CASERTA. Neonata morta dopo il parto, assolti i medici
1 Aprile 2026 - 10:39
Per la Procura non ci sono state omissioni
CASERTA – Assolti perché il fatto non sussiste. È questa la decisione del giudice monocratico Giovanni Caparco del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha prosciolto i medici Raffaele Ferraro, Francesca Fabozzi e Pier Luigi Salzillo, in servizio presso la casa di cura Iatropolis di Caserta.
I tre sanitari erano finiti sotto processo per la morte della neonata Fabiana Delli Paoli, deceduta poche ore dopo il parto. Secondo l’accusa della Procura sammaritana, i medici avrebbero tenuto condotte negligenti durante la gestione della gravidanza della madre, Maria Carmela Di Lernia, non effettuando un monitoraggio adeguato e non diagnosticando tempestivamente un ritardo di crescita intrauterino.
In particolare, veniva contestato ai professionisti di non aver approfondito alcune anomalie emerse durante i controlli, come la discrepanza tra l’epoca gestazionale ecografica e quella di amenorrea, limitandosi a rinviare la paziente a visite successive senza predisporre un piano diagnostico più accurato. Inoltre, secondo l’impianto accusatorio, non sarebbero stati eseguiti controlli fondamentali, tra cui la misurazione della pressione arteriosa e specifici esami clinici.
Sempre secondo la Procura, tali omissioni avrebbero impedito di individuare un percorso terapeutico adeguato, che avrebbe potuto stabilizzare la gravidanza e consentire al feto di raggiungere un maggiore grado di sviluppo e quindi più alte possibilità di sopravvivenza.
La piccola, alla nascita, pesava appena 540 grammi ed è morta dopo poche ore. Tuttavia, nel corso del dibattimento è emerso un elemento decisivo: l’assenza di un nesso di causalità tra la condotta dei medici e il decesso della neonata. La morte, infatti, sarebbe stata determinata da una malformazione congenita del feto, indipendente dalle cure prestate.
Alla luce di queste evidenze, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, chiudendo il caso con la formula “perché il fatto non sussiste”.
