Zannini arrestato o no? Chi se ne frega. Ecco come ha sfidato di nuovo la magistratura sulla costituzione di parte civile di MONDRAGONE nel processo al presunto super mariuolo Bonuglia

24 Febbraio 2026 - 12:18

Se oggi può ancora sperare di uscirsene è perché ha goduto di una precisa, costituita, desiderata impunità da parte di chi negli anni aveva il dovere di indagare e non l’ha fatto, al punto che ancora oggi nulla si è detto sui concorsi alla Provincia con barzelletta acclusa di un processo celebrato a Benevento contro il presunto casalese Pezzella in quanto corruttore di un dirigente della stessa Provincia di cui a Santa Maria non si è voluto scoprire il nome

MONDRAGONE – Abbiamo scelto di sintetizzare larghe parti della richiesta di applicazione di una misura cautelare a carico del consigliere regionale Giovanni Zannini, formulata dalla Procura sammaritana. Volutamente non abbiamo mai posto l’accento più di tanto sulla previsione relativa a ciò che il gip del Tribunale deciderà in merito; anzi, in un paio di occasioni Casertace ha voluto sottolineare che la grande questione dell’immoralità della politica locale, del suo totale disancoraggio da una relazione di reciproco rispetto con le altre istituzioni operanti nel nostro territorio, è cento volte più importante di quello che il Gip deciderà sulle sorti cautelari di Zannini. Non a caso abbiamo scritto “politica locale”. Per quello che, infatti, ha rappresentato Giovanni Zannini quale personaggio pubblico di una democrazia comunque elettiva, si può essere autorizzati a riesumare una definizione che appartiene agli studi liceali o delle scuole superiori più in generale. Si può dire, per la cifra di assorbimento di potere e potestà a cui è arrivato, che Zannini merita di rappresentarsi come la sineddoche con la quale si può tranquillamente esprimere, definire, il tutto della politica casertana.

Per quanto comanda e ha inciso questo qua, attraverso pratiche a nostro avviso disgustose nei procedimenti amministrativi governati dalla politica, il suo nome può essere un sostitutivo. La politica casertana è Zannini. Quando ha cominciato a far politica, ora parliamo più semplice, già stavamo inguaiati per mentalità, cultura, permanenza su schemi borbonici, per una forma di sudditanza servile che finalizza la vita alla farina del posto di lavoro sgraffignato e tolto a chi lo meriterebbe e alla forca, in questo caso caudina, di dover passare sempre piegati a 90 gradi al cospetto del politico munifico. Dal 2018 in poi, cioè da quando Zannini ha preso bene le misure a Napoli, comprendendo che De Luca era mille volte più colto e carismatico di lui, ma gli era affine nella concezione, nella mentalità di costruire potere attraverso il più truce clientelismo, quello della frittura di pesce, è stato un vero e proprio macello: enti di sottogoverno controllati attraverso procedimenti amministrativi a nostro avviso illegali. Comuni finiti sotto il proprio controllo ferreo anche attraverso un sistema di concorsi basato su un luciferino e, a nostro avviso, sempre illegale utilizzo degli strumenti dello scorrimento di graduatoria.

E poi la piaga delle piaghe: le 150 e più persone assunte nei concorsi dell’amministrazione provinciale, che rimarrà negli annali dell’Italia come la peggiore espressione della corruttela morale e politica, nella quale si è visto plasticamente un sultano e un gran visir, cioè Zannini e Magliocca, distribuire posti a parenti, amici e amici degli amici.

Ecco perché ci è piaciuto utilizzare i contenuti della richiesta di arresto per acquisire nuove informazioni, per guardare nuove scene di pura pornografia politica e non siamo stati certo lì a partecipare alla banale lotteria delle scommesse sul sì o sul no agli arresti domiciliari per il consigliere regionale.

Qualcuno, leggendoci, potrebbe dire: ma allora perché, se dal 2018 al 2024 questo qui ha compiuto tutte le nefandezze che raccontate, non ha avuto nemmeno il fastidio di fronteggiare un avviso di garanzia? Bella domanda, la cui risposta si salda direttamente alle difficoltà che la Procura della Repubblica di S. Maria C.V., finalmente affrancata dalla sua nuova guida, Pierpaolo Bruni, ha dovuto affrontare.

Se un domani i pm Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino decidessero per assurdo di lasciare prima del tempo la toga di magistrati, ci prenotiamo per un’intervista perché riteniamo che forse a quel punto sarebbero disponibili a rispondere a domande a cui oggi ovviamente non possono rispondere. Se questa indagine su Zannini è stata difficile, irta di ostacoli e resistenze, se in queste indagini sono venute fuori connivenze sue, di Magliocca, anche all’interno di fondamentali corpi dello Stato, com’è successo per il finanziere di Grazzanise e per il carabiniere del nucleo investigativo di Caserta, ciò è dovuto solamente all’assoluta inerzia della magistratura inquirente negli anni precedenti all’avvento del nuovo procuratore.

Già lo abbiamo scritto. Sappiamo bene quanto siano delicate queste affermazioni, ma sappiamo bene anche quello che è capitato negli anni 2024 e 2025 quando, a dir poco inopportunamente, alti magistrati che avrebbero dovuto tenere occhi e orecchie aperti sono stati insigniti di cittadinanze onorarie o hanno assunto, per nomina della Regione, di quella Regione in cui Zannini comandava su mandato di De Luca e Fulvio Bonavitacola, cariche prestigiose e remunerate al vertice di enti di diritto pubblico, partecipati da soggetti territoriali riconosciuti dalla Costituzione. Ecco perché non ci appassioniamo al discorso Zannini arrestato o non arrestato. I pm hanno fatto di tutto, ma mai c’è stata un’indagine a Caserta più difficile e complicata, ricca di bastoni messi costantemente tra le ruote dell’azione penale. Non possiamo dunque escludere che il Gip possa avere difficoltà a costruire le condizioni per fermare cautelarmente Zannini agli arresti domiciliari. Se la Procura di S. Maria C.V. si fosse mossa già dal 2018/2020 staremmo a raccontare un’altra storia.

Quello che è successo a Mondragone, o meglio ciò che non è successo, è un altro segno evidente di quello che Zannini pensa delle istituzioni. Ora, nessuno al mondo può dire seriamente che le cose del Comune di Mondragone non vengano decise solo e solamente da lui dal 2017 in poi, cioè da quando vinse le elezioni comunali facendo indossare la fascia tricolore a un suo mero prestanome politico, Virgilio Pacifico, a cui poi seguì un suo assistente di studio, l’attuale primo cittadino Francesco Lavanga. Lo scandalo dei concorsi e di tutte le altre nefandezze compiute dal già comandante dei Vigili Urbani David Bonuglia arriva al processo con una vera e propria messe di prove a disposizione della pubblica accusa. Ha coinvolto dipendenti del Comune, assessori, più in generale politici legati strettissimamente a Zannini. Ciò che è scritto in quell’ordinanza avrebbe indotto ognuno dei quasi 8 mila comuni italiani a costituirsi semplicemente parte civile, in quanto le dinamiche che hanno portato alla formulazione dell’accusa sono tutte relative a comportamenti che hanno inciso dall’interno sul corretto processo delle funzioni amministrative comunali. Zannini riesce ancora a stupirci nonostante tutto.

Ritenevamo infatti che in questo momento tipico per lui avesse detto a Lavanga: vabbè, Bonuglia è amico nostro, l’ho voluto io a Mondragone, l’ho protetto sempre, ma se non ci costituiamo parte civile la cosa apparirà come una sorta di ammissione di correità con lui.

Il problema è che quei concorsi, quelle operazioni che Bonuglia faceva, non erano condotte solo ad uso proprio, per il suo vantaggio, ma probabilmente per quello di chi gli forniva i foglietti dei raccomandati e questo non poteva non arrivare dall’amministrazione comunale o da ambienti contigui ad essa. Ieri mattina, nell’udienza del procedimento penale contro Bonuglia, il Comune di Mondragone ha scelto volutamente di non costituirsi parte civile. Incredibile ma vero, o forse Zannini non si è potuto permettere di dare uno schiaffo a chi è stato un suo fedelissimo e soprattutto un fedele esecutore dei suoi ordini. Al punto che Bonuglia, a nostro avviso non a caso, ha scelto come avvocato difensore il solito Angelo Raucci, maestro di Giovanni Zannini che si è allevato nel suo studio e che oggi difende Zannini anche nei suoi procedimenti.

Raucci e l’altro avvocato difensore, il mondragonese Iannettone, hanno presentato una lunghissima lista di testimoni a discarico, circa 50 tra vigili urbani a tempo indeterminato e stagionali con l’ausilio di altri dipendenti del Comune, di numerosi politici e di amministratori comunali. Pensate che invece di costituirsi parte civile, il sindaco (si fa per dire) Francesco Lavanga si proporrà come testimone della difesa. E così anche Alessandro Rizzieri e ci mancherebbe pure, con tutti i soldi che ha intascato da componente del comitato direttivo dell’Asi.

Si prosegue con Virgilio Pacifico e con l’attuale vicesindaco Marco Pacifico, i quali sono indagati in un altro procedimento parallelo a questo. Il 3 marzo, ossia martedì prossimo, cercheremo di capire quanti di questi testimoni saranno stati ammessi dal giudice rispetto a una comunque legittima strategia processuale che magari, nei tempi lunghi, punta alla prescrizione.

E questo è.