IL RETROSCENA. S. MARIA C.V: I veri motivi delle dimissioni della presidente del consiglio Sepolvere. La cena a tre in Via Avezzana con Mirra, Zannini e la Ferriero. Sgasa Capitelli, le ambizioni di Nicola Leone
25 Marzo 2026 - 14:05
Ci occupiamo, a distanza di qualche giorno di distanza dall’annuncio fatto dalla figlia del noto sindacalista dei parcheggiatori, dei motivi reali che lo hanno determinato e del possibile Risiko di poltrone in vista delle prossime elezioni comunali
SANTA MARIA CAPUA VETERE (g.g.) – Tutto inizia con una cena a casa dell’autentica prezzemolina (lo diciamo con simpatia perché sappiamo che possiede il sense of humor) Anna Maria Ferriero, assessore alla cultura e agli eventi del comune di Santa Maria Capua Vetere. Nella dimora di Via Avezzana che ospita anche, come abbiamo dimostrato in passato, l’associazione…, lautamente finanziata dal comune (clicca e leggi), il sindaco Antonio Mirra, facendo sua la nobile dichiarazione d’intenti del noto cantante Marco Mengoni, siede allo stesso tavolo, dimostrando di “credere fermamente negli esseri umani” con l’ugualmente noto Giovanni Zannini, al tempo già indagato per i reati di corruzione e concussione ma non ancora attinto dalla richiesta di arresto, inoltrata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e trasformata in un più mite divieto di dimora in Campania e nelle regioni circostanti, firmato dalla gip Daniela Vecchiarelli, il cui provvedimento è stato pienamente accolto e premiato dal tribunale del Riesame di Napoli. Siccome Antonio Mirra, al pari della Ferriero, è un avvocato penalista, dovrebbe fare della presunzione di non colpevolezza un suo credo fondamentale. Per cui non ha avuto problemi a cenare con Zannini con cui, d’altronde, aveva di nuovo incrementato la quantità e la qualità dei rapporti, visto e considerato che nella maggioranza del sindaco Mirra ci sono degli zanniniani di provata fede.
In quella cena, durante la quale si parlava anche delle future elezioni provinciali poi svoltesi lo scorso primo marzo, è stato raggiunto il seguente accordo: lo zanniniano Dino Capitelli sarebbe asceso alla poltrona di presidente del consiglio comunale fino alla conclusione del quinquennio di Antonio Mirra fissata per il 2027. Al di là delle vicissitudini e dell’aggravamento della posizione di Zannini, le dimissioni presentate da Anna Sepolvere, chiacchieratissima presidente del consiglio per tre anni e mezzo, quasi quattro anni, durante la seduta del consiglio comunale dello scorso 12 marzo, hanno rappresentato lo sconto di questa cambiale.
Fino ad oggi non ci eravamo occupati della notizia in quanto non eravamo riusciti a realizzare la messa a fuoco dell’antefatto: cioè dell’accordo tra Zannini e Antonio Mirra raggiunto in casa Ferriero. Ma le dimissioni della Sepolvere non possono essere frutto solamente di un’istanza formulatale da Antonio Mirra e prontamente riscontrata dall’ormai ex presidente del consiglio.
La Sepolvere, infatti, come è noto a tutti i sammaritani e come è noto a noi che in passato ci siamo tanto occupati di certe dinamiche, appartiene a una sorta di lobby lecita. Un po’ variopinta, ma sicuramente lecita fino a prova contraria: quella dei parcheggiatori, poi divenuti vigilini, che hanno sempre avuto nel papà della Sepolvere il loro punto di riferimento, colui che sindacalmente li ha tutelati collegandosi in maniera sistematica al politico che possiamo definire con un modo di dire “la cupa della torta”, vale a dire Nicola Leone.
Questi, come è ugualmente noto, sogna da anni di diventare sindaco di Santa Maria Capua Vetere. A noi non piacerebbe granché, proprio per queste relazioni, a volte farraginose, un po’ nebulose col mondo del “parcheggismo abusivo”, divenuto poi “parcheggismo bonificato”, però è un suo obiettivo e questo va registrato sul piano del racconto cronistico. Dunque, se la Sepolvere si è dimessa è anche perché Nicola Leone le ha dato il via libera.
Leone è un amico personale di Antonio Mirra, che è stato anche il suo avvocato difensore nella fugacissima comparsa del Leone nell’indagine sulle dichiarazioni fatte da Ciccio e’ Brezza, al secolo Francesco Zagaria, collaboratore di giustizia più sputtanato d’Italia, ma non lo sosteniamo noi, bensì i giudici che gli hanno sistematicamente negato le attenuanti dell’articolo 8, quelle attive per i collaboratori di giustizia credibili.
Si può ritenere, dunque, che Antonio Mirra abbia superato le riserve che, al di là del rapporto professionale, lui nutre non tanto in relazione al desiderio di Nicola Leone di ritornare in giunta comunale nell’ultimo anno di consiliatura per trasformare la sua carica in una trampolino di lancio per la candidatura a sindaco, quanto sull’ambizione principale del suo amico, ossia quella di indossare la stessa fascia che Mirra ha indossato fino ad oggi per nove anni.
Sarà così? È chiaro che tutte queste situazioni si sviluppano già in funzione delle prossime elezioni comunali. La sensazione è che Antonio Mirra abbia in testa un altro nome per la sua successione. Si è parlato anche del fratello Nicola, valente chirurgo, che, però, ha già mostrato in passato una certa difficoltà di tipo emotivo nel momento in cui è chiamato a rapportarsi ad una folla di astanti con un comizio, o comunque con un intervento durante una manifestazione pubblica. Comunque, al momento i fatti sono questi. Poi bisognerà capire già a partire dai prossimi giorni se Leone rientrerà o meno in giunta comunale, andando a sostituire il pressoché anonimo assessore Pasquale Zacchia.
