LA RICHIESTA DI ARRESTO PER ZANNINI. Tre motivi molto chiari che dimostrano l’esistenza di un accordo affinché la gita dorata a Capri fosse pagata dagli imprenditori favoriti dal politico

7 Febbraio 2026 - 20:12

La consapevolezza di essere seguiti dai Carabinieri cambia gli scenari in quei giorni del settembre 2023. Addirittura era saltata fuori l’ipotesi di una escursione a Ponza, che aveva fatto storcere il naso all’armatore, perché in quel caso, invece di 6.000 euro, sarebbe stato di 20.000 euro

MONDRAGONE – Si sa che i meccanismi valutativi dei tribunali, sia quando questi si muovono dentro alle cosiddette fasi cautelari, sia quando si decide se applicare o meno una misura di restrizione della libertà personale, sia nelle fasi processuali, devono sempre tener conto del confine che c’è tra ciò che è dubbio e ciò che è invece al di là di ogni ragionevole dubbio. Noi ragioniamo però, il più delle volte, soprattutto quando di mezzo c’è un politico dalle attitudini antropologiche come quelle di Zannini, premiando l’esercizio della logica pura.

Zannini va a Capri con la super barca di Rurgo, ossia del suocero di Paolo Griffo, contitolare insieme al padre Luigi della Spinoza Spa, senza avere alcuna intenzione di pagare e sapendo bene che i 6.000 euro che servono per quell’escursione a Capri, partendo dal porto di Castellammare, li pagheranno proprio i Griffo, come corrispettivo di tutte le forzature e forse dei reati compiuti da Zannini per mettere a posto le carte del caseificio di Cancello e Arnone, la cui nuova ala era stata costruita prima ancora del suo finanziamento da parte di Invitalia, circostanza questa che si tende, a nostro avviso, a sottovalutare troppo nell’analisi complessiva dell’accusa di corruzione ai sensi dell’articolo 318, contestata sia a Zannini che a Griffo padre e Griffo figlio, in concorso col politico.

C’è una frase indiscutibile scritta da Paolo Griffo il giorno dopo la gita a Capri, a cui partecipano le famiglie Zannini e Campoli, suo amico del cuore: lo scrive proprio Rurgo, che gli aveva chiesto se l’ospite era rimasto soddisfatto:

“Martedì mi vedo con Sergio (ndr fratello di Vincenzo Rurgo e suocero di Paolo Griffo) così regolarizziamo l’uscita dell’altro giorno”.

Già questa affermazione basterebbe a chiudere la partita.

La ricostruzione fatta invece da Luigi Griffo al cospetto dei magistrati porta invece a considerare un’altra situazione. Secondo Griffo senior, Zannini, scendendo dalla barca già agitato, gli direbbe testuali parole:

“Non ti permettere di fare nessuna cavolata nel pagare la barca o dire a quello ‘se si fa pagare da te o non si fa pagare’. Io la barca la devo pagare io perché sto controllato, c’ho la macchina dei Carabinieri che mi sta seguendo da stamattina. Quindi certamente sono stato fotografato che sono salito sulla barca e io devo pagare la barca.”

Se è vero che questi due passaggi – il primo riguardante Paolo Griffo, che con tranquillità dice di volersi occupare del pagamento della gita in barca di Zannini, e il secondo raccontato da Luigi Griffo, secondo il quale Zannini già scendendo dalla barca avrebbe detto di voler pagare, esprimendo però una motivazione ben precisa e che tutto sommato lo condanna (“i Carabinieri mi stanno seguendo”) – allora Zannini, sentitosi smascherato, cerca di metterci una pezza, inventandosi la rateizzazione del pagamento, finalizzata, secondo i Pm, solo a prendere tempo.

Sono i Carabinieri, i magistrati e la convinzione di Zannini che anche i telefoni dei Griffo siano sotto controllo, come racconta Luigi, a dimostrare, insieme alla solita pantomima dei telefoni che Zannini pretende restassero lontani, la circostanza che egli cercava di guadagnare tempo e di correggere la propria posizione.