AVERSA. Rissa tra studentesse del Drengot fuori dallo stadio Bisceglia. Assente ogni forma di vigilanza durante la “partita del cuore”

19 Dicembre 2025 - 09:00

La natura dell’evento – non è chiaro se avesse davvero uno scopo benefico, poiché le nostre fonti non hanno saputo confermare se il ricavato (3 euro a biglietto) sia stato destinato a un’organizzazione solidale o impiegato solo per coprire le spese come il fitto del campo e il dj set – ha finito per trasformare un momento di aggregazione in un episodio di tensione e violenza. Restiamo disponibili ad accogliere eventuali repliche da parte dei rappresentanti degli istituti coinvolti, per fare luce sullo svolgimento dell’organizzazione e su quale fosse il vero scopo dell’iniziativa

AVERSA (Federica Borrelli) Ha oramai raggiunto a tutti gli effetti la carica virale il video che immortala una rissa tra ragazzine dell’Istituto alberghiero Drengot al termine di una partita di calcio avvenuta nella giornata di lunedì 15 dicembre, all’esterno dello stadio “Augusto Bisceglia” di Aversa. (CLICCA QUI)

Spintoni, “strascini” e minacce per nulla velate, condite da volgari insulti, sono i protagonisti di un filmato che – dalla mattinata di ieri – sta invadendo la home social di chi possiede almeno un profilo su Facebook, Instagram o TikTok, rendendo quasi impossibile non sapere di cosa si stia parlando. Complice, soprattutto, la pubblicazione del video diffusa dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana, Francesco Emilio Borrelli, il cui contenuto gli è stato con ogni probabilità inoltrato da un passante presente al momento della lite e che, dato il grande seguito dell’onorevole sui suoi canali di comunicazione, non ha tardato ad estendersi a macchia d’olio.

Più di tutto, ad aver fatto scalpore, è la giovane età delle adolescenti – inizialmente due, poi si è aggiunta anche una terza “litigante” – elemento che ha inevitabilmente acceso il dibattito nei commenti.

A distanza di qualche ora, siamo in grado di ricostruire i contorni antecedenti alla vicenda, descrivendo con maggiore precisione il contesto in cui è avvenuta la colluttazione.

La presenza di giovanissimi in orario scolastico, nel giorno che dà avvio alla settimana, all’esterno di un luogo di aggregazione, era dovuta alla visione di una quadrangolare di calcio organizzata dai rappresentanti d’istituto di quattro scuole superiori del territorio: l’Enrico Mattei, il Rainulfo Drengot, il Carlo Andreozzi e il Niccolò Jommelli.

Una sorta di “partita del cuore”, se così la si può definire – o almeno, così è stata sponsorizzata tra gli studenti, visto che al momento dei fatti non è ancora noto se i soldi del biglietto per poter accedere agli spalti del Bisceglia (alla cifra di 3 euro) servissero alla realizzazione – e successiva devoluzione – di una raccolta fondi, o se i proventi sarebbero stati utilizzati unicamente per saldare il fitto del campo e l’annesso dj set che ha animato l’evento. Ciò che è certo, stando alle nostre fonti, è che l’organizzazione dell’evento fosse nelle mani dei quattro rappresentanti d’istituto che, previa autorizzazione dei rispettivi dirigenti scolastici, si sono portati sul posto al termine di un’assemblea sindacale.

Già da questa informazione si apre uno scenario che renderebbe più chiara la motivazione per cui la zuffa tra le ragazzine sia avvenuta senza che un adulto, o chi ne fa le veci, potesse impedire che le tre coetanee venissero alle mani: sul posto, infatti, non erano presenti né insegnanti di alcuno dei quattro istituti citati né le forze di polizia.

Questo perché, come già precisato, l’evento non avrebbe avuto una connotazione scolastica e, da quanto appreso, si sarebbe trattato più di una partita di calcio a puro scopo ludico tra studenti di varie scuole, i cui eventuali fini benefici, qualora presenti, non ci sono ancora noti.

Insomma, un momento di festa, di aggregazione, organizzato in maniera del tutto indipendente che, tuttavia, non rende però giustificabile l’assenza quantomeno di una pattuglia della polizia, anche municipale, che sorvegliasse un evento di così grande portata.

La cospicua presenza di ragazzi, studenti liceali di età compresa tra i 15 e i 18 anni, senza la supervisione di adulti o la presenza delle forze dell’ordine, rende eventi di questo tipo un possibile bersaglio di episodi spiacevoli, come è avvenuto in questo caso. Gli organizzatori, gli istituti scolastici e tutte le parti in causa coinvolte dovrebbero assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Perché senza vigilanza e senza guida, anche le iniziative più nobili rischiano di perdere il loro significato, lasciando spazio a episodi che nulla hanno a che fare con lo spirito per cui sono nate.