TUTTI I NOMI. Madre e figlio travolti e uccisi da pioggia e fango: indagato il sindaco Emilio Nuzzo. Accuse anche alla viceprefetta, al “fidato” Casale e altri 3

28 Febbraio 2026 - 17:24

L’indagine riguarda la tragedia del settembre 2024 che portò al decesso di Giuseppe Guadagnino e sua madre Agnese Milanese. Anche l’ex sindaco Ferrara indagato e il capo della polizia municipale

SAN FELICE A CANCELLO (l.v.r.) – La procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiuso le indagini e notificato l’avviso di conclusione delle indagini a sei persone, tutte accusate a vario titolo di disastro colposo e omicidio colposo per la tragedia avvenuta il 27 agosto 2024 a San Felice a Cancello, in cui persero la vita Giuseppe Guadagnino e sua madre Agnese Milanese.

I due, che si trovavano a bordo di un apecar, furono travolti dalle acque di piena mentre facevano ritorno alla loro abitazione dopo aver lavorato in un fondo agricolo nella frazione Chiaio. I loro corpi vennero ritrovati giorni dopo, rispettivamente il 2 e il 12 settembre, in località ex Cava Giglio.

I reati contestati

I pubblici ministeri Maria Alessandra Pinto e Iolanda Gaudino contestano agli indagati due gravi capi d’imputazione.

Il primo è il reato di inondazione colposa, aggravata dalla violazione dei doveri di pubblica funzione. Secondo l’accusa, il 27 agosto 2024, a seguito di un evento meteorico di intensità non eccezionale, si è verificata un’inondazione nel bacino del torrente Sant’Egidio.

Le acque, non trattenute dalla vasca di contenimento a causa della mancata manutenzione pluriennale, hanno straripato allagando le aree circostanti e creando grave pericolo per l’incolumità pubblica.

Il secondo capo d’imputazione è il più grave: omicidio colposo in cooperazione tra loro, con le aggravanti di aver agito nonostante la previsione dell’evento e in violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione.

Le condotte omissive contestate agli indagati avrebbero causato la morte di Giuseppe Guadagnino e Agnese Milanese.

Gli indagati: amministratori e funzionari pubblici

La Procura ha iscritto nel registro degli indagati sei persone che, in diversi periodi compresi tra il 2021 e il 2024, hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della protezione civile e della manutenzione delle opere idrauliche nel Comune di San Felice a Cancello. Diversi gli avvocati già nominati nelle scorse ore, mentre cureranno gli interessi delle parti civili, i familiari delle vittime, l’avvocato Rosa Piscitelli e il collega Gennaro Masiello.

Pasquale Ariemma, il responsabile dell’Ufficio Protezione Civile e Settore Ecologia del comune in diversi periodi: dal gennaio al dicembre 2021, da gennaio a luglio 2022, da settembre a ottobre 2022, e successivamente con decreti prefettizi e sindacali dal 2023 al 2024. Pier Luigi Casale, arrivato al comune di San Felice con la nomina della commissaria Savina Macchiarella, ha ricoperto lo stesso incarico dal luglio al settembre 2022, da ottobre a dicembre 2022, ed è stato confermato fino all’aprile 2023 con decreto prefettizio. Per lui la Procura contesta anche la recidiva.

Giuseppe Diglio, era responsabile della Polizia Municipale di San Felice a Cancello, nominato con decreto nel febbraio 2024. A lui facevano capo, da marzo 2024, le funzioni di Protezione Civile trasferite dal Settore Ecologia. Giovanna Ferrara, nata a San Felice a Cancello nel 1977 e residente nello stesso comune, è stata Sindaco del comune dal maggio 2019 al giugno 2022, ricoprendo il ruolo di prima autorità comunale di Protezione Civile.

Savina Macchiarella, la citata viceprefetta, ha svolto le funzioni di Commissario Prefettizio del Comune di San Felice a Cancello dal giugno 2022 al maggio 2023.

Ultimo, ma non ultimo, Emilio Nuzzo, nato a San Felice a Cancello nel 1969 e residente nello stesso comune, è sindaco dal maggio 2023. Anche per lui è contestata la recidiva.

Politicamente parlando, la posizione dell’attuale sindaco, candidato al consiglio provinciale è quella che ha certo un peso maggiore. Nuzzo era sindaco da oltre un anno al momento della tragedia e lo è stato anche in passato punto non solo, se non andiamo errati, ha tenuto a sè la delega ai lavori pubblici e quindi ci si aspettava un’azione diretta in questo ambito da parte del primo cittadino, uno dei tanti fedeli al consigliere regionale Giovanni Zannini.

La triste vicenda di Giuseppe guadagnino e Agnese Milanese sicuramente non farà altro che aumentare le discussioni della città di San Felice a Cancello rispetto a molti lavori che erano stati promessi in campagna elettorale, non ha ancora compiuti, oltre che alla classica polemica relativa ai finanziamenti persi dall’ente della Valle di Suessola.

Le accuse: una manutenzione mai fatta

Secondo la ricostruzione della Procura, tutti gli indagati, ciascuno per il periodo di rispettiva competenza, avrebbero gravemente omesso di adottare le necessarie misure di manutenzione dell’opera idraulica realizzata nel Vallone Sant’Egidio, in località Vallone.

Un piano di manutenzione del 2004 prevedeva che, nel periodo invernale (settembre-maggio), fossero effettuati sopralluoghi settimanali con asportazione del materiale che ostruiva le luci di scarico, e almeno una volta al mese la rimozione del materiale depositato sul fondo della vasca. Sopralluoghi aggiuntivi erano previsti dopo eventi piovosi di una certa intensità.

L’accusa contesta agli amministratori e funzionari di non aver realizzato uno specifico piano manutentivo per quell’opera, di non aver avviato la manutenzione ordinaria, di non aver chiesto supporto ad altri enti come il Consorzio idrico, di non aver incaricato personale tecnico di effettuare sopralluoghi e rimuovere i detriti, e di non aver eliminato i materiali accumulatisi nella vasca negli anni successivi al collaudo del 2017.

Le indagini hanno documentato che già nel 2021 la vasca si era progressivamente riempita di sedimenti e rifiuti antropici, tanto che nel giugno 2022 la cosa fu segnalata al Commissario Prefettizio e alla Polizia Municipale, ovvero la presenza di rifiuti nella zona. Venne anche contestata l’omessa apposizione di segnaletica di pericolo per evitare il transito veicolare e pedonale quando le condizioni della vasca non garantivano i minimi standard di sicurezza.

Il nesso causale

La Procura ritiene che proprio la pluriennale omessa manutenzione abbia causato la tragedia del 27 agosto 2024. La vasca di contenimento Sant’Egidio, a causa dei detriti e rifiuti accumulati, aveva un volume residuo esiguo rispetto a quello di progetto. Quando si è verificato l’evento meteorico, le acque hanno riempito rapidamente lo spazio rimasto, sono straripate e hanno generato una corrente che ha travolto madre e figlio, i cui corpi sono stati successivamente ritrovati con lesioni da impatto contro strutture rigide e con acqua e fanghiglia penetrate nelle vie respiratorie.