CASERTA. Domani, alla biblioteca diocesana, la presentazione del libro “La libertà che feconda”

28 Febbraio 2026 - 00:21

Caserta ­– Domani 28 febbraio, alle ore 18, presso la Biblioteca  del Seminario Vescovile in piazza Duomo, sarà presentato  il volume “La libertà che feconda – Episodi di storia del cristianesimo”, edito dalla Eurilink University Press. Si tratta di un testo che riflette e approfondisce le radici storiche, culturali e teologiche del Cristianesimo, dalle origini all’epoca costantiniana, attraverso un percorso tra filosofia, fonti storiche, esegesi e libertà religiosa.

Il lavoro, realizzato a quattro mani, riunisce i contributi di Giancristiano DesiderioDomenico De VivoDon Roberto Spataro ed Oscar Sanguinetti.

Interverranno alla serata i primi tre coautori che dialogheranno con Domenico Airoma, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e Gennaro Iannotti, avvocato penalista casertano e presidente dell’associazione degli Ex Allievi Don Bosco.

IL FRONTESPIZIO DELLA NUOVA TESTATA

Giancristiano Desiderio, che negli scorsi anni è stato docente a Caserta prima di stabilirsi a Sant’Agata dei Goti, è tra i maggiori studiosi italiani dell’opera di Benedetto Croce ed un interprete del suo liberalismo. Ha pubblicato saggi, oltre che sul filosofo di Pescasseroli, su  Einaudi, Machiavelli, Vico, Hegel, Marx, Berlin. Scrive per il Corriere della Sera e per Il Giornale. E’ fondatore di Critica e Libertà, periodico quindicinale politico-letterario appena nato, giunto alla seconda uscita e disponibile in formato digitale distribuito gratuitamente.

Domenico De Vivo è avvocato e cultore di Storia Romana  del I e II secolo. Laureato presso l’Università “Federico II” di Napoli e già borsista della Luiss di Roma e del Formez, è autore di varie pubblicazioni.

IN FOTO, DON ROBERTO SPATARO

Don Roberto Spataro, sacerdote salesiano, è figura di spicco nel panorama culturale cattolico, noto soprattutto come uno dei massimi esperti mondiali di lingua latina e fervente sostenitore della tradizione liturgica.

Presentiamo ai lettori uno stralcio della prefazione al libro a cura del professore Antonio Salvatore Romano, ordinario di Storia della Chiesa:

Ogni generazione – per non dire ogni uomo – ha bisogno di ricreare nel suo spirito le verità disperse nella storia. Il libro, frutto del contributo di quattro illustri autori, parte dalle considerazioni sul saggio di Benedetto Croce “Perché non possiamo non dirci cristiani” che uscì sulla rivista “La Critica” il 20 novembre 1942 ossia nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale. Gian Cristiano Desiderio prende quindi le mosse dalla situazione storica e dalle reazioni che ci furono in campo politico e si allargherà allo stesso pensiero del filosofo e alla sua battaglia ideale e pratica per la difesa della libertà. Con Domenico de Vivo, il volume passa ad esaminare le fonti dirette delle origini del Cristianesimo e le testimonianze storiche antiche non cristiane. Sono solo una decina gli storici ed autori antichi che costituiscono le fonti indirette delle origini del cristianesimo e affondano le radici nel contesto storico e culturale dell’Impero Romano: rispettando un ordine cronologico si parlerà del c.d senaconsulto del 35e di pochi autori, fra i quali i tre latini sempre considerati: Plinio il Giovane, Tacito e Svetonio. Ciò che Socrate ha significato per la storia dell’antica filosofia greca – ci ricorda Roberto Spataro – è stato Origene per la storia del Cristianesimo antico. Con Origene iniziano l’esegesi biblica sistematica, fondata su una precisa teoria ermeneutica e la teologia tout court, intesa come rigorosa ricerca intellettuale dei dati della Rivelazione accolti con fede. L’eredità di Origene fu raccolta dai suoi estimatori tra i quali si annoverano, in Oriente, i Padri Cappadoci e, in Occidente, personalità della statura di Ambrogio. Nella quarta parte, Oscar Sanguinetti, ci parla del cristianesimo nell’epoca costantiniana: con Costantino I, che regna dall’inizio del IV secolo, il culto cristiano viene riconosciuto ufficialmente. Dopo la sua vittoria a Ponte Milvio, Costantino interrompe le persecuzioni e nel 313 emana l’Editto di Milano, che garantisce libertà di culto. Costantino chiama anche alla conversione al cristianesimo e sostiene l’unità della Chiesa, convocando il Concilio di Nicea nel 325 per affrontare le eresie. Il termine “Chiesa costantiniana” è stato usato per criticare la Chiesa prima del Concilio Vaticano II, sostenendo che si sarebbe contaminata con il potere temporale”.

LA LOCANDINA DELL’INCONTRO