CASERTA. Guerra totale all’Istituto Buonarroti: i dipendenti presentano denunce e messe in mora della dirigente amministrativa Grasso: “Ci nega da anni soldi che sono un nostro diritto”

28 Giugno 2022 - 19:12

Toni asprissimi in tre distinte lettere. Ma il problema, a nostro avviso, è rappresentato dal fatto che questa dirigente non abbia mai degnato di una risposta i lavoratori. Per cui, la preside De Lucia e anche il sindacato Cgil, a cui pare la Grasso appartenga, svolgano un’azione di persuasione affinché il vertice della struttura amministrativa di questa scuola casertana spieghi formalmente perché lei ritiene di aver ragione e perché i dipendenti avrebbero torto. Se non lo fa allora il torto è suo e il Provveditorato dovrà intervenire quantomeno per traferirla

 

CASERTA (g.g.) Il copioso carteggio che siamo riusciti a leggere, seppur in colpevole ritardo rispetto al momento in cui ci è stato inviato e che tratta del disagio, ma anche della rabbia e  di un peculiare  disappunto come quello provocato da un tarlo, che tu ritieni di poter rimuovere in ogni momento, aiutandoti con l’evoluzione della realtà fattuale, ma che, al contrario, finisce per crescere, per ingrassarsi nella bile che corre a fiumi nel corpo di chi, costernato, incredulo, si accorge che tutto quello che gli sembrava ovvio, normalmente dovuto, non solo non viene riconosciuto, ma viene totalmente ignorato, e ripagato con  un’indifferenza sfacciata e proterva, tipica di chi ritiene che il proprio modo di vedere il mondo e  la vita sia ineccepibile, al punto da cancellare, consegnandolo all’inutilità delle pratiche oziose, il diritto al confronto, il diritto a ricevere una spiegazione, al sentirsi dire perché quel diritto non è assolutamente negato, bensì motivatamente non riconosciuto.

Il carteggio di cui sopra è quello alimentato  dal personale non docente, ma riteniamo anche docente dell’Istituto Tecnico per Geometri, Michelangelo Buonarroti di Caserta.

Il racconto  che lo contiene ricalca quello di una via crucis. Questi docenti e questi non docenti vanterebbero crediti ingenti per emolumenti mai incassati e relativi al lavoro svolto nel contesto delle cosiddette attività extracurriculari.

Si coglie dalla prosa utilizzata, dalle scelte lessicali e sintattiche che queste lettere spedite dai lavoratori alla dirigente scolastica provinciale, la sammaritana, Monica Matano e alla dirigente scolastica del Michelangelo Vittoria De Lucia siano una  sorta di ultimo stadio di una resilienza ormai ridotta al lumicino.

Viene comunicata la formale intenzione di adire al più presto alle vie legali per recuperare quello che, senza tanti giri di parole, i sottoscrittori considerano come un vero e proprio  il maltolto. Azioni giudiziarie divenute imprescindibili, improrogabili anche per bloccare, sterilizzare, neutralizzare i termini di una prescrizione, ormai incombente, soprattutto per le spettanze più datate.

Nelle denunce di questi lavoratori vengono esposti senza alcuna riduzione del livello di identificabilità, anche un nome ed un cognome: Antonella Grasso, dirigente amministrativo, una volta li chiamavano segretari, dell’Istituto Tecnico per Geometri Michelangelo Buonarroti.

E qui dobbiamo fermarci un attimo rispetto a ciò che abbiamo letto e sicuramente anche introitato in termini di  nitida comprensione dei significati del  senso logico, dei ragionamenti e delle rivendicazioni contenute in tre distinte missive. Ci dobbiamo fermare perché anche noi avvertiamo il dovere di invitare la dirigente amministrativa Antonella Grasso a esprimere, se lo riterrà, il proprio punto di vista, la propria versione dei fatti. Sarebbe veramente auspicabile e se, come sembra, la Grasso è portata in un palmo di mano dalla Cgil scuola, che questo sindacato, per la sua storia, per quello che ha rappresentato, nel bene per alcuni, nel male per altri, nell’evoluzione della storia dei diritti di questo paese, assumesse l’iniziativa, diventasse strumento decisivo di moral suasion, convincendo la dirigente Grasso a replicare, a esporre le ragioni che la inducono a non riconoscere queste spettanze integrative, rivendicate dai dipendenti del Buonarroti. Non è detto che lo debba fare pubblicamente, al di fuori del perimetro istituzionale della scuola. Basterebbe una lettera, che tranquillamente può rimanere riservata e dunque non divulgata, spedita alle persone che la contestano, alla preside e alla dirigente scolastica provinciale.

Noi comprendiamo lo stato d’animo di chi ritiene di essere defraudato. Ma dobbiamo anche utilizzare un minimo di prudenza visto che abbiamo accettato di dar spazio, di dar voce a questa protesta nonostante il carteggio di cui sopra, le tre missive, si limitino a far generico riferimento ad un numeroso gruppo di docenti e di non docenti, senza però mostrare pubblicamente le loro firme autografe. Quando succedono cose come queste, quando la denuncia viene esposta in una forma più o meno anonima, diventa, infatti,  ai nostri occhi un qualcosa da indagare ancor di più, da capire partendo da un presupposto di minima diffidenza nei confronti di chi spedisce questi documenti, m a si guarda bene da firmarli con nome e cognome.  Perché, cavolo, stiamo parlando di operatori della scuola, di persone che svolgono, direttamente o indirettamente, la missione della formazione, dell’educazione alla cittadinanza di giovani studenti.  Per questo motivo, non dovrebbero avere mai timore di metterci la faccia,  soprattutto, quando ritengono in buona fede che le ragioni da loro esposte siamo inoppugnabili. E siccome le accuse rivolte alla dirigente Grasso sono molto pesanti, frutto, ripetiamo, di una lunga fase conflittuale, di un’esasperazione acuita dal muro di gomma alzato dalla Grasso, sarebbe importantissimo che quest’ultima rispondesse pubblicamente ai rilievi posti, dato che, a quanto ci risulta, nulla ha comunicato ai dipendenti, ma neppure nulla ha spiegato formalmente alla dirigente scolastica Vittoria De Lucia.

Tutto ciò, e ci rivolgiamo di nuovo alla Cgil, indebolisce fortemente la posizione della dirigente amministrativa.

Volendo, infatti, sfotticchiare un poco lo storico sindacato della sinistra italiana, ci verrebbe da dire che Giorgio Cremaschi, ex braccio destro, pardon sinistro, di Maurizio Landini, attualmente segretario generale della Cgil ma una volta, insieme a Cremaschi a capo delle storiche e anche leggendarie tutte blu, i metalmeccanici  della Fiom, ci fa due palle fino alla punta dei piedi definendo  il presente il secolo dei diritti negati come mai era successo dalla notte dei tempi. Il tutto, indossando un eskimo digitale  durante le sue frequenti ospitate serali, in cui viene chiamato puntualmente come se si trattasse di un animatore di un villaggio vacanza in modo da organizzare una bella gazzarra alza share, mettendogli magari contro un Briatore  attonito e investito dalle cover di Cremaschi, che strappa più di un sorriso quando, rispolvera,  rilucida le parole d’ordine antichi slogan e antiche parole d’ordine, dalle quali, molto teneramente, il Cremaschi possa ancora affermare che esista una soluzione comunista o quantomeno  socialista- massimalista ai problemi d’Italia e del mondo.

Ora bisogna stabilire subito una cosa, quale precondizione dialettica: la vicenda denunciata dai dipendenti del Buonarroti è vera o è falsa? E’ vera solo in parte oppure è falsa per la maggior parte? Tutte domande che di fronte alle lettere scritte alla dirigente provinciale Matano, alla preside De Lucia non trovano riscontro. E siccome non si tratta di reprobi, di paria, ma di dipendenti della scuola, che incarnano, dunque, un modello davanti  al quale le ragioni storiche e la volontà di dimostrare a tutti l’estrema attualità delle stesse, che un sindacato come la Cgil ha come suo oggetto sociale, meritano, quantomeno di ricevere formali spiegazioni di fronte alla struttura, (va beh, oggi siamo in vena di regali per i compagni della Cgil) quindi la chiamiamo una bella piattaforma rivendicativa che, i dipendenti del Buonarroti possono aver costruito sul nulla, possono aver edificato dandole la forma di un castello di carta e di fandonie, ma che certo  non può essere ignorata. Cremaschi come commenterebbe un fatto del genere? Non potrebbe sfuggire da una definizione di una evidente discriminazione e di una ancor più evidente lesione dei diritti dei lavoratori.  Se infatti la dirigente Antonella Grasso, la preside De Lucia e la “Provveditrice” Monica Matano non fanno conoscere il loro pensiero, rispondendo formalmente alle missive inviate loro dai lavoratori, allora cos’altro possiamo fare noi se non pronunciare un verdetto di colpevolezza nei confronti di questa donna, di questa dirigente amministrativa che “si butta la zappa sui piedi” reiterando la sua  annosa contumacia. Ed é chiaro che, di fronte a questo silenzio, mai come in questo caso assordante, diventano rilevanti anche storie laterali e collaterali che raccontano di conflitti durissimi che la dirigente amministrativa Grasso avrebbe avuto in passato con altre presidi, ad esempio con quella del Novelli di Marcianise Emma Marchitto che l’avrebbe denunciata e proseguendo  con  la dirigente della Danta Alighieri Maria Chiara  Menditto che l’aveva a sua volta denunciata.

Oddio, i dipendenti del Buonarroti non esprimono, in questo caso la sintassi della certezza. Scrivono, infatti, “pare”.

Ma questo “pare” assume vigore non di per sè, non perché una indiscrezione, un modo  Condizionale possa assumere la stessa valenza di un’informazione fondata su una prova provata, ma perché l’atteggiamento della signora Grasso finisce per dar energia alle ragioni di chi protesta per il blocco totale, che durerebbe ormai da anni, della corresponsione di emolumenti, relativi ad attività extracurriculari. Un’ energia che è dunque il silenzio della Grasso a  garantire  ai contenuti complessivi di queste lettere e, dunque, anche a quelle parti in cui vengono declinati fatti appartenenti alla biografia della dirigente amministrativa del Buonarroti. Un clima del genere non è estraneo alla sfera di competenza della dirigente scolastica De Lucia, la quale, pur non potendo entrare nelle dinamiche tecnico-contabili della gestione della sua scuola, ha il dovere di intervenire se un clima pesante, teso, conflittuale, riduce la cifra dell’offerta scolastica complessiva. D’altronde, stavolta senza “pare”, dato che si tratta di una vicenda interna,  di cui chi protesta oggi ha contezza diretta.  Non è che la preside De Lucia non abbia mai avuto da ridire nei confronti del comportamento della dirigente Grasso, se è vero come è vero che in passato ha inoltrato all’ufficio scolastico provinciale formali segnalazioni e formali relazioni in base alle quali il provveditorato ha sanzionato la dirigente con 5 giorni di sospensione dal servizio, ovviamente decurtati sullo stipendio.

In conclusione, l’invito che abbiamo formulato, lo reiteriamo pure: è interesse della dottoressa Antonella Grasso, è interesse della Cgil scuola chiarire questa vicenda. Non stiamo dicendo che necessariamente i dipendenti del Buonarroti abbiano ragione e la Grasso abbia torto. Stiamo dicendo un’altra cosa e cioè che la vera colpa di quest’ultima, anzi la vera grave colpa, è quella di non aver risposto ai rilievi posti dai dipendenti, alle loro proteste e alle loro rivendicazioni. E allora la Cgil-scuola se c’è a Caserta, e noi sappiamo che c’è  ed è molto ben rappresentata, batta un colpo.