Ecco un pessimo modo per affrontare le questione CPR di CASTEL VOLTURNO. Lagnese, vescovo dell’economia, crede essere monsignor Romero e si riscopre terzomondista

27 Aprile 2026 - 16:34


Nella giornata di oggi non abbiamo il tempo per scrivere una nostra nota sull’evento svoltosi stamattina presso la diocesi di Caserta. Questo giornale aveva affrontato in maniera equilibrata il tema del CPR di Castel Volturno, esprimendo una contrarietà attraverso argomentazioni che non riguardavano, perché non potevano riguardare, l’inevitabilità di questo strumento (cliccate e leggetelo bene). Argomentazioni serie ed equilibrate, rispetto a quelle elargite a buon mercato stamattina da Lagnese, manco a dirlo dopo la visita nel MACRICO di Roberto Fico che dovrà scucire un po’ di milioni di euro per gli obiettivi ancora poco chiari del presule – con pericolo serio di una speculazione edilizia – il quale scavalca addirittura a sinistra il compianto vescovo Nogaro, che però fondava il suo pensiero su solide basi dottrinali e non solo su slogan, come quelli sull’inclusione ecc. ecc., Belle parole di impossibile realizzazione perché dimenticano un “piccolo dettaglio”: a Castel Volturno ci sono decine di migliaia di immigrati illegali, e in Italia centinaia di migliaia. Ma poi con calma, nei prossimi giorni, torneremo sull’argomento che noi rispettiamo molto di più a differenza della Chiesa locale

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO STAMPA DELLA DIOCESI

Diocesi di Caserta
La Campania dice NO al CPR e SÌ a politiche di inclusione, accoglienza e sviluppo giusto

Esprimiamo profonda preoccupazione per il progetto di realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel Comune di Castel Volturno. I fatti di cronaca ci raccontano come all’interno di questi luoghi, in tutto il Paese, le persone vivano spesso in stato di abbandono e di come, purtroppo, donne e uomini innocenti in essi trovino la morte. Nei CPR viene rinchiusa l’umanità e la dignità delle persone.

I CPR non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia.

Riteniamo ancora più grave che si voglia realizzare uno di questi luoghi in un territorio come quello di Castel Volturno che attende un riscatto sociale da molti decenni. Qui si sperimentano quotidianamente pratiche di integrazione e convivenza, grazie al lavoro di cittadini, enti locali, caritas e parrocchie, associazioni e realtà del terzo settore. L’insediamento di un CPR rischia di compromettere questo percorso, rafforzando narrazioni negative e stigmatizzanti che il territorio cerca da tempo di superare.

Ogni scelta pubblica deve rispettare la dignità della persona e contribuire a rafforzare, non a dividere, il tessuto sociale. Castel Volturno e la Campania non hanno bisogno di questo. Con fermezza sentiamo il dovere di ribadire che le politiche migratorie non possono essere ridotte a dispositivi di contenimento. La complessità non si governa creando nuovi luoghi di esclusione. La sicurezza non si costruisce alimentando periferie della dignità. Serve un cambio di direzione: integrazione reale, percorsi di legalità, accesso al lavoro, politiche abitative, presidi educativi. Serve uno Stato che accompagna processi e non che si limiti a contenere. Serve una visione capace di tenere insieme sicurezza e diritti, senza contrapporli.

Castel Volturno non può essere nuovamente identificata come luogo di marginalità e contenimento. Deve invece essere sostenuta come modello e laboratorio di integrazione, sviluppo e convivenza civile.

Per queste ragioni diciamo con forza NO alla realizzazione del CPR a Castel Volturno e facciamo appello al Governo e alle Istituzioni competenti perché si apra un confronto aperto con gli enti locali, le realtà del territorio e i cittadini e le cittadine per costruire insieme alla società civile, agli uomini e alle donne di buona volontà, alle istituzioni democratiche, soluzioni sostenibili, che tengano conto del territorio e del suo ambiente. Che sappiano tenere insieme diritti, inclusione, legalità.