CARINARO. L’asilo sulla variante illegittima: la S.Edil Vet di Concilio si ritira, subentra un’altra ditta di S. CIPRIANO. E la Provincia che aveva urlato all’illegalità dell’atto? Adesso tace
2 Dicembre 2025 - 19:49
L’imprenditore Concilio fa un passo indietro, al suo posto la SO.GE.CO. di Tartarone. Ma il progetto resta illegittimo. E l’ente provinciale, che prima alzava la voce, ora resta in silenzio
CARINARO (Federica Borrelli) – Avevamo sottovalutato Domenico Concilio. L’imprenditore della S. Edil Vet si è dimostrato più accorto di quanto immaginassimo quando, lo scorso agosto, scrivemmo di lui. Con una mossa inaspettata, si è tirato fuori da un intrigo che – in un territorio dove la legge dovrebbe ancora contare – sarebbe dovuto finire già mesi, se non anni fa.
E invece no. A Carinaro, non solo si è consumato uno dei Consigli comunali più rapidi e controversi – quello di luglio 2025 – in cui è stata approvata in fretta e furia una variante urbanistica illegale nonostante gli stop dell’Ente provinciale. Ma oggi assistiamo, in silenzio, allo sviluppo concreto di quell’atto: nella zona dell’“ex depuratore”, dove i lavori per un nuovo asilo stanno per iniziare, nonostante la natura illegittima della variante stessa. E la Provincia? Al momento guarda, ma non interviene.
Facciamo un passo indietro. La vicenda ha radici lontane, nata male e destinata a concludersi peggio, a quanto pare. Fu l’allora sindaco Nicola Affinito a proporre di modificare la destinazione d’uso di quell’area – da residenziale a servizi – per realizzare una casa di comunità e un asilo nido. L’ex primo cittadino decise di forzare la mano, aggiudicando, prima del via libera del Consiglio sull’adozione della variante urbanistica, una gara d’appalto per l’asilo.
Una mossa azzardata che gli costerà il mandato: proprio durante l’Assise che avrebbe dovuto approvare la variante, Affinito viene sfiduciato dalla sua stessa maggioranza. La gara, però, era andata avanti e a vincerla fu proprio Concilio che, con sorprendente lucidità, ha poi scelto di fare un passo indietro in un secondo momento, come abbiamo anticipato all’inizio di questo articolo.
Nel frattempo, nonostante la fine anticipata della consiliatura Affinito, la corsa all’approvazione della variante urbanistica non si è fermata. Ci ha provato prima il commissario prefettizio Biagio Del Prete, ci ha riprovato poi la nuova amministrazione guidata dalla sindaca Marianna Dell’Aprovitola con l’architetto Sergio Maggiobello a carico dell’ufficio tecnico comunale. In entrambi i casi – e in due momenti distinti – si è tentato di percorrere la scorciatoia della procedura semplificata, nel disperato tentativo di non perdere il finanziamento del PNRR.
Ma a bloccare tutto è sempre stata la Provincia, che ha scritto nero su bianco che quella modalità fosse illegittima. Il motivo? Il procedimento per la variante era stato avviato con procedura ordinaria e non poteva essere trasformato in corsa, a meno che non fosse stata indetta una Conferenza dei Servizi come da DL 77/2021 (normativa PNRR).
Eppure, a luglio 2025, la maggioranza di Dell’Aprovitola approva comunque la variante. Un atto che, alla luce delle ripetute bocciature della Provincia, si configura come illegittimo. All’epoca, tra le ipotesi circolate nei corridoi della politica locale, nel tentativo di trovare una spiegazione di fronte a tale scelleratezza, si parlò di una volontà di calmare la S. Edil Vet e il suo titolare Domenico Concilio, che dopo aver vinto l’appalto per l’asilo senza poter iniziare i lavori, avrebbe minacciato azioni legali.
Poi, il colpo di scena: Domenico Concilio, rinuncia all’appalto. Al suo posto subentra la SO.GE.CO. srl di San Cipriano d’Aversa, che si aggiudica i lavori con un ribasso del 21,568%. L’intervento vale 1.264.616,38 euro. Titolare della nuova ditta è Antonio Tartarone, imprenditore di Casal di Principe.
E qui, a conclusione di questo articolo, sorgono due domande inevitabili. La prima: Tartarone sa che i lavori che si appresta a realizzare poggiano su una variante considerata illegittima? La seconda: che fine ha fatto la Provincia, che a più riprese, con due missive a firma della pianificatrice urbanistica Teresa Ricciardiello, si era fermamente opposta alla decisione del Comune di Carinaro? Perché adesso tace?
