ABUSO NELLA REITERAZIONE DEI CONTRATTI A TERMINE – MINISTERO CONDANNATO A RISARCIRE QUASI 13.000€ AL DOCENTE

1 Dicembre 2025 - 17:58

Il Tribunale di Pavia ha riconosciuto nero su bianco ciò che per anni è stato ignorato nel mondo della scuola: la precarizzazione strutturale non è più tollerabile né giustificabile.

Con sentenza del 27 novembre 2025, il Giudice del Lavoro ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito per abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato, disponendo un risarcimento economico pari a otto mensilità, per un valore che sfiora 13.000 euro, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese legali integralmente poste a carico dell’Amministrazione  La vicenda trae origine dal caso di un docente impiegato per anni con contratti a tempo determinato, senza mai accedere a una stabilizzazione tempestiva. Il lavoratore ha deciso di affidarsi all’Avv. Achille Reccia, professionista che negli ultimi anni si sta affermando come riferimento autorevole nel contenzioso scolastico e nel pubblico impiego.
La linea difensiva sviluppata in giudizio ha portato il Tribunale a riconoscere la natura abusiva della successione contrattuale, evidenziando come il superamento del limite dei 36 mesi trasformi il ricorso al tempo determinato in una violazione giuridicamente rilevante e risarcibile. La sentenza assume rilievo non solo per l’esito economico ottenuto, ma soprattutto per il principio ribadito: la reiterazione pluriennale dei contratti non può essere considerata prassi ordinaria nella gestione del personale scolastico. L’immissione in ruolo sopravvenuta non elimina il pregiudizio subito, né può sanare retroattivamente gli effetti della precarietà protratta nel tempo. L’intervento giudiziario di Pavia contribuisce a definire un orientamento sempre più chiaro: il tempo determinato reiterato oltre soglia non rappresenta più una semplice modalità di reclutamento, ma un abuso che genera responsabilità risarcitoria a carico dell’Amministrazione.
Il risultato processuale conferma l’efficacia dell’attività professionale dell’Avv. Reccia, consolidando la sua posizione nel panorama nazionale della tutela dei lavoratori della scuola. Una decisione che, oltre a riconoscere un diritto individuale, apre il campo a future rivendicazioni analoghe.