«Accanto alla dipendenza soffrono anche le famiglie»: il progetto della Fondazione Laura e Alberto Genovese

12 Dicembre 2025 - 01:59

La tossicodipendenza è una piaga che non si limita a colpire chi ne è direttamente coinvolto. Dietro ogni persona che combatte contro una dipendenza c’è spesso una rete familiare che soffre in silenzio. È da questa consapevolezza che nasce la Fondazione Laura e Alberto Genovese, voluta da Laura Genovese, sorella dell’imprenditore Alberto Genovese, per offrire supporto concreto e gratuito a chi vive questo dolore ai margini.

Un’esperienza personale trasformata in impegno civile

Laura Genovese conosce bene cosa significa sentirsi impotenti di fronte alla dipendenza di una persona cara. Anni di silenzi, segnali ignorati, paure mai espresse hanno lasciato un segno profondo. Un’esperienza difficile, che oggi ha scelto di mettere al servizio degli altri. «All’epoca non ero pronta a raccontarlo. Oggi lo faccio perché credo sia necessario dare un nome e una voce a chi non l’ha mai avuta», racconta.
La Fondazione prende forma proprio da questa urgenza: rompere l’isolamento e offrire ascolto, strumenti e orientamento a chi, troppo spesso, resta invisibile.

Una piattaforma per chi sta vicino, ma viene dimenticato

La Fondazione Laura e Alberto Genovese non è solo uno spazio digitale, ma un punto di riferimento pensato per genitori, fratelli, amici e partner. Un luogo sicuro dove ricevere supporto psicologico, informarsi, confrontarsi. Il servizio è gratuito, accessibile e strutturato per accompagnare chi si trova ad affrontare un percorso complesso spesso senza strumenti adeguati.
Il progetto si distingue per la sua concretezza: niente retorica, ma una rete costruita su professionalità, empatia e competenza.

Un invito a uscire dal silenzio

«Molti familiari non sanno a chi rivolgersi, si sentono in colpa o semplicemente esclusi», sottolinea Laura Genovese. Con la Fondazione, vuole dire loro che non sono soli. Che è possibile chiedere aiuto. Che anche loro hanno diritto a un percorso di consapevolezza e guarigione.
La frase scelta per presentare il progetto parla chiaro: «Vogliamo che nessuno si senta invisibile, come lo siamo stati noi». Un messaggio che racchiude l’essenza della Fondazione: un ponte tra il dolore privato e la possibilità di un nuovo inizio, condiviso.