CASERTA. Domenica 1 marzo, ai Salesiani, dibattito sul referendum con Giovanni Bachelet e Luca Diotallevi
25 Febbraio 2026 - 18:31
Caserta (pm) – Quale sarà il vero volto della Carta Costituzionale dopo la riforma della giustizia? Il quesito referendario del 22 e 23 marzo toccherà l’intero sistema giudiziario o si limiterà a riscrivere le regole del CSM? E, soprattutto, come cambierà l’equilibrio tra magistratura e politica?
A queste domande cercherà di rispondere l’incontro promosso da Polity Design, in programma domenica 1° marzo alle ore 10, presso la sala “Don Michele Rua” dell’Istituto Salesiano di Caserta alla via Roma (in basso, la locandina).
L’appuntamento, significativamente intitolato «No, sì: questo è il problema», nasce con l’ambizione di offrire ai cittadini una bussola per orientarsi nel complesso scenario della prossima consultazione. Il cuore della mattinata sarà il confronto tra due voci autorevoli del mondo cattolico e della società civile: Giovanni Bachelet, per le ragioni del No, e Luca Diotallevi, per quelle del Sì. Entrambi i relatori portano al tavolo una lunga esperienza di impegno pubblico, garantendo un dibattito di alto profilo intellettuale.
L’iniziativa punta a scardinare le facili semplificazioni e gli schieramenti ideologici, concentrandosi invece sui contenuti tecnici della riforma e sulle sue reali ricadute sull’assetto democratico del Paese. Un’occasione preziosa per riflettere sulle implicazioni che il nuovo assetto della giustizia avrà sulla vita dei cittadini e sulla tenuta delle istituzioni.
Com’è noto, “Polity Design” – con espressione mutuata dal filosofo Luciano Floridi – è il nome della scuola sorta a Caserta in ambito diocesano nell’autunno del 2022 per formare i giovani all’impegno sociale. È inserita anche tra le scuole Conferenza episcopale italiana (CEI), ma ha una struttura indipendente a autonoma, anche se promossa dal mondo dell’associazionismo cattolico. I corsisti, laureandi e giovani professionisti, vengono selezionati annualmente con un colloquio motivazionale, secondo il curriculum vitae e le esperienze di impegno civico già messe in campo. Il direttore della scuola è Luigi Ferraiuolo, noto giornalista casertano ed animatore culturale, affiancato da un collegio di direzione e da una serie di tutor. La scuola è a numero chiuso e gratuita con una tassa d’iscrizione meramente simbolica.
Come abbiamo già fatto per altri incontri simili che si sono tenuti in città, ci piacerebbe che il discussant della mattinata chiedesse al fautore del NO, di là di ogni altra questione, perché ritiene che pubblici ministeri e giudici debbano permanere in un rapporto corrotto di contiguità, di prossimità, di intrinsecità come l’attuale. Quello che, per intenderci, ha dato vita al sistema Palamara, che fu battezzato il verminaio, e che ha introdotto il Paese nella Repubblica giudiziaria. A nostro sommesso avviso, per inverare il principio del giusto processo, il pubblico ministero, al pari del difensore, dovrebbe essere completamente estraneo al giudice; anzi, come si diceva un tempo, dovrebbe rivolgerglisi “con il cappello in mano“. Accusa e difesa, in altri termini, dovrebbero essere su un piano di perfetta ed effettiva parità. Esiste una ragione vera perché questo non si realizzi? Ci pare che sia, la nostra, una domanda a cui sinora nessuno è stato in grado di rispondere in modo convincente.

