AVERSA. Il solito don Schiavone e la “movida sociale” di Scuotri e Fiorenzano. Cosa c’è dietro al blitz della polizia al locale
12 Luglio 2026 - 17:41
Autorizzazioni mancanti e tanti “dubbi” anche sui destinatari della multa
AVERSA (fede.borr.) – Il blitz in un garden bar nel cuore di Aversa, la contestazione della mancanza delle necessarie autorizzazioni, una multa potenzialmente salata. Sono bastati pochi elementi contenuti nel comunicato, diffuso nel pomeriggio di ieri dall’ufficio stampa della Questura di Caserta, per far partire il toto-nomi sul locale finito nel mirino dei controlli.
A destare maggiore curiosità è stato soprattutto il riferimento ad un’attività sorta all’interno di un giardino pubblico. Se Aversa, infatti, non può dirsi certo priva di parchi, dei giardini pubblici se ne sente parlare poco e niente. Anzi, è talmente raro incappare in una conversazione che abbia le parole “Aversa” e “giardino” nella stessa frase che quasi era stata messa in dubbio l’esistenza di questo spazio.
Ma in effetti, un giardino c’è, e proprio la sua unicità “galeotta” ha permesso di restringere il campo delle ipotesi per individuarlo. Si trova in via Roma 306, di fronte al Parco Pozzi e a ridosso della casa circondariale “Filippo Saporito”, dove dietro un maestoso portone si cela la fattoria sociale Opera San Leonardo.
Mezzo ettaro di terreno curato dagli uomini e dalle donne ospitati nelle case d’accoglienza della Caritas guidata dal casalese don Carmine Schiavone, che grazie alla cooperativa sociale Mebius – un’impresa nata ad Aversa sempre per volontà della Caritas diocesana nei primi mesi della pandemia – offre opportunità di lavoro a coloro che vivono in condizioni di marginalità, attraverso le attività agricole nei terreni dell’Opera San Leonardo o con la realizzazione di capi d’abbigliamento e accessori tramite il brand di moda etico-sostenibile “Gioia”.
Fatta tutta questa spiegazione, arriviamo al neonato tassello di questo articolato progetto sociale firmato “Caritas”. Perché dopo la fattoria e il brand di moda, la cooperativa Mebius lo scorso 6 giugno, negli spazi della fattoria sociale di via Roma, ha dato il via al locale “Barrio Urbano”. Un’iniziativa che, secondo quanto pubblicizzato sui loro canali social, propone serate dal mercoledì alla domenica, dalle ore 19 (e fino alle 2 del mattino, stando alle segnalazioni e lamentele dei residenti).
Insomma, proprio questa è l’attività finita al centro del sopralluogo effettuato dal Commissariato di Aversa, dalla Polizia Locale e dal Servizio veterinario dell’Asl, poiché priva delle necessarie autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande e disponendo soltanto di un’autorizzazione temporanea, ritenuta però non utilizzabile in assenza di manifestazioni o eventi straordinari che ne giustificassero il rilascio.
Al legale rappresentante della cooperativa sociale è stata invece contestata una sanzione che potrebbe arrivare fino a circa 15mila euro.
Ora, se è vero come è vero – e il comunicato stampa della Polizia lo mette per iscritto chiaramente – che la multa è stata comminata all’amministratore delegato della cooperativa, la Mebius appunto, dalle verifiche da noi effettuate questi è proprio don Carmine Schiavone, presidente della Caritas diocesana di Aversa, nonostante sui social abbiano iniziato a girare voci di altri “soci” che potrebbero essere destinatari della sanzione, ma per il momento ci sembra più corretto attenerci all’atto della Polizia.
Sulla vicenda, inoltre, si sono rincorse numerose indiscrezioni sui nomi vicini al progetto, che hanno generato inevitabilmente polemica per la loro presenza sulla scena politica locale. Tra questi figurano l’ex assessore Mariano Scuotri, da tempo immemore impegnato nelle attività della Caritas diocesana, e l’ex consigliere comunale Pasquale Fiorenzano, anche lui come Scuotri punto di riferimento relazionale del potentissimo vicario della Diocesi di Aversa don Carmine.
Ma il ruolo di Fiorenzano, in questo caso specifico, ha una duplice valenza dal momento che l’avvocato è molto vicino al noto bar posto di fronte al vescovato “Santé – Seminari Alcolici”, locale che compare anche nelle locandine promozionali di Barrio Urbano con la dicitura “powered by”, lasciando intendere una collaborazione nella gestione della proposta beverage del locale. La parte gastronomica, invece, è legata ai prodotti coltivati e lavorati nell’ambito delle attività della fattoria sociale.
Naturalmente, qualora i soggetti chiamati in causa intendessero fornire chiarimenti o smentite rispetto a quanto ricostruito, questo giornale resta a disposizione per ospitare ogni eventuale replica.
Fino a quel momento, rimane gravissimo il fatto che un’attività avviata da circa un mese abbia potuto operare, secondo quanto contestato dagli organi di controllo, senza le necessarie autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande, soprattutto considerando la presenza attorno al progetto di figure che in passato hanno ricoperto incarichi pubblici di primo piano in città e dello stesso don Carmine, con il suo ruolo tutt’altro che marginale di direttore della Caritas non solo di Aversa, ma da qualche anno anche della Regione Campania.
Nel frattempo, ieri sera il “Barrio Urbano” era ancora in piena attività, con decine e decine di clienti seduti ai tavoli. Un aspetto che più di qualcuno ha guardato con sospetto, ma che, in fin dei conti, la legge consente. Perché, se è vero che il comunicato della Polizia riferisce della trasmissione della documentazione agli uffici comunali competenti per l’adozione dei provvedimenti di chiusura del locale, è altrettanto vero che la patata bollente passa ora al Comune di Aversa.
Com’è noto, l’intervento della polizia giudiziaria non comporta automaticamente la chiusura di un’attività commerciale, trattandosi di un provvedimento che rientra nella competenza amministrativa. Pertanto, il Comune di Aversa non è al momento ancora intervenuto nel merito della vicenda. Con ogni probabilità, già a partire da domani l’ufficio competente potrà verificare se gli accertamenti effettuati dalla polizia siano fondati e se si renda necessario adottare un provvedimento di sospensione temporanea dell’attività, in attesa che il locale provveda a regolarizzare la propria posizione amministrativa e documentale.
