AVERSA. Diamo a Privitera quello che è di Privitera. Ma non siamo d’accordo con lui sul discorso del numero legale sui debiti fuori bilancio e spieghiamo il perché punto per punto

4 Dicembre 2025 - 18:21

Stamattina abbiamo scritto un articolo che ha raccontato solo in parte ciò che è avvenuto nelle prime battute della seduta consiliare poi effettivamente saltata per assenza del numero legale. Il debito fuori bilancio in questione era quello, manco a dirlo, riguardante l’avvocato Anna Di Palma, sorella del neoassessore

AVERSA – Lo ribadiamo: di Gilberto Privitera nutriamo una stima sincera. È una persona seria che possiede anche un discreto carisma.
Questa mattina abbiamo scritto raccontando la verità di quanto accaduto, diciamo così, pari al 50% dei fatti e quindi in modo incompleto. È normale che Privitera, nella sua particolare condizione di cognato di Nicola Caputo, che ha aderito a Forza Italia, di cui è vicecoordinatore regionale, attiri molte attenzioni, visto che Caputo oggi fa parte dello stesso partito di Giovanni Zannini, cioè del “sindaco di fatto” della città di Aversa.

Non riteniamo che Privitera passerà dalla minoranza alla maggioranza e riteniamo che sia tutto fuorché una pedina. Siamo convinti che, se si dovesse trovare in difficoltà, seguirebbe il nostro consiglio e si dimetterebbe, in quanto è stato delegato dal popolo sovrano a svolgere l’importantissima attività dell’opposizione consiliare.

Dunque, cosa è successo precisamente stamattina?
Effettivamente Gilberto Privitera ha risposto all’appello quando il consigliere d’opposizione Girone ha chiamato il numero legale. In quel momento Privitera ha garantito la prosecuzione della seduta, poiché era il tredicesimo consigliere presente sui 25 che compongono il plenum della massima assemblea cittadina.

Privitera aveva già annunciato, prima del consiglio comunale, che sui debiti fuori bilancio sarebbe rimasto in aula e, se necessario, avrebbe garantito il numero legale.

Successivamente, quando si è arrivati a discutere il primo punto all’ordine del giorno, subito dopo le interrogazioni — un punto riguardante il riconoscimento di un debito fuori bilancio in favore dell’avvocato Anna Di Palma, sorella del neoassessore all’Urbanistica Francesco Di Palma — sono emerse diverse criticità. Privitera, a quel punto, ha chiesto il ritiro della proposta. Così non è stato ed è stato lui stesso a chiamare il numero legale. Conseguentemente la seduta è stata sciolta, con una nuova dimostrazione di caos e di incapacità, da parte della maggioranza, di tenere le redini, con un sindaco totalmente ostaggio di Zannini e Innocenti.

Questo dovevamo a Privitera.
Approfittiamo dell’occasione per ribadire ciò che abbiamo già espresso questa mattina: non si può, a nostro avviso, collegare al “senso di responsabilità” la decisione dei consiglieri di minoranza di approvare i debiti fuori bilancio. A Privitera, che sostiene che su tali debiti tutti i consiglieri — sia di maggioranza che di opposizione — dovrebbero rimanere in aula e riconoscerli, diciamo che questo riconoscimento è un atto amministrativo e nulla più. Pura e semplice amministrazione che, per esistere, necessita di una base politica che costituisce la maggioranza e che dà identità, struttura e obiettivi alla stessa.

Indubbiamente l’opposizione può decidere, sui debiti fuori bilancio come su altre materie, di votare a favore per senso di responsabilità oppure di astenersi. Ma questo è un discorso diverso, che deve avvenire solo dopo che la maggioranza ha garantito il numero legale in consiglio: cioè dopo che si è manifestata nella sua principale espressione di identità e di esistenza.

Privitera non ha a che fare con persone politicamente preparate, responsabili, capaci di non sacrificare la propria dignità alle ragioni del potere. Un’amministrazione comunale seria, infatti, quando si accorge che un punto all’ordine del giorno viene approvato solo grazie ai voti favorevoli della minoranza, ne prende atto e avvia una rapidissima verifica interna, perché la città non può attendere i comodi del sindaco che stravede per Federica Turco o il soddisfacimento delle legittime richieste di Forza Azzurri. Dopodiché, se i nodi non vengono risolti, il sindaco deve rassegnare le dimissioni, che gli consentono — per questa folle legge italiana — di avere 20 giorni per trovare la quadratura.

Caro Privitera, questo fanno le persone che rispettano la politica, che la considerano un tutt’uno inscindibile con la difesa e la tutela della propria dignità personale.
Ma lei, che li ha davanti, ritiene che quel “giardino zoologico” percepisca almeno i problemi, le questioni che derivano da una simile riflessione?
Secondo noi assolutamente no.

E allora la maggioranza delle presenze in aula se la cerchino da soli: Zannini, Matacena, Innocenti, la Turco, ecc. Una volta raggiunto il numero legale, si può anche entrare in aula e accettare un confronto nel merito.

Il numero legale, lo ripetiamo, non è affare dell’opposizione, perché in consiglio si discutono atti amministrativi e non la dichiarazione dello stato di emergenza per il pericolo di un attacco atomico di Putin. Questo è, secondo noi, il punto.