LA FOTO. AVERSA. C’è aria di “ricottone” nella SCIA demolita dal Tar sui 38 posti letto per studentato in Piazza Municipio. Gli interessi di Umberto Sarno e di sua sorella dirigente del comune e…
20 Luglio 2026 - 19:10
Il diniego è arrivato provvidenzialmente dopo i trenta giorni previsti dalla legge per di più senza utilizzo dell’autotutela ai sensi della legge 241/1990. Incapacità o malafede? Il palazzo è stato rivoltato sottosopra e non poteva essere assolutamente ristrutturato per legge, ma solo…
AVERSA (g.g.) – Tiriamo un bel respiro, cinque minuti di training autogeno e di raccoglimento zen, per evitare parole e giudizi immediatamente trancianti che possono urtare la sucettibilità di qualche anima bella, di giostratori di professione che si arrabiano quando questo giornale si indigna ma non si chiedono mai il perché e soprattutto non promuovono mai un processo diautocoscienza relativo al loro posizionamento lungo il crinale che discrimina la legalità dall’illegalità, la legittimità dall’illegittimità. Perché da noi, in questo caso ad Aversa, è in atto la solita… mmm, troviamo l’espressione giusta… ah ecco, l’abbiamo trovata: “cosa strana” (più zen di così!) riguardante lavori, autorizzazioni e quattrini.
La società Immobiliare Artemide Srl, con sede ad Aversa, in Piazza Municipio, impresa con zero dipendenti, ha presentato qualche tempo fa una SCIA al Comune normanno con l’illustrazione del progetto di, così è scritto testualmente, “opere di manutenzione straordinaria riguardanti parti strutturali dell’edificio“ da realizzare nel palazzo della stessa Piazza Municipio che, per capirci, è quello che sovrasta la sede della banca Credem che si trova al pian terreno.
E già qui siamo di fronte a una richiesta inaccettabile, dato che il retino urbanistico riguardante l’immobile consente esclusivamente interventi di restauro e non certo di ristrutturazione.
Vabbè, in un posto normale l’Ufficio Tecnico si sarebbe messo subito al lavoro, trovandosi di fronte a una situazione molto chiara ed elementare nella sua interpretazione. E invece no. Provvidenzialmente, la solita coppia formata dalla dirigente Danila D’Angelo e dal suo sodale professionale Leopoldo Graziano ci ha impiegato più di trenta giorni per rispondere. E dalla montagna è stato partorito il proverbiale topolino.
Nel senso che il diniego è stato motivato, (che scoperta!) sostenendo che quel palazzo può essere sottoposto esclusivamente a interventi di restauro e non di ristrutturazione, ma che la violazione riguarderebbe soltanto alcune parti sopraelevate non fondamentali ad esempio i cordoli in cemento. Come si può ben capire, questo provvedimento del duo dinamicissimo D’Angelo-Graziano è sembrato subito confezionato apposta per essere impallinato dal Tar.
E infatti Immobiliare Artemide Srl lo ha impugnato, chiedendo addirittura l’intervento immediato e monocratico del presidente di una delle sezioni del Tribunale amministrativo, attraverso la procedura, ben nota agli amministrativisti, ma anche a noi che ci rimpiamo la testa da anni sulle sentenze Tar e del Consiglio di Stato dell’inaudita altera parte.
In sostanza, il giudice amministrativo decide se ricorre il caso di una possibile, clamorosa marchiana illegittimità del provvedimento amministrativo impugnato, senza convocare preventivamente le parti, oppure quando ritiene che pur dovendo ritornare sull’argomento a stretto giro di tempo quando ritiene che il ricorrente possa subire un danno grave e immediato. Successivamente viene fissata un’udienza collegiale, come detto a brevissima scadenza, nella quale il Tar, stavolta davanti alle parti costituite, dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva dell’atto, apredno poi la strada al giudizio di merito che arriverà a distanza di qualche mese.
Siccome il diniego alla SCIA dell’Immobiliare Artemide, firmato D’Angelo-Graziano era, a nostro avviso, una vera e propria schifezza (pardon, zen pensaci tu!), il giudice ha dato ragione alla società ricorrente, sospendendo il provvedimento e consentendo quindi la prosecuzione dei lavori nell’immobile di Piazza Municipio, destinato a essere trasformato in uno studentato da 38 posti letto, in grado di intercettare i numerosi finanziamenti che il Governo sta destinando a queste strutture, nel caso specifico che stiamo trattando, pari a circa 760 mila euro.
Noi studiamo da anni e anni i dinieghi ai permessi di costruire e alle SCIA. Nella maggior parte dei casi siamo arrivati a una conclusione che lascia in piedi soltanto due ipotesi: o chi firma certi dinieghi è ignorante, incapace e incompetente, oppure agisce in malafede. Tertium non datur, ossia non esiste una terza possibilità.
Se due dirigenti come D’Angelo e Graziano lasciano trascorrere inspiegabilmente più di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, se dimostrano di avere gli occhi infilati di prosciutto e si mettono a discutere delle proverbiali “capezzelle d’angelo”, invece che delle scale abbattute, dei nuovi solai comparsi come per incanto all’interno dell’immobile e dei sottotetti con altezza inferiore a un metro e quaranta che per legge non potrebbero mai costituire superficie abitabile, allora bisogna considerare solo una delle due possibilità: o c’è ignoranza e incompetenza dei dirigenti, con conseguente necessità per l’amministrazione comunale di Aversa di sostituirli entrambi, oppure siamo di fronte all’adozione di quello che CasertaCE definì anni fa il “metodo Biondi”, dal cognome dello storico dirigente del Comune capoluogo che questo giornale ha seguito per anni e che, poco prima della pensione, è finito prima agli arresti domiciliari e poi estromesso dal Ministero dell’Interno.
Ma in cosa consisteva il “metodo Biondi”?
Di fronte a richieste di permesso di costruire o a SCIA particolarmente discutibili, se non addirittura indigeribili, il dirigente opponeva un diniego costruito su motivazioni che, già in partenza, si sapeva, sarebbero state demolite dal Tar. Così facendo non si assumeva la responsabilità di autorizzare direttamente interventi edilizi che avrebbero potuto procurargli problemi giudiziari in futuro, ma poteva sostenere di aver tentato di bloccare l’operazione, salvo poi attribuire al Tar la responsabilità della sua effettiva realizzazione.
Ad Aversa, con il palazzo di Immobiliare Artemide Srl, sembra essersi verificata la stessa situazione. Il Tar, nella sua decisione inaudita altera parte, ha infatti affermato chiaramente che oltre il termine di trenta giorni non si può andare. Occhio, però, perché non è esattamente così. Anzi, da una parte è così, da un’altra parte non è così.
È vero che, in linea generale, trascorsi trenta giorni non è più possibile intervenire su una SCIA o su una richiesta di permesso di costruire. Ma esiste un’eccezione ben precisa: il superamento di quel termine è consentito soltanto applicando l’articolo 21-novies della legge 241/1990, che così dispone:
“Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a ((sei mesi)) dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’articolo 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all’adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo.“
L’articolo 21-novies fa, dunque riferimento al numero precedente, ossia al 21-octies, il cui primo comma stabilisce che sono annullabili i provvedimenti amministrativi “adottati in violazione di legge, viziati da eccesso di potere o da incompetenza.”
Siccome la SCIA presentata da Immobiliare Artemide Srl integra proprio una delle condizioni previste dall’articolo 21-octies, in quanto prospetta un intervento di ristrutturazione edilizia in un immobile dove la ristrutturazione non è consentita per la chiarissima destinazione urbanistica dell’edificio, c’erano tutte le condizioni per procedere all’annullamento anche oltre il termine ordinario dei trenta giorni, in piena applicazione dell’articolo 21-novies.
E quindi torniamo sempre allo stesso punto. È mai possibile che l’ingegnera D’Angelo e l’architetto Graziano non conoscessero questa norma? Se non la conoscono è un fatto grave, perché toca pesantemente le competenze richieste dal loro incarico e, quindi a nostro avviso, ciò li rende incompatibili allo svolgimento dela funzione che, al contrario, esercitano da anni al’interno del Comune di Aversa. Se invece la conoscevano, allora il provvedimento non è stato adottato in buona fede. Anche in questo caso tertium non datur senza se e senza ma.
Ma chi è Immobiliare Artemide Srl? Abbiamo già detto che ha zero dipendenti. Ora aggiungiamo che il suo amministratore unico, e quindi legale rappresentante, è Umberto Sarno, di Aversa. L’intero capitale sociale appartiene a un’altra società, la Immobilsar Srl. E qui ci soccorre anche un pizzico di vanità del signor Sarno, che nella denominazione della società ha inserito la radice del proprio cognome. Umberto Sarno è infatti amministratore unico e legale rappresentante anche della società controllante.
Quanto alla proprietà della Immobilsar Srl, Umberto Sarno ne detiene il 50%, mentre il restante 50% appartiene a Virginia Sarno, indicata sul sito istituzionale del Comune di Aversa come dirigente/funzionario del “Settore Affari Generali e della gestione dei bandi di concorso e delle procedure di mobilità“.
Domanda: è illegale che una dirigente o funzionaria del Comune di Aversa, socia al 50% della società che controlla la proprietaria dell’immobile di Piazza Municipio destinato, nelle intenzioni sue e del fratello, a diventare uno studentato da 38 posti letto, presenti una SCIA al Comune nel quale lavora?
No, non è assolutamente illegale.
Però, alla luce di tutto questo pasticcio, di tutta questa vicenda oscura e, a nostro avviso, assolutamente discutibile – e ripetiamo che siamo estremamente misurati nella scelta delle parole perché ne utilizzeremmo ben altre – anche questo elemento finisce per assumere un certo rilievo.
Se tutta la vicenda fosse stata limpida e trasparente, sarebbe stato del tutto irrilevante che una dirigente del Comune di Aversa avesse, sia pure indirettamente, presentato una SCIA presso l’ente in cui presta servizio. Ma, siccome così non è, il rapporto proprietario che lega Virginia Sarno alla Immobilsar Srl, controllante di Immobiliare Artemide Srl, non può essere sottaciuto.
A dimostrazione di quanto sta accadendo all’interno dell’immobile di Piazza Municipio ci sono, inoltre, due fatti significativi. Il primo riguarda un intervento della Polizia Municipale di Aversa insieme all’Asl, che avrebbe riscontrato rilevanti carenze in materia di sicurezza del cantiere e dei luoghi di lavoro. Successivamente tali criticità sarebbero state eliminate attraverso interventi specifici e il cantiere ha potuto riaprire.
Ma questi “lavoretti”, evidentemente tutt’altro che irrilevanti, hanno provocato qualche tempo fa anche un cedimento all’interno della filiale della Banca Credem.
Oggi, entrando nell’istituto di credito di Piazza Municipio, ci si trova ad attraversare ambienti tutt’altro che rassicuranti, tra tavolati di sostegno e impalcature.
Sarebbe quantomeno opportuno che questa vicenda venisse monitorata con particolare attenzione, anche perché abbiamo l’impressione che questi interventi, definiti formalmente come semplici lavori di manutenzione, possano in realtà incidere su aspetti strutturali che meritano verifiche approfondite, anche sotto il profilo della certificazione antisismica.
Ma questa è un’altra storia, che abbiamo intenzione di approfondire nei prossimi giorni.
