Beffa in A1: chiede di andare al bagno ma inganna i poliziotti e fugge nei campi
4 Luglio 2026 - 08:56
Caccia all’uomo nelle campagne di Teano. Emerge il dibattito sull’uso delle manette. Temeva l’espulsione?
TEANO / FIRENZE (Redazione di Teano) – Un normale trasferimento di persona lungo l’autostrada A1 si sarebbe trasformo, a Teano, in una rocambolesca fuga d’altri tempi. Una corsa nei campi, stile guardie e ladri, nel tardo pomeriggio di ieri 1 luglio 2025; intorno alle 18.30.
Si parla di una pattuglia della Polizia, partita da Firenze e diretta verso Napoli, che stava trasportando un cittadino di nazionalità marocchina per un cambio di territorio. Durante il tragitto, l’uomo avrebbe lamentato improvvisi problemi fisiologici, spingendo gli agenti ad assecondare la richiesta e ad accostare presso l’area di sosta e ristoro Sarni, nel territorio di Teano.
Una volta entrato nei bagni della stazione di servizio l’uomo avrebbe colto l’attimo: eludendo la sorveglianza e riuscendo a fuggire e a dileguarsi rapidamente nei campi circostanti. Immediatamente sarebbe scattato l’allarme, dando il via a intense e prolungate ricerche che hanno visto anche il massiccio intervento dei Carabinieri di Teano del Comandante di stazione, Salvatore Canelli.
I militari e gli agenti avrebbero così battuto palmo a palmo le campagne della zona, concentrando i propri sforzi soprattutto nei pressi dell’ex stabilimento Isolmer, nel tentativo di intercettare il fuggitivo. All’origine del gesto avventato, stando alle prime ricostruzioni dei fatti, ci sarebbe il forte timore dell’uomo di andare incontro a un provvedimento di espulsione o a un rimpatrio forzato nel proprio Paese d’origine.
L’episodio riaccende i riflettori sulle procedure di scorta, sebbene – va precisato – il trasporto della persona senza l’uso delle manette si sia svolto nel pieno rispetto della legalità. La legge italiana, infatti, vieta l’uso di mezzi di coercizione fisica salvo casi specifici, affidando la decisione al buon senso e a una preventiva valutazione sulla reale pericolosità del soggetto, che in questo caso non doveva apparire imminente. L’uomo del Marocco avrebbe quindi ingannato e tradito la fiducia a lui riconosciuta e assegnatagli dalle norme in materia.
Ciò non toglie l’amarezza di un epilogo simile: oltre a dover rispondere dell’accaduto davanti al Comando centrale, i due poliziotti si sono ritrovati a fare i conti con una fiducia tradita e la pesante sensazione di essere stati beffati da un qualche personaggio scaltro e immeritevole di un trattamento normale, dettato dalla legge che spesso appare eccessivamente buonista.
