CASERTA Il neo Soprintendente Nuzzo, in una situazione urbanisticamente incancrenita, ha un compito non facile. Ma il suo è un ruolo fondamentale…
13 Gennaio 2026 - 17:11
Caserta (pm) – Come abbiamo già dato notizia, all’architetto Mariano Nuzzo, con decreto ministeriale dello scorso 8 gennaio, è stato conferito “…l’incarico di funzione dirigenziale di livello non generale di direzione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento…”, con durata fino al 31 dicembre 2026.
Siamo contenti per lui per tale sua affermazione nella posizione, che già ricopriva dal giugno 2024 a da cui, nell’ottobre 2025, dovette essere rimosso a seguito dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti sulla legittimità con cui era avvenuta la sua nomina.
Tuttavia, è lecito interrogarsi sulla razionalità di affidare incarichi così rilevanti per la durata di appena un anno. Una simile brevità, oltre a non garantire la necessaria stabilità del funzionario, preclude oggettivamente e soggettivamente ogni progettualità dirigenziale di ampio respiro. Ma questi sono i paradossi di una burocrazia nazionale che appare sempre più aggrovigliata, sindacalizzata e politicizzata.
Sebbene il territorio di sua competenza, che comprende le intere province di Caserta e Benevento, sia molto vasto e richieda un impegno diffuso, il neo Soprintendente potrà e dovrà fare molto per Caserta. La città, sotto il profilo della tutela paesaggistica, architettonica e culturale in senso ampio, è infatti da tempo lasciata a se stessa, o meglio, in balia degli interessi più disparati.
Così crediamo che dovrà operare se vorrà onorare il proprio ruolo. In caso contrario, potrà tranquillamente seguire l’esempio dei suoi predecessori – improntato al “non vedo, non sento, non parlo” – certo che nessuno gliene chiederà conto. Lo avrà del resto già compreso dalla sua pregressa permanenza e dal registro persino aulico che caratterizza la generalità delle dichiarazioni pubbliche rese dagli esponenti politici e istituzionali della provincia in merito alla sua conferma a Caserta.
E sarà richiesto in convegni ed incontri cittadini, perenne passerelle mondane, purché non inizi a mettere i puntini sulle i sulle questioni del suo ufficio.
La prima misura necessaria al capoluogo è vincolarne il centro storico, per quel poco che ne resta. Saprà che la meritoria e storica associazione Italia Nostra, non a caso, ha – con i suoi esperti che non sono certo degli retrogradi passatisti – avuto a titolare uno dei suoi ultimi documenti di denuncia della speculazione edilizia che ha sfigurato il nucleo storico della città: Caserta deleta est?
Giusto per far capire le cose, l’ultima recente sentenza del TAR Campania che ha annullato le licenze edilizie con cui è stata permessa la costruzione di un grosso condominio di lusso nell’area che era del cinema San Marco sul corso Trieste (storica sala cinematografica che non si è voluta proteggere dall’abbattimento, come invece è stato fatto per quella di Casagiove del cinema Vittoria di pari valore culturale) è sbalorditiva nelle sue motivazioni. Ci si trova davanti ad un vero è proprio abuso del diritto da parte del comune di Caserta. Se si vuole, possiamo inviare il testo del provvedimento giudiziario per rendersene conto. E che dire dell’area del giardino di via San Carlo, al civico 100, dove era iniziata la costruzione di un centro acquatico, poi impedita dal Consiglio di Stato. E di via Tanucci, dove viene già pubblicizzata la realizzazione di nuove costruzioni a ridosso del parco della Reggia, su corso Giannone. Vicinanza, questa, che l’impresa costruttrice appositamente esaltata ai fini commerciali.
E il nuovo palazzo in costruzione in via S.Antida? Come dicemmo a suo tempo, la società edilizia iniziava i lavori di abbattimento e ricostruzione quando neppure ancora si conoscevano i prospetti delle nuove facciate. E già tremiamo per la sorte del compendio di costruzioni antiche di piazza Correra.
Avremmo concluso. Stiamo a vedere cosa farà l’architetto Nuzzo, ora avvertito anche del fatto che quello che in città si decide in materia urbanistica, stando a quello che è accaduto, è tutto fortemente dubitabile.
Anzi, ci saremmo aspettati che la Commissione Straordinaria, proprio a causa di tali precedenti, avrebbe ordinato la revisione di tutte le pratiche edilizie relative a ristrutturazioni e nuove costruzioni. Si tratta di un intervento che riteniamo ancora oggi necessario e possibile, poiché tutti i permessi sulla base dei quali si sta tuttora costruendo in città sono riconducibili all’amministrazione comunale sciolta. Sarebbe una magra consolazione scoprire tra due o tre anni, come già accaduto per Corso Trieste, che si è costruito illegittimamente.
