REFERENDUM. Il convegno di venerdì sulle ragioni del NO con i magistrati Magi, Cafiero De Raho e Fiore e l’avvocatura. Una nostra richiesta al moderatore, avvocato Fabrocile…

24 Febbraio 2026 - 19:01

CasertaSan Nicola la Strada (pm) – In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, i movimenti civici Caserta Decide e Speranza per Caserta, insieme al Movimento 5 Stelle di Caserta e al Comitato Provinciale ANPI, incontreranno la cittadinanza venerdì prossimo 27 febbraio alle ore 17.30. L’appuntamento è al Qua…si Teatro di San Nicola la Strada, in via IV Novembre n. 48, per discutere delle ragioni del “NO”.

In qualità di relatori, interverranno figure di primo piano quali Federico Cafiero De Raho, parlamentare del M5S e già Procuratore Nazionale Antimafia, il magistrato casertano Raffaello Magi, Consigliere della Corte di Cassazione, Gionata Fiore, sostituto procuratore presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, oltre agli avvocati penalisti Angelo Trombetti e Carlo Madonna.

I lavori saranno introdotti e moderati da Antonello Fabrocile, anch’egli avvocato penalista, già consigliere comunale di Caserta eletto nel 2016 e attivo nella scena politica e culturale casertana.

I promotori dell’appuntamento così presentano l’incontro: “«Chi controlla la Magistratura? Poiché non esiste un potere senza un controllo, è quello che cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale». Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal Ministro della Giustizia chiariscono in modo inequivocabile l’impostazione politica della riforma in discussione. Il punto, tuttavia, non è se la Magistratura debba essere sottoposta a controllo – principio che già trova equilibrio nell’architettura costituzionale – ma quale tipo di controllo si intenda introdurre e con quali conseguenze sull’autonomia e sull’indipendenza dell’ordine giudiziario. Il referendum del 22 e 23 marzo prossimi, viene presentato come una riforma tecnica e ordinamentale. In realtà, il rischio concreto è quello di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva influenza del potere esecutivo sulla funzione giudiziaria. Per queste ragioni, vi invitiamo a partecipare al dibattito pubblico “Le ragioni del NO” che rappresenta un momento di approfondimento e confronto”.

Come ampiamente emerso dal dibattito pubblico sul referendum, i fautori del “NO” sembrano prescindere dal dato letterale delle norme della riforma per agitare allarmi suggestivi e immaginifici: evocano un possibile condizionamento della magistratura da parte della politica, un ipotetico indebolimento della lotta alla mafia o il rischio che gli organi deputati agli interna corporis finiscano in mano a soggetti inadeguati a causa del sorteggio — nonostante si tratti degli stessi magistrati ai quali l’ordinamento affida il potere di infliggere pene fino all’ergastolo.

A questa visione piuttosto ideologizzata, i sostenitori del “SÌ” obiettano, con approccio più laico, che tale riforma dell’ordinamento giudiziario porti a compimento il modello del processo penale accusatorio introdotto dal codice Vassalli del 1989. La sagace opera del partigiano socialista Giuliano Vassalli, allora Ministro della Giustizia, consentì di introdurre nella Costituzione il principio del giusto processo, secondo cui ogni dibattimento deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. In coerenza con questo caposaldo di civiltà giuridica, era necessario riconsiderare il rapporto di stretta e corrotta contiguità tra pubblico ministero e giudice, tipico del vecchio modello inquisitorio. Tuttavia, a causa dell’indebolimento del fronte politico riformatore in conseguenza di degenerazioni partitiche e delle resistenze corporative della magistratura associata, questo tassello fondamentale non fu mai posto. Si è giunti così ai giorni nostri, trascinando i guasti emersi con il caso Palamara e il consolidamento di quella che è stata definita “Repubblica giudiziaria”.

Per evitare di riascoltare i medesimi argomenti, confidiamo nel moderatore Antonello Fabrocile, a cui riconosciamo onestà intellettuale e capacità tecnica nel valutare ogni profilo in gioco.

Avvocato Fabrocile, poichè nessuno li spiega, sia cortese: chieda ai suoi illustri ospiti per quali motivi, secondo i sostenitori del “NO”, pubblici ministeri e giudici debbano permanere in un rapporto di tale prossimità e cointeressenza come l’attuale. A nostro sommesso avviso il pubblico ministero, al pari del difensore, dovrebbe essere completamente estraneo al giudice; anzi, come si diceva una volta, dovrebbe rivolgerglisi “con il cappello in mano“. Esiste una ragione  vera perché non debba essere così?

LA LOCANDINA DELL’INCONTRO