AVERSA. Non cambierà mai nulla. Appaltino dei rifiuti all’impresa di Beniamino Sabbatino, più volte interdetto per l’antimafia, e come vice RUP fa capolino l’inquisito Raffaele Serpico. poi c’è Leopoldo Graziano e…

14 Maggio 2026 - 13:30

Per noi che conosciamo la storia monnezzologica non è affatto una buona notizia, per altri, quelli che mantengono ancora ben saldi le redini dei procedimenti amministrativi di Aversa e in tanti enti locali di questa provincia, naturalmente lo è

AVERSA (g.g.) Dipende dai punti di vista: c’è chi può considerarla una buona notizia e chi invece, come noi, la ritiene una cattiva notizia.

Noi già da qualche mese ci stiamo occupando dei procedimenti amministrativi, piuttosto discutibili, relativi agli affidamenti attraverso gare o proroghe riguardanti la raccolta dei rifiuti solidi urbani della città di Aversa.

Oggi però siamo in grado di scrivere una notizia molto interessante, forse la più interessante da quando Tekra, forse per problemi economici interni, ha lasciato il servizio cedendo un suo ramo d’azienda alla Risam, società che – per combinazione, ci mancherebbe – sarebbe riconducibile a un ex dipendente della stessa Tekra.

Il Comune di Aversa, in un primo tempo, sembrava orientato a lavorare con Risam. Poi Casertace intervenne con un articolo in cui rese pubblica questa coincidenza dell’ex dipendente Tekra e il Comune normanno fece un passo indietro.

Lo scorso 28 aprile, con la determina numero 197 che pubblichiamo in calce, è stata aggiudicata quella che noi chiamiamo “garetta”, cioè una procedura di pochi mesi che, in termini più formali, viene definita gara ponte. Nel caso di specie, la durata è di sette mesi: dunque da metà maggio (o inizio giugno, non sappiamo se ci sarà un repentino passaggio di cantiere tra l’impresa ancora in servizio e la nuova, oppure se occorrerà qualche giorno supplementare) fino al 15 dicembre o al 31 dicembre.

Veniamo alla notizia contenuta nella determina: buona per alcuni, cattiva per altri. Guardando ciò che, un po’ scherzosamente, si potrebbe definire un combinato disposto, una buona novella, ci accorgiamo che questa aggiudicazione sancisce e rende pubblica una vera e propria “doppietta”: un combinato appunto tra il personaggio che sta dietro all’impresa vincitrice e un altro personaggio che, dopo qualche anno di squalifica amministrativa, è tornato da protagonista pur non facendo parte della commissione aggiudicatrice.

L’impresa vincitrice è la Win Ecology Srl, che si servirà in avvalimento – non sappiamo per quale frazione del servizio erogato – dell’impresa Doks Lanterna Spa di Santino Pesce. Ci rivolgiamo a qualche cultore della materia della “monnezzologia”, che vanta molti più appassionati di quanto si possa lontanamente pensare: vi dice qualcosa il cognome Sabbatino? Beh, a noi sì. Ci riporta direttamente alla sigla abbreviata di questo cognome, ovvero alla SaBa Ecologia, grande protagonista degli appalti dei rifiuti in Campania nel primo decennio di questo secolo.

Il suo patron, di nome Beniamino, è uomo conosciutissimo anche in provincia di Caserta e nel capoluogo, dove fu costretto a lasciare a seguito di una interdittiva antimafia.

È una famiglia che ha segnato profondamente anche i procedimenti giudiziari e amministrativi. I guai, infatti, non si sono limitati alle vicende della cosiddetta casa madre, ma hanno investito anche la sua erede, cioè proprio la Win Ecology, che si è aggiudicata la gara al Comune di Aversa.

Nel maggio 2023, infatti, la società è stata destinataria di un’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Padova, finendo altresì al centro di un’indagine da parte della Procura di Napoli per turbativa d’asta negli appalti pubblici. In quel periodo la Win Ecology era titolare – non sappiamo se lo sia ancora – del servizio di raccolta rifiuti nei comuni napoletani di Pompei, Marigliano e Mugnano di Napoli. L’interdittiva sia stata poi superata a seguito di una sentenza favorevole da parte della Corte di Appello di Napoli, ammettendola al controllo giudiziario volontario, che di fatto sospende gli effetti dell’interdittiva antimafia.

Un disegno complesso, in cui lo Stato continua a non essere concorde, attraverso alcune sue strutture del Ministero dell’Interno, sul fatto che i Sabbatino siano in rapporti impropri, contigui o connessi alla camorra, mentre altre strutture dello Stato, quelle giudiziarie, il TAR e il Consiglio di Stato, non condividono questa impostazione.

Win Ecology è nelle mani del socio di maggioranza Antonio Sabbatino e della socia di minoranza Roberta Sabbatino; organismo di vigilanza Luca Capasso; revisore legale Massimo Santoro; amministratore unico Maurizio Loreto. Insomma, è l’azienda della famiglia Sabbatino, in pratica la nuova SaBa.

Siccome siamo stati sulle tracce per anni della Saba originaria, allora qualche dubbio e perplessità resta. Le stesse che evidentemente tre anni fa ha avuto la Prefettura di Padova, dove insiste la sede legale di Win Ecology, con una scelta tipica di certe imprese che si “spostano” nelle province del Nord ritenendo che la procedura dei controlli antimafia sia più complessa o meno efficace, e quindi più “porosa” quando si tratta di arrivare al TAR o al Consiglio di Stato per impugnare i provvedimenti.

Questa dunque è la prima buona o cattiva notizia.

Poi c’è la seconda: sapete chi è il supporto al RUP di questa gara? Raffaele Serpico. Il RUP della procedura è Danila D’Angelo, che – per usare un eufemismo – non ha particolare dimestichezza con la materia dei rifiuti; il ruolo di Serpico ha quindi assunto un peso specifico ancora maggiore.

Noi Serpico lo ricordiamo nel famoso garbuglio di gare che, grazie a CasertaCe, aprì gli occhi alla magistratura, con tanto di inserimento di dirigenti comunali tra gli indagati rispetto a una delle procedure che avrebbe dovuto portare il faccendiere, oggi sotto processo, Carlo Savoia, a conquistare il controllo della grande torta dei rifiuti aversani.

La posizione di Serpico fu stralciata: ne uscì indenne da quelle indagini, ma le intercettazioni che pubblicammo parola per parola inchiodarono direttamente la sua funzione dirigenziale. Scrivemmo che, alla luce di quelle intercettazioni a dir poco imbarazzanti, Serpico avrebbe meritato, al di là dei tecnicismi giudiziari che gli permisero di rimanere indenne in quell’inchiesta, di non toccare più alcun documento relativo a procedure di aggiudicazione di servizi pubblici.

Passò qualche tempo e Serpico fu addirittura arrestato nell’ambito della vicenda relativa ai permessi a costruire a una nota famiglia di palazzinari aversani, i Cecere, vicenda per cui, a quanto ci risulta, il dirigente è ancora sotto processo.

Trovarselo ora come supporto al RUP in una gara aggiudicata da una commissione formata dalla dirigente Danila D’Angelo, da Leopoldo Graziano – altro nome che ha suscitato dubbi e perplessità per i suoi comportamenti – e da Luca Macchia, provoca una certa impressione, almeno a noi. Magari in altri, quelli dei compromessi al ribasso e degli equilibri inconfessabili dentro le procedure amministrative, il ritorno di Serpico non fa nemmeno specie.