Le indagini DDA su CAMORRA & SERVIZI SOCIALI su un binario morto. Così si “salva” dall’interdittiva la coop. ritenuta in mano a Maurizio Zippo e Orlando Diana

23 Gennaio 2026 - 18:04

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Nonostante le pesanti accuse e le molte ore di lavoro degli investigatori della Squadra Mobile di Caserta, il lungo momento di stasi che sta vivendo questa inchiesta rende comprensibile la scelta dei giudici amministrativi, nonostante un rischio di interesse criminale sia stato appurato, a quanto pare, troppi anni fa. Chiariamo subito un concetto, quelle che leggerete sono accuse, ipotesi di reato e dichiarazioni di pentiti, non ci sono state condanne relative a Diana e Zippo

CASERTA – Non è difficile trovare un certo senso logico nella decisione del Tar della Campania e successivamente del Consiglio di Stato. Perché se in cinque anni non ci sono stati progressi, novità nell’indagine della Squadra mobile di Caserta, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Napoli, relativa al business dei servizi sociali in mano a soggetti ritenuti connessi al clan dei Casalesi, anche un provvedimento giusto, come l’interdittiva Antimafia che colpì la coop Amame, giusto perché preventivo e solo amministrativo, può perdere di valore e necessità.

Infatti, dopo una prima interdittiva del 2022, la prefettura aveva rinnovato successivamente il provvedimento che vieta alle società colpite di avere rapporti con la pubblica amministrazione. La governance di Amame ha fatto ricorso rispetto alle interdittive emessa dall’ufficio territoriale del governo di Caserta, ricevendo parere positivo sia dal Tar, sia dal Consiglio di Stato nelle scorse ore.

I giudici amministrativi hanno osservato che la perquisizione, di per sé non costituisce la prova sufficiente per sostenere che la società fosse uno strumento del clan, ma anche che la prefettura non aveva tenuto conto di due fatti nuovi: il completo ricambio dei vertici da cooperativa e l’assenza di sviluppo concreti nelle indagini.

Sul primo punto, non siamo d’accordo con la lettura data dai giudici amministrativi. Non ce ne vorranno, ma nell’agro Aversano esiste una certa capacità di trovare soggetti a cui attribuire posizione apicali, con i veri dominus di società e imprese che possono muoversi liberamente. Non sappiamo se questo è il caso, speriamo di no, ma a nostro avviso non può essere un indice di “pulizia” dell’impresa, ovvero quelle operazioni dette di self cleaning che dimostrano che la società in esame non vuole avere niente a che fare con la criminalità.

Invece, che la si veda così o meno, che uno sia d’accordo o meno, l’assenza di novità negli ultimi 5 anni rispetto a quelle indagine della DDA di Napoli rende comprensibile, logicamente difficile da controbattere, la carenza di un rischio potenziale di ingerenze camorristiche nell’attualità.

Venendo alle accuse che sono al centro dell’inchiesta, tecnicamente ancora in corso, dietro ad Amame si muovevano tre figure strettamente legate tra loro, al punto da essere considerate “la stessa cosa”: Orlando Diana, Maurizio Zippo e Antonio Fabozzi, quest’ultimo nominato formalmente come legale rappresentante della cooperativa.

Le prove raccolte – intercettazioni e movimenti bancari – mostrano un flusso costante di denaro tra Amame e altre cooperative come “Il Volo”, ma anche con la società “Non solo caffè”, quest’ultima gestita da Antonio Di Caterino, cugino della moglie di Orlando Diana.

Gli investigatori sostengono che questi soggetti, una volta aggiudicatisi la gestione della RSA di via De Falco a Caserta (struttura sanitaria residenziale), abbiano creato un circuito di finanziamenti incrociati e spartizione di utili, il tutto sotto la protezione e il controllo del clan camorristico.

Secondo quanto scoperto dagli uomini della squadra mobile di Caserta, Orlando Diana avrebbe agevolato la latitanza di Michele Zagaria. Per gli inquirenti lui è un punto di riferimento per la gestione degli interessi della camorra nella sfera della pubblica amministrazione.

Orlando Diana è cugino di Francesco Zagaria, Ciccio e benzina, deceduto nel 2011 e cognato di Michele Zagaria, dopo aver sposato la sorella Elvira. Ricordiamo che, in passato è stato consigliere comunale a San Cipriano d’Aversa e nel 2020 sua moglie, Giuseppina Barbato, divenne anche presidente del Consiglio comunale.

Nell’ottobre scorso il fratello di Orlando Diana, Francesco Diana, è stato condannato a quattro anni e otto mesi per tentate estorsioni ai danni della titolare di due vivai a Maddaloni. Inoltre, se non andiamo errato, è ancora sotto processo per detenzione illegali di armi, trovate nella sua masseria.

Di Maurizio Zippo, invece, ne parla Mario Iavarazzo, ex cassiere della fazione Schiavone e pentitosi dal 2020: “Luigi Lagravanese era a completa disposizioni del clan. E mi raccontò di Zippo, di San Cipriano d’Aversa, che pure lavorava nel settore delle cooperative. Lagravanese – ha riferito Iavarazzo – si lamentava del fatto che Zippo continuasse ad operare indisturbato, nonostante avesse fatto per il clan le stesse cose che aveva fatto lui, nel senso che aveva messo le sue cooperative a disposizione della cosca per effettuare assunzioni in cambio di voti”.