CAPUA. Mistero sulla destinazione dell’ex Scuderia Olivares dopo la concessione data dal Comune a un rampollo dei Verazzo
22 Febbraio 2026 - 10:30
Mistero perchè la Trover affidataria della concessione è l’unico soggetto a rispondere a un bando comunale che ci appare francamente un po’ telecomandato perchè ha nel suo oggetto sociale esclusivamente la costruzione di edifici residenziali e non residenziali. E allora è legittimo porsi la domanda: è già tutto pianificato, ci sono già persone e imprese pronte e in accordo con Trover per un utilizzo successivo magari con attività sportive tipo musei, chioschi etc?
CAPUA – Lo scorso 30 dicembre 2025 è stata ufficialmente aggiudicata la concessione di valorizzazione del Capannone Olivares, storico immobile comunale noto anche come ex Scuderia Olivares, situato in via Gran Maestrato di San Lazzaro. A stabilirlo è una determinazione, precisamente la 1791 dello scorso 30 dicembre, a firma dell’architetto Raffaella Esposito, in veste sia di responsabile del procedimento che del Settore.
La procedura di evidenza pubblica, avviata nell’ottobre 2025 in attuazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, si è svolta secondo quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di valorizzazione del patrimonio pubblico. L’aggiudicazione è avvenuta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, basata sul miglior rapporto qualità-prezzo.
Alla gara, andata in scena nel dicembre scorso, ha partecipato un solo operatore economico: la Trover Srl, con sede a Curti. L’offerta presentata ha previsto un canone annuo di 6.000 euro, dieci volte superiore rispetto al canone minimo di 600 euro fissato a base d’asta dall’amministrazione comunale.
In fase di stipula del contratto, la società aggiudicataria dovrà presentare una prima cauzione definitiva valida per i primi 48 mesi di concessione, pari al 10% del valore complessivo degli investimenti previsti e dei canoni dovuti nello stesso periodo. Alla scadenza dei quattro anni, tale garanzia sarà sostituita da una seconda cauzione definitiva, che potrà avere durata pari al periodo residuo della concessione oppure essere rinnovata con validità minima di cinque anni, per un importo sempre pari al 10% dei canoni dovuti. Le garanzie, che potranno essere rilasciate sotto forma di fideiussione bancaria o polizza assicurativa, dovranno essere immediatamente escutibili su semplice richiesta del Comune. L’efficacia dell’aggiudicazione resta comunque subordinata alle verifiche sui requisiti di legge dichiarati dall’aggiudicatario: in caso di esito negativo, è previsto l’immediato scioglimento del contratto.
Con questo provvedimento, il Comune di Capua punta a recuperare e rilanciare un bene storico, assicurando al contempo un ritorno economico più significativo per le casse comunali e favorendo interventi di valorizzazione del patrimonio pubblico.
ASSETTO SOCIETARIO DELLA TROVER
L’ aggiudicataria Trover è una Srl (società a responsabilità limitata) con sede legale a Curti, in via Salvo D’Acquisto, Palazzo Zigurella, costituita con un capitale sociale di 10.000 euro e con inizio attività fissato al 18 febbraio 2025. La compagine societaria vede la partecipazione della VASM Costruzioni Srls, che ha versato 5.000 euro, e della Epoxy Sistem Srl, che ha contribuito con ulteriori 5.000 euro. Amministratori unici per la prima risultano Antonio Verazzo, figliolo del noto imprenditore di Casal di Principe, Francesco Verazzo, trapiantato a Capua e noto alle cronache locali per essere stato coinvolto in molteplici procedimenti penali al centro dei quali sono finiti numerosi appalti in odore di camorra, e Gaetano Trombetta, per la seconda, geometra 52enne originario di Marcianise.
COSA OSPITERA’ IL CAPANNONE?
L’immobile oggetto della concessione è costituito da un edificio su un unico livello di circa 753 metri quadrati, censito al Catasto nella categoria E/9 nella quale rientrano costruzioni di interesse collettivo e di utilità pubblica. Va sottolineato che gli immobili e qualsiasi fabbricato ricadente nella categoria catastale E9 possiedono gli stessi requisiti delle altre sottocategorie del gruppo E, dunque: eventuali unità immobiliari facenti parte dello stesso fabbricato non si possono destinare ad altri usi o ad attività commerciali, industriali o private. Sono a destinazione di interesse pubblico; non devono avere destinazioni riconosciute in altre categorie; non possono ospitare attività a fine di lucro; sono esenti dal pagamento dell’IMU e da altre imposte su immobili e fabbricati, non essendo utilizzabili per attività lucrative.
Esempi di edifici in categoria E/9:
- Discariche per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) quando la gestione non genera reddito.
- Impianti del servizio idrico: acquedotti civici, torri piezometriche, vasche di riserva idrica e locali per depuratori.
- Strutture di pubblica utilità: mattatoi pubblici e lavatoi pubblici.
- Impianti sportivi: campi sportivi, piscine, poligoni e strutture per il tiro a segno, destinati all’uso collettivo
- Magazzini e stabilimenti consortili: locali utilizzati da consorzi agrari o turistici.
Ora, alla luce di quanto sopra, ci chiediamo ma voi ce lo vedete un mattatoio a due passi dal centro storico oppure un depuratore o ancora una discarica?
Appare, dunque, a nostro avviso, ben evidente una possibile valutazione del cambio di destinazione d’uso che il Comune potrebbe rilasciare ma tenendo ben presente che la categoria E9 è specifica per edifici a uso pubblico; e, dunque, la trasformazione richiede un’ analisi di compatibilità urbanistica ossia un’ attenta verifica al fine di constatare se l’immobile in questione o il progetto rispetta le norme del piano regolatore (Piani Urbanistici Comunali)
