LA DOMENICA DI DON GALEONE…
1 Marzo 2026 - 06:55
1° Marzo 2026 ✶ Seconda domenica di Quaresima (A)
Credere alla luce del Tabor,
anche quando scendiamo nella notte!

Questo brano è interpretato, a volte, come una breve anticipazione del Paradiso. Bisogna sempre essere molto circospetti quando ci si ac- costa a un testo evangelico, perché è un testo di alta teologia, e redatto secondo icanonidellinguaggiobiblico.Ilraccontodellatrasfigurazione di Gesù, riferito in modo quasi identico da Marco, Matteo e Luca, ne è un esempio. Oggi ci viene proposta la versione di Matteo. Si apre con un’annotazione apparentemente irrilevante: «Sei giorni dopo». Dopo che cosa? Ci chiediamo anche: perché Gesù prende con sé solo tre discepoli? e perché sale su un monte?
Cominciamo da quest’ultimo particolare. Quando Gesù fa o dice qualcosa d’importante, sale su un monte: l’ultima tentazione avviene sul monte (Mt 4,8); le beatitudini sono pronunciate sul monte (Mt 5,1); sul monte sono moltiplicati i pani (Mt 15,29) e, alla fine del Vangelo, il Risorto dà appuntamento agli apostoli sul monte (Mt 27,16). Basta scorrere l’Antico Testamento per scoprire che il monte, nella Bibbia era il luogo dell’incontro con Dio: fu sul Sinai che Mosè ebbe la manifestazione di Dio; fu in cima all’Oreb dove anche Elia incontrò il Signore.
C’è di più: in Es 24,16 leggiamo che anche Mosè salì sul monte «dopo sei giorni» e non da solo, ma prese con sé Aronne, Nadab e Abiu (Es 24,1.9) e fu avvolto da una nube. Sul monte, anche il suo volto venne trasfigurato dallo splendore della gloria divina (Es 34,30). Alla luce di questi testi risulta chiaro l’obiettivo dell’evangelista: presentare Gesù come il nuovo Mosè, come colui che consegna al nuovo popolo – rappresentato dai tre discepoli – la nuova Legge; Gesù è la rivelazione definitiva di Dio. Mosè ed Elia – i due rappresentanti della Legge e dei Profeti – testimoniano che l’Antica Alleanza si completa nella nuova, sempre nella logica del seme, che diventa gemma e poi frutto.
Pietro, Giacomo, Giovanni sono gli stessi apostoli che in seguito abbandoneranno Gesù al suo destino. Pietro che, impaurito di gioia, esclama: “E’ bello stare qui!”, è lo stesso che, impaurito di vergogna, spergiurerà: “Quell’Uomo non lo conosco!”. Gesù trasfigurato ci esalta, Gesù sfigurato ci scandalizza! Gesù può regalarci momenti di estasi beatificante, ma può anche chiamarci a vegliare con Lui nel Getsemani; ci può condurre sul monte Tabor ma anche nel deserto del dubbio. Restare fedeli nella luce e nelle tenebre, nel successo e nel fallimento: ecco il problema, ecco il punto diacritico che separa una fede adulta da una religiosità superficiale. Si tratta di continuare a credere nella luce del Tabor, anche quando scendiamo nella valle del pianto. BUONA VITA!

