ASI CASERTA. Oggi Le Comiche: volano gli stracci. Ecco come Graziano e 5 sindaci vogliono regolare i conti subito con la Pignetti

22 Gennaio 2026 - 19:31

Nicola Tamburrino, approfittando di una reggenza concessagli per motivi di salute dalla presidente, ha provato a convocare il Consiglio generale, fissandolo per il 29 gennaio. Più seria, invece, scritta da 5 sindaci (QUI SOTTO I NOMI) che, sulla scorta della presa di posizione della Regione Campania rispetto alla ridicola presenza di una fantomatica Fondazione ASI e di una cooperativa di Palermo in assemblea, hanno richiesto la convocazione di una seduta d’urgenza che espurghi il consiglio generale da queste due invenzioni presidenziali e ridetermini le quote. La Pignetti non si lamenti perché quello che fece nel 2019, dimettendosi in Assemblea, e ancora più gravemente attivando l’immediata rielezione del Comitato direttivo con una pratica stile Repubblica delle Banane, fece anche peggio di quello che Graziano e Tamburrino, anche al tempo artefici di quella porcheria, stanno facendo contro di lei

CASERTA (g.g.) – A Stefano Graziano non manca la determinazione. I suoi metodi sono quelli che sono. Lo erano prima, quando è riuscito, irretendo e coinvolgendo anche Giovanni Zannini, a compiere l’autentico miracolo di tenere sulla poltrona di presidente dell’ASI Raffaela Pignetti, una buona laureata in Beni culturali, ma che con le politiche industriali c’entrava come il cavolo a merenda.

Oggi, Graziano gioca la sua partita con la stessa determinazione spregiudicata per realizzare due obiettivi: vendicarsi della Pignetti che, incredibilmente, si è andata a candidare nel partito di Giorgia Meloni, per effetto di un inopinato feeling costruito con Edmondo Cirielli e con altri soggetti che gravitano attorno a Fratelli d’Italia, e fare in modo che, tramite un blitz, il suo fedelissimo Nicola Tamburrino, che al fianco della Pignetti è stato per anni, condividendone tutte le decisioni, possa sostituirla alla presidenza.

LA LETTERA DALLA REGIONE

Questo è successo in tre atti strettamente collegati tra loro. Andiamo a vedere il primo. L’assessore alle Attività produttive della Campania, Fulvio Bonavitacola, e Marco Villano, consigliere regionale di Aversa di stretta fede grazianea, si sono visti recapitare per conoscenza una lettera firmata dai più alti vertici della burocrazia regionale, ossia dal Direttore generale, Daniela Michelino, e dai dirigenti di settore, Sergio Mazzarella e Alfonso Bonavita.

La missiva è stata inviata direttamente all’ASI Caserta e precisamente alla “cortese attenzione” della presidente Pignetti, al direttore generale Pietro Santonastaso, sodale strettissimo di Pignetti, al presidente del Collegio dei revisori, Liberato Marro, e al delegato regionale all’interno del comitato direttivo, Giuseppe Razzano.

Il testo integrale della lettera la leggete in calce, la sostanza si può sintetizzare in un’accorata trattazione giuridico amministrativa che va a scoprire che l’acqua è calda, ciò che l’amministrazione di Vincenzo De Luca non ha mani voluto scoprire perché, al di là di qualche puntura di spillo, è stato consentito di tutto e di più a Pignetti, grazie – probabilmente – ai buoni uffici di Giovanni Zannini, rimasto fedele, grazie ad un adeguato corrispettivo clientelare, al patto con Graziano.

CASERTACE SCRISSE 8 MESI FA. LA RIDICOLA STORIA DELLA FONDAZIONE

L’acqua calda è ciò di cui CasertaCe ha scritto nel maggio scorso (CLICCA E LEGGI), perché questo è l’unico giornale che ha denunciato le nefandezze consumate nell’Asi casertana, sopportando le pene dell’inferno di una partita giocata dalla Pignetti, la quale, con la protezione di Giovanni Zannini e Stefano Graziano, ha sciorinato querele e citazioni in giudizio contro noi, finanziando il tutto con centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici. Ma nonostante questo, abbiamo lottato per la legalità, incassando insulti e offese di ogni genere, attraverso lo strumento dei social, in cui la presidente ha parlato sempre in maniera unilaterale, senza mai accettare un confronto.

E nel maggio scorso scoprimmo, riuscendo ancora a stupirci, nonostante ciò che negli anni abbiamo denunciato sulla malagestio dell’ASI, che la presidente Pignetti aveva prima deciso di staccare l’ASI dalla sua omonima fondazione, rendendola un soggetto autonomo, con 30 mila euro di capitale, soldi comunque messi dal consorzio, per poi inserire la richiesta di ammissione della Fondazione ASI CE all’interno del Consiglio Generale, in pratica l’assemblea.

Una situazione al limite del comico, del paradossale, visto che l’ASI e la Fondazione ASI hanno la stessa presidente, che si domanda, si chiede e si autorizza. E così Raffaela Pignetti resterà praticamente vita natural durante all’interno dell’ASI, non come presidente del consorzio, bensì come presidente della Fondazione. In pratica, la Fondazione ASI CE, nata dal consorzio, con soldi del consorzio, gestisce, è proprietaria di quote dello stesso consorzio ASI.

Come se non bastasse questa follia, a nostro avviso illegittima, ma anche secondo i tecnici della Regione, pure la cooperativa siciliana Coplus, che niente c’entra con lo sviluppo industriale casertano, se non per un evidente rapporto creatosi con la presidente Asi, è stata inserita all’interno della compagine proprietaria di quote dell’ASI Caserta.

Anche un bambino capirebbe che queste iniezioni sono illegittime e soprattutto e hanno rappresentato un espediente, l’ennesimo di questa presidente per cercare di controllare i voti del Consiglio generale. Ora, grazie anche al cambiamento del governatore, anche la regione Campania ha scoperto l’acqua calda. Vabbè. Meglio tardi che mai.

CINQUE CONTRO LA PIGNETTI

Sulla scorta di questo pronunciamento, si sono mossi 5 comuni, cinque sindaci. E qui ci siamo accorti che Stefano Graziano è più forte di quanto apparisse. Sulla carta, infatti, solo sul comune di Carinaro e sulla sindaca Marianna Dell’Aprovitola si poteva mettere la mano sul fuoco. Scopriamo, invece, che la lettera con cui viene chiesta una convocazione urgente del Consiglio generale dell’ASI per sanare l’illegittimità di questi due ufo inseriti nello stesso dalla Pignetti, reca la firma di altre quattro fasce tricolori.

Antonio Mirra, di Santa Maria Capua Vetere; Fabrizio De Pasquale, di Sparanise; Vito Marotta, di San Nicola la Strada, e Valerio Di Fraia per Villa Literno. Beh, a pensarci bene, in base alle condizioni umorali di Lucia Esposito, è capitato che, tra un’affiliazione e l’altra, il sindaco Marotta è stato anche con Graziano. Ora è probabile che quest’ultimo abbia promesso qualcosa alla Esposito in vista del congresso provinciale del PD e allora viva Graziano!

Per quanto riguarda Villa Literno, c’è da capire se Tamburrino, che di Graziano è fedelissimo, e il sindaco Di Fraia, molto più galleggiante tra varie aree di riferimento, abbiano raggiunto un accordo, un assetto su chi dovrà tentare di essere eletto a presidente ASI, in base anche agli equilibri politici liternesi. Comunque, per il momento sembrano andare d’amore e d’accordo ed ecco perché ci ritroviamo la firma di Villa Literno.

Santa Maria Capua Vetere, poi, è un rebus, come lo è da sempre la collocazione di Mirra. Cercheremo di approfondire, e non sarà complicatissimo farlo, su che base questi abbia messo a disposizione di Graziano la sua firma.

Non tutti sanno nell’ASI Caserta non vige più la regola di “una testa, un voto“. Bensì, ognuno dei comuni partecipanti, siano essi considerati individualmente o nel gruppo dei cosiddetti Ambiti, sono 6 e sono espressione di più comuni messi insieme, esprime un peso differente, riteniamo in base alla densità di strutture industriali ospitate.

Alla luce di ciò, citando l’articolo 6 dello Statuto ASI, questi 5 comuni, avendo un peso superiore al 33% del diritto di voto, ritengono di avere il potere (per l’appunto, statutario) di convocare il Consiglio generale per fare doverosa pulizia dei due ufo e rideterminare, a seguito dell’esclusione, i pesi di quelli che sono i veri consorziati. La lettera è stata spedita direttamente all’ASI nella giornata di ieri, 21 gennaio.

NUOVO BLITZ, COME NEL 2019. MA STAVOLTA LA PRESIDENTA RISCHIA

E qui entriamo nel caos più completo che promana dall’espediente che oggi Graziano usa contro la Pignetti, facendo volare gli stracci di un rapporto simbiotico solo fino a qualche tempo fa, rappresentando lo zoccolo duro della tenuta incredibilmente resistente e resilienti degli organi di gestione – Presidente e Comitato Direttivo – in carica per 12 anni, numero che a dirlo si rimane ancora increduli.

In queste settimane, più volte, la presidente Pignetti ha tentato di convocare il Comitato direttivo. Non ci è riuscita. E quando, come scritto nel precedente articolo, guadagnandoci i soliti insulti della presidente (mi pare mi abbia etichettato come “gente di malaffare”), ci è riuscita, questo è stato possibile solo perché i componenti del Comitato non potevano doppiare il limite delle quattro assenze, pena la decadenza. Ma non le hanno votato niente, compresi gli ennesimi 12 mila euro al consueto avvocato Rossodivita per il milionesimo giudizio contro Guarino, che sta qui, oggi, come ci stava cinque, sei anni fa, e a cui la presidente non è riuscita a chiudere la bocca, nonostante, ripetiamo, abbia speso 100 mila euro di pubbliche risorse per una sventagliata di denunce e citazioni.

Sono rimasti al palo anche atti dovuti piuttosto importanti come l’approvazione del Piano economico finanziario. Si è fidata di Tamburrino perché, evidentemente, possiede buone ragioni, maturate in tutti questi anni, per farlo. A lui, infatti, ha affidato, si fa per dire, i poteri per effetto della sua buffa autosospensione nel periodo della campagna elettorale, quando si è candidata alla regione con Fratelli d’Italia, riportando un gigantesco flop che fa capire quanto sia popolare, amata dai cittadini.

A Tamburrino ha riaffidato la reggenza in questi giorni, pare per motivi di salute, e stavolta l’ex sindaco di Villa Literno ha provato a fare una cosa che presenta qualche similitudine con quello che la Pignetti, evidentemente consigliata dagli specialisti che oggi vogliono, aggiungiamo noi, doverosamente, liberarsene, realizzò nel marzo del 2019, con ampia profusione di articoli e indignazione da parte di questo giornale. Totalmente inascoltato, ma il tempo è galantuomo e vi sarete accorti, anche da altri avvenimenti, che alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

LO SCANDALO DIMISSIONI E VOTO NEL TEMPO DI CAFFE’ E CORNETTO

La Pignetti convocò un’assemblea alla scadenza dei primi 5 anni del suo mandato. Forse, aveva l’esigenza di non far organizzare situazioni che potessero mettere in discussione la sua riconferma o l’irruzione sulla scena di problemi di ordine procedurale. Per cui, assieme a Graziano e Zannini escogitò una roba che in un posto normale del mondo verrebbe bollata di infamia. C’erano da surrogare due membri del Comitato direttivo: uno era Salvatore Davidde, di Mondragone, che saltò per una questione di incompatibilità e che lui contestò addirittura stendendosi in orizzontale sul tavolo della presidenza, e l’altro era Fulvio Granata, al tempo inserito dall’amministrazione del comune di Caserta guidata da Pio Del Gaudio.

Incredibilmente – questo per farvi capire di che gente parliamo – la presidente Pignetti, pur non avendolo annunciato nell’ordine del giorno, si presentò dimissionaria prima della fine del mandato, assieme al solito Tamburrino, mentre l’allora rappresentate regionale, Dario Di Matteo, rimase in carica.

Ciò, ovviamente, fece decadere il Comitato direttivo. Uno pensa che il lavoro di quella seduta si sarebbe conclusa con la convocazione di una nuova, per l’elezione del nuovo Comitato. Assolutamente no. Senza che i componenti fossero stati informati, il Consiglio Generale dell’ASI fu chiamato a votare in quei minuti un nuovo-vecchio comitato direttivo, disegnato dalla coppia Zannini-Graziano. La composizione era Gianni Comunale, espressione di Carlo Marino e dello stesso Graziano; Alessandro Rizzieri, in rappresentanza di Giovanni Zannini, di nuovo Tamburrino e Di Matteo.

I quattro votarono ipso facto per l’elezione del nuovo presidente e scelsero Raffaela Pignetti, che da quel momento fece partire un altro quinquennio, divenuti addirittura sette anni per una grave carenza procedurale della regione Campania.

A PIGNETTI PASSA LA FEBBRE E ANNULLA TUTTO

Almeno Tamburrino, utilizzando i suoi poteri sostitutivi concessigli dalla Pignetti, in questa fantomatica convocazione per il 29 gennaio, ha inserito l’elezione del Comitato direttivo nell’ordine del giorno, al contrario di quanto avvenne la volta scorsa, come si vede dal foglio di convocazione che trovate in calce all’articolo.

La Pignetti ha reagito, togliendo immediatamente la delega a Tamburrino, “sconvocando” l’assemblea del 29 gennaio. Insomma, siamo al caos, al macchiettismo che si impossessa di cose che, in teoria, dovrebbero essere molto serie.

Graziano, probabilmente, approfittando del momento difficile, a dir poco difficile di Zannini, avrebbe voluto ricavare il massimo possibile da un’elezione blitz. Ma l’operazione non dovrebbe essere riuscita e quindi dovrà necessariamente trattare con Zinzi e con lo stesso Zannini, il quale, in vista dell’interrogatorio preventivo del 4 febbraio, è in altre faccende affacendato.

Dovrà trovare un assetto equilibrato Graziano per quando la Pignetti, essendo scaduti tutti i termini del mondo, dovrà necessariamente convocare, a fine marzo, a inizio aprile, il Consiglio Generale per l’elezione del Comitato direttivo. Se non lo dovesse fare, si dovrebbe mandare necessariamente i carabinieri.

Vedete, noi non scherziamo quando diciamo certe cose. Quello che è successo nel’ASI è di una gravità inaudita e ci aspettiamo di tutto da parte di persone che, avendo avuto a nostro avviso molto di più rispetto alle loro competenze, vedono come una tragedia umana dover abbandonare certi privilegi. Vabbè, staremo a vedere.