LUTTO NELLA POLIZIA DI STATO. E’deceduto ad 82 anni l’ex-Questore di Caserta Domenico Masi. Domattina i funerali a San Prisco dove abitava
16 Febbraio 2026 - 17:35
Caserta – San Prisco (pm) – È scomparso nella giornata di ieri, all’età di 82 anni da poco compiuti, l’ex questore di Caserta Domenico Masi, alla guida della Questura casertana dal 1998 al 2002. Nativo di Avigliano (Potenza), la sua città d’adozione fu tuttavia Foggia, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro.
Entrato giovanissimo in Polizia nel 1964, frequentando il primo corso della neonata Accademia dell’allora Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, Masi si era congedato alcuni anni fa dopo una carriera lunga e ricca di soddisfazioni. Dopo il quadriennio accademico a Roma e un breve periodo di servizio a Torino, fu assegnato prima alla Questura di Napoli e successivamente al IV Reparto Mobile partenopeo, prestigiosa unità operativa preposta a delicati servizi di ordine pubblico su scala regionale e nazionale.
Nel 1998, come dicevamo, la nomina a questore di Caserta. Poi, nel 2002, il trasferimento a Foggia come questore della “Capitanata” e a seguire la preposizione alla Direzione Interregionale della Polizia di Stato per la Campania, la Puglia, la Basilicata e il Molise, organo di coordinamento territoriale di livello dirigenziale generale.
Come questore della provincia di Caserta si distinse per il notevole impulso dato alle attività operative di contrasto alla criminalità organizzata ed a quella di strada. Arrivato nella sede in anni in cui gli omicidi di camorra si susseguivano l’uno all’altro, agì su due fronti. Da un canto attuò un proficuo e rigoroso dispositivo di controllo del territorio soprattutto dell’agro aversano e del litorale domitio, capace di incidere sulla libertà di movimento e di azione delle cosche locali. Le intercettazioni telefoniche eseguite in quel periodo testimoniavano l’insofferenza dei boss per la costante e capillare presenza delle forze di polizia. Dall’altro canto, intensificò notevolmente le attività ed i fronti di indagine, grazie anche al raccordo con l’autorità giudiziaria e la sua personale sintonia con il procuratore capo di Napoli Agostino Cordova.
L’effetto fu che i delitti di camorra declinarono e che molti camorristi e latitanti furono assicurati alla giustizia.
Sul fronte della criminalità comune riuscì a sgominare il contrabbando di sigarette, che all’epoca, come i lettori più in età ricorderanno, anche a Caserta avveniva agli angoli delle strade. Lo stesso si può dire per il fenomeno della prostituzione straniera che imperversava lungo il vialone Carlo III e lungo la statale domitiana. Ovviamente tali risultati unici furono possibili per la determinazione, le capacità e la competenza del questore Masi, che anche di notte, attraverso la sala operativa, sollecitava ed incoraggiava il personale di servizio.
Rigoroso con se stesso, era certamente esigente con agenti e funzionari, ma con l’esempio e e con capacità di coinvolgimento e non per l’autorità del grado.
Purtroppo, come tutti coloro che fanno – il non fare mette al riparo da ogni noia, ma fa tradire il proprio dovere – incappò in un brutto accidente. Per mancanza di spazi interni alla questura per trattenere gli stranieri irregolari che venivano fermati, fece realizzare, per un loro miglior e più sicuro controllo, quella che poi venne definita la gabbia. In non pochi casi, data la numerosità degli immigrati controllati per rispondere alle montanti proteste di sindaci e popolazioni per la presenza incontrollata di essi sul territorio, molti erano riusciti a darsi alla fuga nelle fasi della identificazione. Apriti cielo. Gli esponenti politici di opposizione montarono il caso nazionale, con l’appoggio di persone interne alla questura avverse al questore che aveva spezzato certi giochi di cogestione degli uffici.
Con la rettitudine che lo distingueva, il questore Masi, ad un’intervista sui fatti data al quotidiano Il Manifesto, riconobbe l’errore, che attribuì a nessun altro intento, nè discriminatorio, né xenofobo, che non fosse l’ operare nell’interesse della sicurezza pubblica. L’unico a non abbracciare tale facile strumentalizzazione fu il compianto Carlo Desgro, lo storico giornalista casertano di razza, che in un suo editoriale denunciò come il questore Masi fosse stato lasciato solo nell’improba lotta al fenomeno dell’immigrazione illegale.
Il solo intervento che ci apparve ammissibile sulla vicenda – almeno a nostro giudizio – fu quello del vescovo Nogaro, per l’intento cristiano ed altruistico che lo animava e non già mosso da altri scopi. Il presule, appresa la notizia della “gabbia” che si era diffusa veicolata dalla questura, si precipitò turbato dal questore Masi, che lo ricevette con il dovuto riguardo e che subito lo rassicurò su ciò che egli gli veniva chiedendo sulla rimozione della struttura peraltro ancora in costruzione.
I funerali dell’ex questore Domenico Masi, che lascia la moglie Piera ed i figli Assunta ed Alessandro, si terranno domani mattina, alle ore 10, nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli in San Prisco (Ce) comune dove aveva preso residenza da diversi anni.
In queste ore le espressione di cordoglio per il collega e l’amico scomparso stanno giungendo ai famigliari numerose da tutt’Italia.
