I Pm: “Quello di Zannini è un sistema”. Condizionava decine e decine di affidamenti a tecnici e ditte alla Provincia. Gli interrogatori di Pasquale Crisci e i riscontri del dirigente Palmieri

23 Gennaio 2026 - 14:24

La Procura entra in vicende su cui è aperta un’altra indagine per evidenziare che le cose successe nel rapporto con l’ASL e il direttore sanitario, Enzo Iodice, presunto concusso nella corruzione connessa alle carte false del super caseificio Spinosa spa non costituivano fatti isolati ma erano gli addendi, gli anelli di una lunga catena connotata sempre dal medesimo modus operandi

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CASERTA (g.g.) I Pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, declinano un ragionamento su Giovanni Zannini che, pur funzionale a rafforzare le tesi accusatorie, relative alla presunta concussione, perpetrata ai danni dell’allora direttore sanitario dell’Asl, Enzo Iodice, e del meccanismo corruttivo che attiva poi ulteriori reati come quello di falso e di truffa contestati a coindagati nell’inchiesta rispetto alla quale i pm hanno chiesto al gip, Daniela Vecchiarelli, l’applicazione della misura cautelare dell’arresto in carcere per il consigliere regionale e del divieto di dimora in Campania per i due imprenditori, padre e figlio, Luigi e Paolo Griffo è anche importante perché fornisce un informazione giornalisticamente preziosa: esistono altre indagini, altri fascicoli aperti alla Procura di Santa Maria Capua Vetere sulle attività svolte da Zannini in ambiti diversi da quelli oggetto di contestazione e di richiesta di applicazione di misure cautelari.

Nello specifico, si tratta di tutto il sistema degli affidamenti realizzati dall’amministrazione provinciale di Caserta. Si parla di affidamenti diretti quelli che con la sciaguratissima versione dell’ultimo codice degli appalti, varata dal governo su delega del parlamento con il Decreto Legislativo 36 del 2023 ha attribuito ai dirigenti degli enti pubblici un potere enorme, di tipo discrezionale, anche su attribuzioni di incarico con somme molto alte. Ciò, sia per quanto riguarda l’individuazione di tecnici, di professionisti a cui attribuire il compito di progettare, di dirigere i lavori, di assumere il titolo di responsabili della sicurezza dei cantieri, sia per quanto riguarda i lavori fisici, quelli materiali realizzati da imprese del settore.

I magistrati definiscono “prassi malsana e consueta del consigliere regionale Zannini”. Beh, se dei magistrati di chiaro talento- Gerardina Cozzolino subito dopo questa indagine ha raggiunto l’autorevole postazione di sostituto procuratore presso la Procura Generale della Corte di Appello di Napoli – sviluppano una cornice valutativa sul modus operandi complessivo, che sostanzialmente ricalca quello che questo giornale ha sempre disegnato senza mai arretrare di un centimetro nonostante le intimidazioni, le querele temerarie e minacciose finalizzate solo a tapparci la bocca, non siamo contenti  perché ciò può limitare la libertà personale dello Zannini dato che la reclusione carceraria o domiciliare non si augura nemmeno al peggiore dei propri nemici, ma rappresenta una gratificazione per il lavoro duro, certosino, serio, laico mai pregiudiziale che CasertaCe ha svolto negli anni arrivando alle medesime conclusioni non certo per antipatia personale nei confronti del consigliere regionale di Mondragone, ma solo perché il combinato logico delle migliaia e migliaia di atti da noi studiati, ci parlava di questo, ci diceva la stessa cosa che ha detto ai magistrati. Mai e poi mai avremmo costruito una narrazione su Zannini fondata sul nulla perché noi siamo rimasti un giornale povero per difendere la nostra indipendenza e per odorare ogni giorno l’essenza percepibile ai sensi della nostra educazione, del nostro modo di essere di quella che si chiama onestà intellettuale che si basa sulla terzietà, su uno sforzo quotidiano per tenere a bada, a cuccia, ogni passione, ogni emozione. Mai avremmo attaccato Zannini come l’abbiamo attaccato se non avessimo scoperto, così come poi hanno fatto i magistrati, tutto quello che abbiamo scoperto.

I pubblici misteri scrivono senza usare mezzi termini che esiste un altro filone d’indagine di questo stesso procedimento che non giunge, allo stato, ripetiamo allo stato per cui non è detto che non vi giunga in futuro, a delle incolpazioni provvisorie vere e proprie ma solo perché ciò ravvisato è costituito da una serie di ex reati, cioè da una serie di abusi d’ufficio istituto del diritto penale abolito, com’è noto, recentemente dal parlamento. Ma se la costruzione di un eventuale capo d’imputazione provvisorio non è stata ancora definita diverso è il discorso relativo alla valutazione dei comportamenti, non casuali, non intermittenti ma strutturali, sistematici di Zannini che sviluppa la sua politica perseguendo obiettivi privatistici utilizzando la cosa pubblica.

Per cui ciò che si è verificato all’Asl, nel rapporto con Enzo Iodice, e ciò che è successo dentro alla vicenda del finanziamento di 10 milioni di euro alla società Spinosa spa dei Griffo con l’operazione carte false, non costituisce una pariglia di occasioni legate a comportamenti isolati, a fatti definitisi in base a sollecitazioni maturate all’interno di situazioni finalizzate a loro stesse, ma è, per l’appunto, un modus operandi. Come dire Zannini fa sempre così. Zannini si muove in questa maniera. E allora, come abbiamo più volte scritto noi non siamo di fronte a un genio, a un castigamatti , a un uomo di carisma a un trascinatore di folle che costruisce il proprio consenso elettorale in base a talenti affabulatori, ma siamo di fronte ad un politico a cui è stato consentito per anni e anni anche dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in tempi diversi da quello attuale, da quello del procuratore della Repubblica, Pierpaolo Bruni, di muoversi in questa maniera e anche questa non è, badate bene un’affermazione apodittica, demagogica, perché ci sono fatti, ci sono cittadinanze onorarie ci sono nomine effettuate dalla regione Campania, c’è una pervicace quanto sorprendenti avocazioni a se delle deleghe per le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione che se non danno alla nostra ricostruzione delle certezze matematiche la rendono verosimile e fanno calare un’ombra sinistra, inquietante di opacità sull’effettiva affermazione dell’esercizio dell’azione penale così come questo è sancito come dovere inevitabile delle procure della Repubblica e dei pubblici ministeri.

La seconda parte di questo articolo la dedichiamo agli interrogatori che second i pm rappresentano elementi costitutivi di questa pressante famelica pressione svolta da Zannini in tutte le aree dove poteva gestire il potere per attivare processi amministrativi illegali o quantomeno dubbi.

Le testimonianze di Pasquale Crisci che inchiodano Zannini

Ritornando al discorso degli affidamenti a parlare, in ben 4 interrogatori, di cui l’ultimo affrontato come co indagato, status che viene accettato e viene determinato dal testimone pur di vuotare il sacco, pur di dire tutta la verità è l’ex vice presidente della Provincia, Pasquale Crisci il quale dichiara di essere stato l’uomo di fiducia in una catena imperniata proprio su Zannini che avrebbe trasmesso a Crisci gli ordini sulle ditte e sui professionisti da favorire alla Provincia. Un anello dietro l’altro, Crisci consultatosi con l’allora presidente Giorgio Magliocca, avrebbe passato gli ordini al dirigente Gerardo Palmieri il quale viene definito come una persona in grande soggezione in quanto Magliocca lo teneva in scacco, così come abbiamo visto nell’inchiesta riguardante direttamente il presidente della Provincia, con l’arma dell’articolo 110 del Tuel che a Magliocca dava la possibilità in ogni momento di metterlo alla porta rimandandolo all’Asl di Napoli dove, anche per gravi motivi di famiglia, Palmieri non era in condizione di continuare a lavorare. Per questo motivo, racconta Crisci, Palmieri dirigente del settore viabilità riscontrava docilmente tutte le direttive provenienti da Zannini e trasmessegli attraverso il messaggero Pasquale Crisci.

Ora, ogni tanto ci piace inserire nella trattazione degli atti giudiziari, qualche nostra notazione ovviamente connessa, continente a ciò che i magistrati scrivono. Riguardo alla piena fedeltà di Crisci nei confronti di Zannini, CasertaCe ha sempre utilizzato una lettera, a nostro avviso intimidatoria, che Crisci firmò – anche se probabilmente non scrisse di suo pugno – e indirizzata al sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Antonio Mirra, il quale aveva osato sfidare Giorgio Magliocca alle elezioni provinciali del dicembre 2021. In questa lettera Pasquale Crisci intimava ad Antonio Mirra CLICCA E LEGGI di sbaraccare immediatamente dalla presidenza dell’ente d’Ambito dei rifiuti. Una sorta di punizione che poi effettivamente, avendo Zannini il controllo dei due terzi dei sindaci di questa provincia, si concretizzò quando a questa carica fu eletto il sindaco di Parete Gino Pellegrino che ultimamente è un po’ oscillante avendo appoggiato alle ultime elezioni regionali il suo concittadino Pietro Smarrazzo e non Zannini anche se ultimamente abbiamo visto una foto ecumenica. Una riconciliazione che potrebbe essere legata alle prossime elezioni comunali di Parete in cui Pellegrino cerca la conferma che da quelle parti è sempre operazione difficile nel momento in cui non ci si accorda con Falco figlio, consigliere provinciale e altro fedelissimo di Zannini, ma soprattutto con Falco padre uno che comanda a Parete molto al di la di quelle che sono le funzioni amministrative del suo erede di sangue.

Ritornando all’inchiesta, Crisci è stato ascoltato tre volte nel 2024, precisamente a settembre ottobre e novembre, e una nei primissimi mesi del 2025. Nelle dinamiche Pasquale Crisci descrive anche il metodo utilizzato da Zannini per trasmettere gli ordini a Palmieri: i pizzini sempre una cosa che voca brutti riferimenti storici visto che di pizzini utilizzati come trasmettitori di direttive, ai parlò in Italia in maniera importante per la prima volta in occasione dell’arresto e successivamente dei processi a carico di Totò Riina a capo di cosa nostra.

Crisci ha dichiarato ai magistrati di aver annotato tutte queste indicazioni, ma faremmo bene a chiamarli ordini perentori di Zannini in un quaderno che poi nell’interrogatorio di ottobre ha messo a disposizione della Procura che lo ha allegato agli atti del procedimento.

Questo sintetico giro di orizzonte sulle dichiarazioni di Crisci su cui magari potremo tornare nei prossimi giorni, si chiude con il racconto di un incontro tempestoso avvenuto all’Hotel Cavalieri in piazza Vanvitelli a Caserta. In quell’occasione Crisci avrebbe manifestato a Zannini tutto il suo disappunto per l’aggressività, la frequenza, ormai insopportabile delle richieste che questi gli formulava sempre relativamente ai nomi da portare a Palmieri. Crisci non ne poteva più e lo significò al suo interlocutore senza sé e senza ma. A quel punto, aggiungiamo anche un’integrazione di contenuto, Giovanni Zannini tirò fuori un altro suo cavallo di battaglia, un’altra roba su cui, purtroppo, l’autorità giudiziaria ha perso un’occasione per scoperchiare un altro verminaio di illegalità: il Consorzio Idrico. Probabilmente, per tenere buono Pasquale Crisci, gli offrì e gli promise l’assunzione del fratello Domenico Mattia Crisci dentro al consorzio presieduto da una 15ina di anni da un altro pezzo da 90 della squadra di Zannini ossia Pasquale di Biasio da Carinola. Crisci avrebbe rifiutato la profferta ribadendo a Zannini la propria contrarietà alla politica clientelare del consigliere regionale.

I riscontri nelle dichiarazioni del dirigente Gerardo Palmieri

Importati sono le dichiarazioni, rilasciate ai magistrati e ai carabinieri di Aversa del già citato dirigente del settore viabilità Gerardo Palmieri. Importanti perché forniscono un riscontro robusto, concreto, sovrapponibile a quelle di Crisci. Palmieri dice di aver conosciuto Zannini ma solo informalmente presentatogli dal presidente Magliocca, conferma di aver maturato l’idea che le tante indicazioni sui professionisti e sulle ditte da favorire, fornitegli a Pasquale Crisci con il via libera di Magliocca fossero ascrivibili al politico di Mondragone.