CAMORRA & SCOMMESSE. Soldi da pulire con le “bollette”. Così il clan di Peppe O’Padrin riciclava migliaia di euro con il logo GOLDBET

12 Luglio 2026 - 20:00

L’affiliazione alla nota compagnia di betting, facente parte del gruppo Lottomatica, c’è stata tramite una richiesta della società CED, intestata ad una ragazza 21enne, al tempo della costituzione dell’impresa. A tutte le società di scommesse consigliamo vivamente di approfondire le domande di franchising quando, ahinoi, provengono da una terra come la nostra, ad altissimo tasso di riciclaggio di denaro sporco

CASERTA (l.v.r.) – Il clan Schiavone e quello amico dei Russo hanno sempre avuto una propensione al riciclaggio di denaro attraverso le scomesse. Spesso, tramite bische clandestine, organizzate in modo tale da poter muovere contante e riceverne nuovo dai partecipanti e da chi perdeva e non di rado, pur di continuare a giocare, chiedeva prestiti, finendo poi nelle mani dello strozzinaggio criminale.

Ma c’è di più. Con l’apertura del mercato a molti centri scomesse, si è partita la possibilità ad imprenditori facoltosi, ma anche a giovani con la voglia di lanciarsi, di entrare nei franchising del betting. Utilizzando, quindi, le insegne, i marchi di famose società di scommesse, note e riconoscibili, diventa più facile attirare clientela e, di conseguenza, guadagni.

E secondo la Dda di Napoli anche il clan Russo sarebbe entrato in un franchising nazianole, riuscendo ad ottenere, grazie alla giovane titolare della ditta individuale CED, Sabrina Parascandolo, indagata e con la misura dell’obbligo di firma, l’affiliazione a Goldbet. Secondo l’accusa, Costantino Russo, arrestato e in carcere, figlio del boss Giuseppe Russo O’Padrin, storico uomo del superboss Francesco Schiavone Sandokan, sarebbe stato il titolare e gestore di fatto di questa impresa, ma anche della Bet Game srl, entrambe con sede a via degli Oleandri, a Castel Volturno, intestata al fratello della ragazza, Raffaele Parascandolo, anche lui arrestati. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era eludere le misure di prevenzione patrimoniale e agevolare il riciclaggio di denaro.

La società CED era stata aperta da Sabrina Parascandolo quando aveva appena 21 anni, ovvero nel settembre 2013. Ed è probabile che, in qualità di titolare, sia stata lei a chiedere formalmente l’affiliazione come centro scommesse Goldbet.

Attualmente questo centro scommesse, noto come Goldbet Pinetamare, è ancora aperto, ma non sappiamo se le sue quote siano state tra i beni oggetto del sequestro richiesto dalla DDA di Napoli e autorizzato dal tribunale. E va aggiunto che, come sempre avviene nei casi di sequestro, qualora fosse confermato per la società che gestisce il centro scommesse, questa misura patrimoniale del tribunale non comporta la chiusura, bensì il congelamento delle quote, gestite da un amministratore o da un curatore nominato dal tribunale stesso.

Quindi, a Russo sarebbero state attribuite fittiziamente le quote e la disponibilità della società, insieme a Edoardo Pardo, indagato a piede libero, mentre Sabrina Parascandolo, e Raffaele Parascandolo avrebbero assunto formalmente la titolarità. Raffaele Parascandolo, in particolare, avrebbe avuto un ruolo operativo nella riscossione di crediti e nell’acquisizione di altri punti scommesse.

E’ chiaro che la società di scommesse, facente parte del gruppo Lottomatica, non poteva sapere le trame che, secondo la DDA di Napoli, portano un centro betting a loro affiliato direttamente al clan dei Casalesi. Ma ci sentiamo di dare un consiglio a Goldbet e a tutte le agenzie nazionali che fanno franchising: attenzione. Sfortunatamente, la provincia di Caserta ha due dati superiori alla media: il numero di persone che scommettono e il numero di fazioni criminali che vogliono reinvestire nel betting.

Ripetiamo, Goldbet non poteva sapere, ma quando vi arrivano richieste dalla nostra provincia, è il caso di accendere più luci rispetto al processo ordinario di affiliazione. A noi di CasertaCe, chiaramente, poco cambia. Se l’insegna di una società nazionale viene usata da persone connesse alla criminalità, noi ne scriviamo. Però poi evitateci lunghe risposte, richieste di rettifica, perché noi raccontiamo indagini e processi, approfondimenti investigativi, con tanto di documenti giudiziari. In breve, non ci siamo inventati noi l’interesse del clan Russo per l’insegna Goldbet.