EX MACRICO. Adista svela il gioco delle tre carte della Curia: smentisce lo stop ai fondi, ma dalla Regione Campania il no è arrivato già a maggio

11 Luglio 2026 - 14:36

Caserta (pm) Come era prevedibile, non si è fatta attendere la replica di Adista, l’accreditata testata romana di ambiente cattolico che mercoledì scorso dava notizia dello stop della Regione Campania – a motivo di anomalie dell’iter amministrativo – al finanziamento di 15 milioni di euro atteso dalla Curia casertana, per il tramite della sua Fondazione Casa Fratelli Tutti, ai fini di un intervento di pretesa rigenerazione dell’area dell’ex Macrico di sua proprietà.

La Fondazione, di lì a poco, con un piccato comunicato stampa contestava l’informazione tacciandola di falso. Precisava che i rapporti  tra vescovato e presidente della Regione Campania procedono d’amore e d’accordo e che anzi, a giorni, è previsto un incontro “finalizzato a individuare insieme il miglior percorso procedimentale per raggiungere l’obiettivo della rigenerazione dell’area dell’ex Macrico”.

Così facendo, secondo noi la Fondazione ha combinato tre guai in uno. Almeno per sé.

In primo luogo, ha confermato indirettamente il blocco dell’erogazione regionale: se questo non ci fosse stato, non si avvertirebbe certo la necessità di individuare un “miglior percorso per…”.

In secondo luogo, ha ribadito i metodi carbonari che circondano da sempre l’intera operazione. Di tutto questo, infatti, la città non sa assolutamente nulla. L’unica eccezione è che ora, in un lembo dell’area, si organizza una sagra, un festival: un’ottima iniziativa per stare al fresco in una città che non offre alternative, soprattutto per quella fetta di cittadinanza che non può permettersi i biglietti, non proprio a buon mercato, dei concerti davanti alla Reggia. E dunque ognuno è portato a pensare viva il Macrico, e poi fatene pure quello che volete.

Il terzo guaio è l’ammissione dell’esistenza di un piano di rigenerazione del bene che però nessuno effettivamente conosce e di cui non si capisce la reale consistenza. Solo a guardare i render degli interventi ipotizzati che circolano (due esempi, nelle foto in basso), si comprende che l’intenzione è quella di edificare un nuovo ed esteso agglomerato urbano, caratterizzato da volumi ingenti e da un notevole impatto urbanistico.

E transeat su questa modalità di procedere, perché è intuitivo che l’intera manovra punti ad aggirare il livello politico-istituzionale comunale il quale, essendo compromesso, lascia presagire tempi lunghi, lunghissimi, per qualsiasi decisione futura sul compendio terriero. Ma l’area, allo stato attuale, non gode neppure di una classificazione urbanistica.E chissà se Fico ne è a conoscenza e se sa che Caserta attende da anni il PUC con le sue strategie di governo del territorio, strumento senza il quale ogni decisione urbanistica rilevante è avventata. E parlando di Fico, chissà se è a conoscenza del fatto che i suoi uffici non rispondono nemmeno alle richieste di informazioni, come è accaduto a noi che da oltre un mese non riceviamo risposta ad una richiesta di notizie proprio a riguardo della sorte del Macrico.

Ma tornando ad Adista, Luca Kocci, l’autore del servizio di mercoledì, ha appena ribattuto alla Fondazione confermando le notizie pubblicate attraverso un nuovo articolo dal titolo più che esplicito” Ex Macrico di Caserta: la Regione blocca il finanziamento, la Diocesi smentisce, Adista conferma lo stop ed esibisce le prove”.

 E le prove sono rappresentate dalla minuziosa lettera istruttoria dello scorso maggio con la quale gli uffici regionali hanno eccepito la inconcedibilità del finanziamento. Il documento è particolarmente articolato e non facilmente sintetizzabile. Tuttavia, per chi non riuscisse ad accedere direttamente all’articolo di Kocci, può giovarsi del focus che abbiamo dedicato ieri alla vicenda (CLICCA PER LEGGERE LA NOTA). Noi qui ne abbiamo espunto la parte rilevante, che così espone e motiva: “…All’esito dell’analisi e delle verifiche di ordine giuridico svolte, anche con il supporto dell’Avvocatura regionale… si ritiene che il Ramo ETS [la Fondazione Casa Fratelli tutti nella sua designazione tecnico giuridica, NDR ] non possieda la capacità organizzativa, tecnica ed economica idonea alla gestione ed attuazione dell’intervento finanziato”.

A noi appare più che chiaro, anche se in curia sembrano credere di aver già ricevuto i soldi da Fico.