CASERTA Sulla città turistica solo retorica perchè i fatti dicono altro. La vergogna di piazza Carlo di Borbone

14 Dicembre 2025 - 15:27

Caserta (pm) – A leggere le cronache mondane di questi giorni che decantano la Reggia e la città che si preparano alle feste del Natale sembra di essere non a Caserta, ma in una delle tante città storiche e all’avanguardia della mitteleuropa.

Di conseguenza, il Palazzo Reale, piazza Carlo di Borbone e la buffer zone (che, rispetto alla core zone rappresentata dal monumento borbonico, è la c.d. zona cuscinetto, la quale secondo le Linee Guida Operative per l’applicazione della Convenzione sul Patrimonio Mondiale del 1977, definisce la zona tampone ed ossia “un’area che deve garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità”), dovrebbero stare nella bambagia. Nel senso che tutto dovrebbe scorrervi in piena regolarità, quasi uno spicchio, una enclave cittadina votata alla piena efficienza.

Invece è bastato al vostro cronista stazionare una ventina di muniti sul posto, stamattina, per capire il livello di degrado raggiunto dal capoluogo anche con riguardo al suo primo monumento. Quello che lo fa conoscere in Italia ed all’estero, affrancandolo altrimenti da  un perfetto e meritato anonimato e che contribuisce non poco al suo reddito cittadino grazie al turismo che genera. E ancora più gravemente se si considera che il complesso monumentale è al centro di continui convegni, incontri, riunioni istituzionali immaginati per la sua tutela e  valorizzazione e soprattutto di finanziamenti, attività e servizi di controllo che si dicono specificamente dedicati.

E gli autocompiacimenti, in tali occasioni, per i risultati illusoriamente conseguiti si sprecano. Poi, ovviamente, c’è la realtà. Vediamola.

Il passaggio di auto e moto veicoli dalla piazza, per quanto rigorosamente interdetto, è pressoché continuo. Nella foto che proponiamo, come abbiamo potuto notare, la vettura era guidata da una persona giovane con accanto un bambino. Forse il figlio. Se non avesse avuto la quasi certezza di attraversare indisturbato lo spiazzo monumentale, ci viene da chiederci, si sarebbe azzardato a tanto, con il rischio di esporre il minore ad un emotigeno controllo di polizia?

Sul primo tratto di corso Trieste, quello contiguo alla Reggia, sarebbe vietata la sosta. Sia per ragioni di viabilità sia per salvaguardare il decoro  e la fruibilità del palazzo Reale. Come tutti sanno, le automobili vi parcheggiano ovunque e nelle sere della movida si assiste quasi ad un assalto anarchico con le vetture ficcate ovunque, compresi i marciapiedi ed in doppia, tripla fila.

La foto che pubblichiamo mostra l’autobus di linea per Piedimonte Matese che per buoni venti minuti è stato bloccato perché impedito di fare manovra dalla presenza di macchine platealmente e con rara strafottenza lasciate fuori posto.

Infine, il solito capitolo dei venditori abusivi. Ovviamente siamo figli di questa terra e non ci meraviglia la realtà degli ambulanti illegali. Sono dappertutto e rispuntano sempre come funghi. Ed anche in piazza Carlo di Borbone li capiremmo, se agissero più al largo, con circospezione,  non volendo farsi pizzicare. Invece non capiamo come possano stare tranquillamente a pochi passi dall’ingresso principale della Reggia ed offrire in vendita le loro cose tampinando i turisti ed in bella  vista del personale in sevizio di vigilanza del monumento. Ed a quella delle forze dell’ordine incaricate di perlustrare  il posto.

Nella foto, i tre ambulanti che stamattina  senza timore “esercitavano”  a ridosso del  cancello centrale benché presidiato da un gruppo di custodi interni. Uno degli ambulanti, per giunta, evidentemente stanco, si era appena seduto, sapendo di non doversi assicurare nessuna eventualità, se non di fuga, di allontanamento, non mettendo in conto nessun possibile controllo.

Siamo, in altri termini, ai topi che ballano per l’infingardaggine dei gatti.

E neanche questo sorprende, perché la regola del dipendente pubblico è farsi i fatti propri.

Qui, quello che è sbalorditivo, è la tolleranza verso questi fenomeni da parte delle autorità che dovrebbero intervenire. Si capisce che non vogliono impelagarsi in questioni e polemiche sulle competenze e su chi e come deve intervenire, che vogliono evitare fastidiose dispute sindacali, che rifuggono le vie disciplinari anche se inevitabili, e sanno che la tolleranza porta consenso ed evita querimonie più che esigere che ognuno faccia il proprio dovere. Lo capiamo, umanamente. Ma è nei loro compiti esercitare la propria autorità, quella che la legge assegna loro non per capriccio.