma qualcosa in più l’abbiamo appreso.
Ed è su queste informazioni che vogliamo soffermarci nei due articoli odierni. Il primo, quello che state leggendo, riguarda il reato di concussione, compiuto in concorso da Zannini insieme al direttore generale del dipartimento sanitario della Regione Campania, ovvero Antonio Postiglione.
Ricordiamo che la procura ha chiesto l’arresto in carcere per Zannini, mentre Postiglione resta indagato, ma a piede libero. La struttura, l’impalcatura della vicenda è arcinota ai nostri lettori che su queste notizie relative al consigliere regionale sono proprio tanti, ma tanti e tanti.
Zannini determina – evidentemente ottenendo il via libera in proposito da De Luca e dal suo vice Fulvio Bonavitacola, oggi assessore alle Attività produttive nella giunta Fico – la defenestrazione di Enzo Iodice da direttore sanitario dell’Asl Caserta. Ciò perché questi non si era voluto piegare alle sue pressioni.
E che pressioni. Visto che in termini generali, Zannini, in quel momento evidentemente percorso dal delirio di onnipotenza, accompagnava personalmente negli uffici dell’Asl, in particolare quello di Iodice, professionisti e in generale persone da raccomandare de visu, volendo dunque incassare faccia a faccia il consenso e la disponibilità del dirigente.
Un atteggiamento che si configurava agli occhi di Iodice come un’azione violenta e talmente invasiva da avvertire la necessità di scrivere una lettere a tutti i 7 mila dipendenti dell’ASL, affinché non si presentassero negli uffici a chiedere istanze alla presenze di politici, chiaro riferimento a quanto succedeva con Zannini, dato che quest’ultimo operava le sue pressioni con un’intensità sconosciuta a tutti gli altri politici casertane avevano fatto e continuavano a fare.
Ciò accadeva nel mese di luglio 2023. Zannini viene a conoscenza della lettera che, peraltro, non verrà recapitata ai dipendenti e rappresentava il segno dell’esasperazione di una persona che pure era abituata alla politica, avendola praticata a lungo, sia da sindaco di Santa Maria Capua Vetere, sia da primo segretario provinciale del PD casertano.
Da quel momento in poi – ecco il delirio di onnipotenza – Zannini, per lesa maestà, non riposa e pensa solamente a come ottenere la testa di Enzo Iodice. Va a Napoli dai suoi capi e il meccanismo, che si sviluppa ai massimi livelli della regione Campania, si va a perfezionare con la telefonata del 19 settembre 2023 con cui Postiglione, uno che conosciamo troppo bene da anni per ritenere che abbia assunto quest’iniziativa autonomamente da ogni linea direttiva proveniente dagli uffici di De Luca e Bonavitacola, parla ad Enzo Iodice con termini perentori, spicciativa: o te ne vai a Benevento a fare il direttore sanitario, oppure ti dimetti e lasci la carica a Caserta.
E Iodice lo fa. Si dimette. E qui ci piace, anche per sdrammatizzare, citare una battuta che non era nel decreto di perquisizione. Il fatto che Iodice avesse preparato una lettera in cui diceva ai dipendenti di non cadere nella tentazioni di farsi raccomandare dai politici e passare per la normale via dei direttori, rappresentava per Giovanni Zannini uno “sgarbo istituzionale“. E qui bisogna ridere per non piangere perché avviene una sorta di rovesciamento surreale delle funzioni.
Il direttore sanitario ha intenzione di scrivere una lettera ufficiale ai dipendenti, affinché non si prestino a pratica clientelare, realizzando un atto di chiara matrice istituzionale, mentre Zannini ritiene che sia un fatto istituzionale portare un dipendente dell’ASL alla volta, sottobraccio, nelle stanze dei direttori, Iodice e non solo, scambiato per un Ufficio Raccomandazioni e pressioni, con una politica che così tradisce la sua funzione istituzionale.
Vabbé, che ne parliamo a fare. Abbiamo scritto forse migliaia di articoli su come Zannini abbia distrutto quel poco di politica, già provata dall’incapacità, dai pruriti più blandi, ma comunque caratterizzati da una vena clientelare degli altri esponenti che operano in questo territorio, soprattutto con la vacca grassa della sanità. Quindi, inutile dilungarci in altre considerazioni.
Se le dimissioni di Enzo Iodice sono state l’obiettivo raggiunto da Zannini, stessa cosa non si potrà dire sul suo sostituto. Il consigliere comunale di Mondragone voleva il ritorno di Marco De Fazio, che aveva lavorato a Caserta, ma che era stato poi trasferito all’ASL di Benevento.
Marco De Fazio era una persona di fiducia di Zannini che gli avrebbe consentito di continuare nella sua pratica clientelare, secondo quanto scrivono i pubblico ministero Cozzolino e Urbano. Nonostante Zannini abbia più volte chiesto a d Amedeo Blasotti, al tempo direttore generale dell’ASL Caserta, la nomina del De Fazio come nuovo direttore sanitario, questa volta la sua richiesta non venne accolta.
Da segnalare anche il solito siparietto. Zannini, sempre alimentato da quel delirio di onnipotenza di cui prima, esigeva da Enzo Iodice che lasciasse il telefono fuori dall’ufficio come, del resto, faceva lui. Un’azione divenuta una sorta di ossessione per il consigliere regionale mondragonese, al punto da aver provocato anche l’ilarità dei tanti che questa richiesta ricevevano, ma che comunque mostrava la stabile volontà dell’uomo di De Luca di affrontare argomenti e contenuti che lo portavano a esulare, a scavalcare i confini della legge.
In conclusione, tutta la ricostruzione realizzata dai magistrati Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino che, con quest’indagine, ha concluso la sua lunga carriera alla procura di Santa Maria, raggiungendo la sua nuova postazione di sostituto procuratore generale presso la corte di Appello di Napoli, è frutto di ciò che Enzo Iodice, oggi direttore dei distretti sanitari di Aversa e Lusciano, ha raccontato e ha fatto mettere a verbali in più interrogatori a cui si è sottoposto e in cui ha confermato e dato riscontro all’impianto accusatorio per il relato di concussione.
Un dato simbolico. Alle ultime elezioni regionali, Giovanni Zannini ha sfiorato le 32 mila preferenze personali come candidato nella lista di Forza Italia, partito in cui è passato (o si è rifugiato) dopo che non è riuscito, dopo il veto di Roberto Fico e del Movimento 5 Stelle, i quali hanno imbarcato perfino Marcello De Rosa, ma che di lui non ne hanno voluto sapere, a correre nella lista di De Luca o in una civica che gli avrebbe consegnato un posto di consigliere regionale di maggioranza.
Al contrario, Enzo Iodice, candidato nella lista Fico, ha superata a malapena le 3 mila preferenze. Un rapporto, dunque, di 1 a 10. E, a nostro avviso, questo significa qualcosa; significa che il consenso di Iodice è stato fondamentalmente scevro dal propellente clientelare, mentre quello di Zannini, ancora una volta, ma che ne parliamo a fare.
