CLAMOROSO ED EQUO. Tiberio La Torre assolto in Appello. Crolla il castello accusatorio messo in piedi da Giovanni Zannini, Alfredo Campoli e il loro sodale Federico Supino
15 Maggio 2026 - 17:11
In primo grado era stato condannato a 12 anni. Vincente è risultata la strategia difensiva degli avvocati Carlo De Stavola ed Elisabetta Carfora
MONDRAGONE (G.G.) – Crolla, a nostro avviso giustamente, sotto i colpi del preciso e puntiglioso ricorso presentato dall’avvocato Carlo De Stavola — che ha discusso in questo processo insieme alla collega Carfora davanti alla Corte d’Appello di Napoli — l’intero castello accusatorio che ha portato il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, precisamente il collegio presieduto dal giudice Giovanni Caparco, a condannare a 12 anni di reclusione Tiberio La Torre, fratello del boss Augusto La Torre.
La vicenda è quella nota dei presunti tentativi di estorsione subiti dal consigliere regionale Giovanni Zannini e dall’imprenditore suo sodale Alfredo Campoli.
La procedura giudiziaria fu attivata da una denuncia presentata, in maniera piuttosto anomala, nella tarda serata alla caserma dei carabinieri di Mondragone dai due appena citati, i quali costruirono una narrazione imperniata su più episodi nei quali Tiberio La Torre avrebbe formulato minacce allo scopo di ottenere denaro e vantaggi.
Sin dal primo momento Casertace ha subodorato che qualcosa non avesse funzionato in questa storia, a partire dai tempi rapidissimi con cui una forza investigativa forse ingenua si era mossa per arrestare Tiberio La Torre, facile bersaglio a causa del suo passato e di quello dei familiari. Un pregiudizio che diventava una struttura mentale in grado di mettere in secondo ordine la ricostruzione di fatti che non tornavano, come Casertace scrisse e dimostrò in più articoli (usate Google e digitate “Giovanni Zannini arresto La Torre”).
La Corte d’Appello di Napoli, pochi minuti fa, ha completamente ribaltato quella condanna, assolvendo totalmente La Torre e ritenendo dunque inattendibili i contenuti delle denunce presentate da Zannini e Campoli, nonché puntellate da soggetti non certo raccomandabili quali Federico Supino (CLICCA E LEGGI), gravato da pesanti precedenti penali, e da un altro imprenditore operante nel settore dei parcheggi, entrambi saldamente legati ai lucrosi affidamenti del Comune di Mondragone, monopolizzato da anni da Zannini.
Chiaramente bisognerà attendere un po’ di tempo per entrare nel merito di questa sentenza. Sarà importante, almeno per noi, leggere le motivazioni addotte dai giudici di secondo grado che, naturalmente, hanno respinto la richiesta di conferma della condanna a 12 anni avanzata ritualmente dalla Procura generale, rappresentata in aula dal sostituto procuratore generale D’Onofrio.
Il Comune di Mondragone, questa volta costituitosi parte civile, a differenza di quanto clamorosamente non ha fatto nel processo che vede come imputato principale l’ex comandante dei vigili urbani David Bonuglia, era rappresentato dall’avvocato casagiovese Melone, che è stato anche l’avvocato di parte civile di Zannini. Come si suol dire, manco a dirlo, giusto per far capire quale sia il legame di piena sovrapposizione tra il consigliere regionale e il Comune di Mondragone.
