CASAPESENNA città “abusiva”. Il giallo del cancello illegale e del comandante dei vigili che sa tutto ma dice di non sapere nulla

6 Luglio 2026 - 18:19

Pubblichiamo integralmente la nota inviataci dalla consigliera comunale di minoranza Rosa Donciglio

CASAPESENNA – A Casapesenna, dopo il muro che si apre da solo, arriva il capitolo due della saga: il muro che, a quanto pare, soffre anche di amnesia. E non è il solo.

Riassunto delle puntate precedenti, per chi si fosse perso l’inizio: un muro di confine dell’area PIP, in via Francesco Petrarca, decide di trasformarsi in un comodo accesso carrabile, completo di cancello. Nessuno sa chi, nessuno sa come, nessuno sa con quale titolo. Anzi: nessun titolo, per la precisione, come accertato nero su bianco dagli stessi uffici comunali. Quegli stessi uffici che, però, sembrano avere qualche difficoltà a far circolare la notizia al proprio interno.

Da allora sono passati quasi due mesi. E in due mesi, a Casapesenna, può succedere di tutto tranne, a quanto pare, ricevere una risposta a una semplice domanda.

Il 12 maggio la Consigliera Comunale Rosa Donciglio, presenta un’istanza per sapere come stanno le cose: di chi è il muro, cosa risulta dagli accertamenti, se siano stati presi provvedimenti. Passano i 20 giorni previsti dal regolamento. Niente. Il 12 giugno arriva un sollecito. E finalmente, il 25 giugno, a quasi un mese e mezzo dalla richiesta originaria, arriva una risposta.

Una risposta firmata dal Comandante della Polizia Municipale, che ha il pregio della sintesi e il difetto di tutto il resto: le verifiche sono “in corso”, la situazione è “in fase di approfondimento istruttorio”, e per fortuna il cancello è stato chiuso con una catena. Punto. Del sollecito inviato il 12 giugno la risposta non dice nulla, come se, tra le due richieste, fosse stata letta solo la prima e la seconda, semplicemente, non fosse mai esistita.

Ed è qui che la storia, da ordinaria burocrazia, diventa qualcosa di più interessante. La Consigliera, non del tutto convinta che “in corso” fosse la parola giusta, va a chiedere direttamente all’Ufficio Urbanistica se le verifiche fossero davvero ancora aperte.

Risposta: no. Le verifiche urbanistiche erano già concluse da un mese, con una nota scritta, protocollata il 27 maggio, indirizzata proprio – e qui la storia si fa interessante – al Comandante della Polizia Municipale: nessun titolo abilitativo, intervento non conforme e richiesta esplicita di ripristinare lo stato dei luoghi.

Quella stessa nota, dunque, era nelle mani del Comandante da quasi un mese prima che lui scrivesse “le verifiche sono in corso”. Non in un cassetto altrui, non in un altro ufficio: nelle sue mani. E non risulta nella risposta del 25 giugno, dove di quella nota non c’è traccia, non c’è un rigo. Si può aprire una mail e non leggerla. Si può ricevere un protocollo e dimenticarlo nel cassetto. Più difficile è scrivere una risposta ufficiale su un fascicolo e non accorgersi che mezza risposta era già scritta, da un altro, da settimane.

A peggiorare il quadro, il Responsabile dell’Area Urbanistica – quello che la nota l’aveva scritta  – non sapeva nemmeno che il Comandante avesse risposto in quei termini: lo ha “scoperto” solo perché qualcuno gliel’ha mostrato di persona, non perché qualcuno in Comune avesse pensato di informarlo. Il che lascia una domanda aperta e piuttosto scomoda: se chi ha scritto la nota decisiva non sa cosa è stato risposto a suo nome, chi controlla, in questo Comune, che le risposte ufficiali dicano quello che gli atti ufficiali dicono?

Nel frattempo, il cancello resta lì, chiuso con la sua catena, soluzione che ha la stessa efficacia di un cerotto su una gamba rotta, ma quantomeno è fotogenica. Il muro continua a non essere stato ricostruito. I cittadini meriterebbero di sapere una cosa semplice: se la nota del 27 maggio chiudeva già la questione urbanistica, perché il Comandante, scrivendo la sua risposta il 25 giugno, ha scelto le parole “verifiche in corso” invece di “abbiamo già la risposta, eccola”?

A questo punto la vicenda non riguarda più solo un muro e un cancello, ma la credibilità di chi dovrebbe rispondere ai cittadini con gli atti che ha già sulla scrivania. Perché di una cosa, in questa storia, si può essere certi: il sollecito non è andato perso per strada, e la nota del 27 maggio non si è materializzata dal nulla il 29 giugno. Sono sempre stati lì. Solo che, per quaranta e più giorni, nessuno ha trovato il momento di tirarli fuori.

Nel frattempo, a Casapesenna, conviene continuare a tenere d’occhio i muri. E, soprattutto, le risposte di chi dovrebbe vigilare su di essi.