LA VOCE DELL’ESPERTO. L’EX QUESTORE ARGIRÒ CI SCRIVE SUI TRAGICI FATTI DI MINNEAPOLIS E ROGOREDO
31 Gennaio 2026 - 21:45
Caserta – Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera pervenutaci dall’ex questore Natale Argirò sul tema dell’uso delle armi da parte della polizia, dopo i tragici fatti di Minneapolis e Rogoredo, alla luce della sua qualificata esperienza.
“Gentilissimo Direttore. Nei giorni scorsi, dopo l’uccisione a Minneapolis della “cittadina americana” Renee Good che, stando ai video e alle dichiarazioni delle Autorità locali, non stava affatto investendo il poliziotto che le indirizzò ben tre colpi di pistola, ha sollevato legittimamente forti dubbi circa l’addestramento e la professionalità dell’ICE e non solo negli USA.
Questo Corpo, che risponde direttamente al Presidente, in realtà esisteva già con Biden come Agenzia Federale Antimmigrazione, ma con meri compiti amministrativi e frontieraschi. Con il nuovo Presidente, il Corpo è stato notevolmente incrementato attraverso un piano di assunzioni di migliaia di giovani (nullafacenti e taluni violenti) desiderosi di “liberare la loro Patria dallo Straniero”!
Pochi mesi di addestramento e sono diventati “Patrioti”, come li ha definiti lo stesso Trump, che beneficiano della sua stessa immunità e che, pertanto, si sentono ben protetti allorchè commettono illegalità, anche perché trattasi di reati federali, quindi giudicabili dagli stessi giudici (compiacenti) federali e non da parte dell’amministrazione giudiziaria ordinaria (statuale).
Qualche giorno dopo, nella stessa città, tre poliziotti dell’ICE hanno ucciso a freddo e brutalmente con 11 colpi di pistola un altro “cittadino americano” Alex Pretti, che aveva con sé una pistola mai estratta, con regolare licenza, e il cui porto non è vietato n in USA nelle pubbliche manifestazioni, così come da noi in Italia.
Di fronte a nuove proteste delle Autorità del Minnesota e alla discesa in campo di Obama, Clinton e Biden i quali hanno gridato che “l’America salva i cittadini americani, non li uccide”, Trump ha iniziato a fare marcia indietro. Staremo a vedere cosa accadrà con l’avvenuta sostituzione del capo dell’ICE. Intanto i poliziotti assassini sono stati sospesi dal servizio e circa 1.000 poliziotti hanno dovuto lasciare il Minnesota.
L’altro giorno anche il nostro Paese è balzato alla cronaca internazionale per l’uccisione di un uomo da parte di un poliziotto. E qualcuno ha subito provato ad associare le due vicende. Costoro sappiano che, nel nostro caso, si è trattato di un extracomunitario (noto come Zack) con una fedina penale orrenda che, mentre due poliziotti svolgevano un servizio antidroga nel “boschetto della droga” di Milano è spuntato dal nulla, dai buio minacciando gli agenti con una pistola, fedele riproduzione di un’arma vera, avvicinandosi nonostante l’Alt Polizia.
Allora, mi domando quale essere ragionevole, capace di intendere e di volere, con una pistola puntata contro, avendo la possibilità di reagire, non lo faccia! Ed infatti, l’agente ha estratto la sua pistola dalla fondina e ghi ha sparato. Un solo proiettile è stato sufficiente per cagionarne la morte.
Non è forse lecito pensare che si è trattato del più evidente e caso scolastico di “legittima difesa”?
Cionondimeno, l’agente è indagato per “omicidio volontario”, come se, quella sera, fosse stato colto improvvisamente dalla voglia di uccidere qualcuno. Ciò non aiuta gli “Angeli” che ci proteggono dalla delinquenza a rischiare ancora la vita per noi!
Auguriamoci, quindi, che passi al più presto il c.d. scudo penale per le Forza di Polizia, norma che se fosse stata già in vigore, avrebbe dato al poliziotto in questione la possibilità di fruire del beneficio dell’inversione dell’onere della prova ed avrebbe potuto evitare l’automatica iscrizione nel registro degli indagati con le ben note conseguenze. In ogni caso, un passo avanti è stato fatto, quanto meno l’agente non è stato sospeso dal servizio (come purtroppo accadeva automaticamente una volta).
Un’ultima considerazione, gentilissimo direttore, riguardo la campagna mediatica (politica) che si sta facendo riguardo alla possibilità che la compagine americana che partecipa alle prossime Olimpiadi sia protetta da agenti dell’ICE.
Nel luglio 1994 quale comandante della Polstrada di Napoli, ho ricevuto dal Prefetto l’incarico di scortare per tutta durata del G7 Bill Clinton, dall’arrivo e sino alla partenza per gli Stati Uniti.
Ebbene, formammo una Squadra composta dalla Stradale per la viabilità, dalla Volante per l’ordine pubblico e dalla Digos per la sicurezza della personalità, integrati da un servizio di sicurezza (Secret Sarvice) per la sicurezza ravvicinata e personale del Presidente. Ebbene, gli americani non hanno mai interferito nei piani della Polizia italiana, limitandosi a salvaguardare l’incolumità del loro Presidente, sia in albergo che negli altri siti ove si svolgevano le riunioni (Palazzi reali di Napoli e Caserta). Non hanno mai assunto autonoma iniziativa sul territorio italiano.
Conservo ancora gelosamente il Certificate of Appreciation, una specie di Onorificenza della Casa Bianca, fattomi pervenire da Clinton tramite l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, per il servizio prestato in stretta collaborazione tra le due Polizie in occasione del G7.
Non c’è da meravigliarsi, quindi, se oggi il Presidente degli Stati Uniti decida di dare agli atleti statunitensi il servizio di sicurezza che ritiene piò opportuno, così come non credo che spetti a noi italiani scegliere quale servizio ci piacerebbe di più. Ritengo, quindi, trattasi solo di polemiche politiche, da campagna elettorale, destinate a creare un falso allarme e ad inculcare nelle popolazioni che ospitano le Olimpiadi uno più generale spirito antiamericano.
Ebbene, in verità ho sempre ritenuto che la Politica debba stare fuori e lontano dalle scelte tecniche che, per la buona riuscita di qualsivoglia evento, debbano spettare soltanto e solo ai tecnici!”
NATALE ARGIRÒ, dirigente Generale della Polizia di Stato in quiescenza.
