CLAN GAGLIARDI, bonifici e regali di Natale ai detenuti e alle famiglie: il sistema per non “abbandonare” nessuno

16 Febbraio 2026 - 13:00

Un passaggio particolarmente significativo dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari descrive Bova come pronto a inviare “1.000 o 2.000 euro a settimana” a un affiliato di primo piano, probabilmente Alessandro Martino, detto “Martone”

MONDRAGONE – Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Dda di Napoli, uno dei fattori che mantiene forte la struttura del clan Gagliardi è l’assistenza finanziaria garantita sia agli affiliati in carcere sia alle loro famiglie. L’indagine condotta dai carabinieri di Mondragone, culminata la scorsa settimana in 21 misure cautelari (CLICCA QUI), basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, ha documentato un sistema ben organizzato di trasferimenti di denaro, regali e altri aiuti materiali, pensato per non lasciare soli i membri del gruppo finiti in detenzione.

Al centro di questa rete di sostegno c’è Antonio Bova, nipote acquisito del boss Angelo Gagliardi “Mangianastri”. Gli investigatori lo indicano come la figura incaricata di gestire i contributi economici verso i detenuti. In una conversazione registrata il 16 novembre 2023, Bova rassicura parenti di affiliati su invii di denaro per le festività natalizie, specificando che circa una settimana prima di Natale avrebbe effettuato bonifici da 200 euro per ciascun detenuto, confermando un meccanismo regolare e pianificato.

Le intercettazioni rivelano anche le tensioni generate dalle continue richieste di denaro. Durante una videochiamata del 21 novembre 2023, Bova lamenta le pressioni ricevute dai detenuti e dai loro familiari, ricordando che un singolo affiliato aveva già percepito oltre 1.000 euro in poco più di un mese. Nonostante ciò, i versamenti proseguivano secondo una gerarchia interna, con importi maggiori destinati ai membri più influenti.

Un passaggio particolarmente significativo mostra Bova pronto a inviare “1.000 o 2.000 euro a settimana” a un affiliato di primo piano, probabilmente Alessandro Martino, detto “Martone”, implicando un sostegno proporzionato al ruolo e ai reati commessi. L’assistenza non riguardava solo i detenuti: nel dicembre 2023, ad esempio, sono stati versati 370 euro alla madre di un carcerato per il mantenimento del figlio. Altri dialoghi registrano l’invio di regali natalizi, vestiti e beni essenziali ai figli degli affiliati, con Bova che ammette di aver speso circa 4.000 euro durante le festività, oltre a contributi settimanali tra 50 e 100 euro e pacchi di sostegno per famiglie in difficoltà.