CAMORRA&POLITICA. L’idea della Dda: a Francesco Petrella le mazzette di Ottimo e Franco Lombardi, a Bosco le assunzioni. Cronaca tragicomica della campagna elettorale delle Regionali

1 Giugno 2026 - 12:35

Il reuccio dei supermercati, in nome e per conto della famiglia Zagaria-Capaldo, puntò tutto su Caterina Sagliano e vi spieghiamo perché. Franco Lombardi, che già costruiva spassosissimi castelli in aria sognando di occupare tutti i posti essenziali in Regione, andò con Gianluigi Santillo, cazzaro di professione, a cui credeva ciecamente. Risultato: la Sagliano raccolse quasi 6mila voti; Santillo, che faceva sempre gli onori di casa Mastella in quel di Ceppaloni, 2.500, dopo aver evidenziato anche il suo rapporto con Giuseppe Diana, detto Peppe o’ Limone, uomo degli Zagaria

CASAPULLA (G.G.) – Le cornici politiche messe in evidenza durante l’indagine che ha portato all’emissione di arresti a carico di Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del superboss Michele, ma anche di imprenditori a loro legati, a partire da Alfonso Ottimo e dal sammaritano Franco Lombardi, disegnano poi un quadro dal contenuto non fondamentale, a nostro avviso, in quanto, nel perimetro della politica, ancor più quando questa diventa pratica elettorale, non c’è partita tra l’antica scaltrezza di mestieranti come Gianluigi Santillo, all’epoca delle Regionali 2020 presidente del consiglio comunale di Piedimonte Matese e precedentemente sindaco di San Potito Sannitico, e personaggi come Franco Lombardi, il quale, quando deve trattare con i politici degli affari e degli appalti a favore dell’impresa dei rifiuti Isvec, ci sa fare, ma quando sta dentro a una dinamica elettorale fa anche un po’ tenerezza.

Lombardi, infatti, struttura un accordo con Gianluigi Santillo, il quale è notoriamente, come spesso scritto anche da noi, un simpatico cazzaro. Della serie: se lo conosci non ti fa un danno, ma evidentemente Franco Lombardi non lo conosceva bene, se è vero, come è vero, che crede alla luna nel pozzo fattagli vedere da Santillo. Pensate che Franco Lombardi, nel meccanismo di intesa con Alfonso Ottimo, che si muoveva in nome e per conto della famiglia Zagaria-Capaldo, costruiva in quei giorni proverbiali castelli in aria. Per loro, o meglio per lui e Ottimo, sarebbe stato indifferente se a essere eletti in consiglio regionale fossero stati Gianluigi Santillo o Caterina Sagliano di San Marcellino, il primo appoggiato da Lombardi, la seconda da Ottimo in forza di un patto, forse anche imprenditoriale, con il padre Angelo Sagliano, anche lui, al pari di Ottimo, imprenditore nel settore della grande distribuzione e grande vendita alimentare.

Ed eccoli i castelli in aria di Lombardi. Noi Campani, lista di Mastella, organizzata a Caserta da Luigi Bosco, ci dovrà attribuire il controllo della segreteria politica. Un posto di rilievo che probabilmente Franco Lombardi aspirava lui a ricoprire. In più, sempre Franco Lombardi, che sembra Carlo Croccolo quando detta a Totò l’elenco della spesa per un pranzo luculliano da fare dopo aver dato in pegno un vecchio paltò, afferma senza mezzi termini che anche l’assessorato all’ambiente sarebbe stata roba loro, «perché a noi ci fa comodo quella poltrona».

Alla fine le elezioni andarono come andarono. I voti, tanti, li prese Caterina Sagliano, che arrivò terza ma a soli 800 voti di distanza dall’eletta Maria Luigia Iodice. Santillo, per accreditarsi quando era a contatto con Franco Lombardi ma soprattutto con Ottimo, parlava della sua amicizia con Giuseppe Diana, detto Peppe o’ Limone, esponente del clan dei Casalesi, fazione Zagaria, temendo, con rincrescimento, che le accuse formulate a carico di Elvira Zagaria, sorella di Michele, arrestata in quel periodo, fossero proprio frutto di questo suo rapporto con “o’ Limone”.

Mastella non sa con chi ha a che fare, anche se probabilmente più di una tirata di orecchie meriterebbe il cognato di Montesarchio, Italico Lonardo, che invece partecipa alle riunioni realizzate anche all’Isvec alla presenza di Ottimo e Franco Lombardi.

Le elezioni, dicevamo prima, andarono come andarono. Luigi Bosco queste partite le giocava anche attraverso Francesco Petrella, assessore al Comune di Santa Maria Capua Vetere e poi, dopo essere caduto in disgrazia agli occhi di Antonio Mirra, consigliere di opposizione. Petrella scende in campo per Caterina Sagliano. Non sappiamo se convince anche Bosco a darle dei voti, magari questo lo andremo a controllare dal tabellone delle preferenze al Comune di Casapulla alle Regionali del 20 settembre 2020.

Ma Bosco gioca un’altra partita elettorale. Tiene riparato, protetto, il nome del sammaritano-bellonese Steve Stellato e, dopo il taglio del nome di Marcello De Rosa, al tempo sindaco di Casapesenna, che poi con Mastella si è candidato nel 2026, lo fa venire fuori all’ultimo momento, verso il 20 agosto, quando vengono presentate le liste.

Né Franco Lombardi né Alfonso Ottimo si rendono conto che Steve Stellato è un candidato molto competitivo, al punto da contendere, come poi si verificò, l’elezione fino all’ultima scheda a Maria Luigia Iodice, con tanto di durissima coda giudiziaria a colpi di ricorsi e denunce.

Però Bosco è interessato alle dinamiche degli appalti; lo è perché il rapporto tra Francesco Petrella e Franco Lombardi è tale da garantirgli la possibilità di far assumere un numero molto alto di persone in funzione elettorale, dato che lui era già proiettato verso il traguardo, poi fallito a causa di altre inchieste, delle elezioni europee del 2024.

Dall’ordinanza si capisce che, secondo la DDA, l’appalto al Comune di Casapulla, al tempo in cui c’era il sindaco Lillo, autentica controfigura della famiglia Bosco, fu determinato dalla volontà di quest’ultima con la spinta di Francesco Petrella. L’idea che i magistrati della DDA si sono fatti è che Petrella, dimessosi dalla carica di consigliere comunale di Santa Maria Capua Vetere 4-5 giorni dopo la pubblicazione del nostro primo articolo sull’appalto di Casapulla, prendesse le tangenti, mentre a Bosco veniva garantito il controllo sulle assunzioni.

Ma l’opera di Bosco, come vedremo successivamente, non si fermava alla piazza di Casapulla. Lui si mostrò disponibile anche per quanto riguarda Cellole, dove in quel periodo operava anche sua moglie, assunta, come scrivemmo noi di Caserta, al Comune prima di passare nei ranghi dell’amministrazione provinciale dopo che Bosco aveva stipulato un patto di ferro di federazione politica con i moderati di Giovanni Zannini, in un connubio che li portava a viaggiare insieme in tutti i comuni, ad esempio Marcianise, quando pretesero, probabilmente in segno di disprezzo per questo giornale, dalla candidata sindaca Lina Tartaglione e con il placet di quel fessacchiotto del marito, una foto a tre che probabilmente alla Tartaglione è costata, come lei sa benissimo, l’appoggio di questo giornale che l’ha cancellata da quella campagna e, conseguentemente — lo ha dichiarato lei stessa — la vittoria contro Antonio Trombetta.

Il quadro è questo. Emerge chiaramente dagli atti di indagine e tanto ne dovremo ancora raccontare in seguito.