CASERTA Domani 9 gennaio il Comitato per il sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati illustrerà le sue ragioni alla città. RIPUBBLICHIAMO L’ANNUNCIO DEL 5 GENNAIO
8 Gennaio 2026 - 15:32
Caserta (pm) – Fa tappa a Caserta SìParte, l’iniziativa del comitato SìSepara istituito a sostegno del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il tour informativo, partito da Napoli lo scorso 19 dicembre, attraverserà l’intero Paese per sensibilizzare la pubblica opinione sulle ragioni del “sì”. L’obiettivo è quello di promuovere la riforma, approvata con legge costituzionale dal Parlamento il 30 ottobre scorso, che modifica l’assetto del pubblico ministero e del Consiglio Superiore della Magistratura e che necessita dello svolgimento del referendum confermativo per la sua entrata in vigore.
Il comitato SìSepara, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi e presieduto dal più che noto avvocato Gian Domenico Caiazza, figura centrale nel dibattito della riforma della giustizia in Italia ed ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, vede la partecipazione di numerose personalità di primo piano della cultura, della politica, dell’accademia e della stessa magistratura. Tra di esse spiccano i nomi di Antonio di Pietro, simbolo della stagione politica di Mani Pulite, dello storico Ernesto Galli della Loggia, e di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale. Vi aderiscono, inoltre, l’affermato editorialista Pierluigi Battista ed il conosciuto giudice campano Luigi Bobbio, oltre a molti altri.
Venerdì prossimo 9 gennaio, il Comitato SìSepara dà appuntamento alla città per illustrare, dibattere e sensibilizzare la cittadinanza sul tema referendario e sulle ragioni per approvare con la prossima consultazione popolare le modifiche apportate dal Parlamento all’assetto del pubblico ministero ed al Consiglio Superiore della Magistratura, come accennavamo.
L’incontro è fissato per le ore 18 all’Hotel Europa di via Roma 18. Introdurrà e modererà i lavori l’avvocato Gennaro Iannotti, il quale, oltre che affermato penalista, si segnala come attivo animatore culturale del capoluogo, a cui si devono i più qualificati convegni cittadini con i maggiori saggisti, scrittori ed opinionisti italiani.
Porteranno i loro saluti in rappresentanza delle associazioni di appartenenza, Gianni Joey Pasquariello, dottore commercialista e dirigente dell’Agenzia delle Entrate nonchè referente per Caserta della Fondazione Luigi Einaudi, l’avvocato Angelo Reccia, coordinatore per il referendum della Camera Penale di S. Maria C.V. e Luigi Bartolomeo Terzo, coordinatore nazionale Giovani Avvocati per il Sì.
I relatori della serata saranno alcuni tra i più accreditati esponenti nazionali del garantismo penale: Alessandro Barbano, giornalista, saggista e già direttore di testate quali Il Mattino (dal 2012 al 2018), e Claudio Velardi, direttore del quotidiano Il Riformista e figura chiave dello staff di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi nel biennio 1998-2000. Ad affiancarli, in una presenza dal forte valore emblematico, ci sarà Francesca Scopelliti, compagna di vita di Enzo Tortora, simbolo e martire civile della malagiustizia.”
Come è noto, i promotori del “sì” ritengono che la riforma completi il disegno costituzionale del processo penale accusatorio, previsto dall’articolo 111 della Costituzione sul “giusto processo”. In tale modello, accusa e difesa devono trovarsi in una condizione di effettiva, oggettiva parità davanti a un giudice terzo.
Secondo i sostenitori, l’attuale assetto del pubblico ministero, tipico del modello inquisitorio, configura una “vicinanza patologica” con l’ufficio del giudice del dibattimento. Con distorsione alimentata dalla carriera comune, dalla colleganza, dall’appartenenza alle medesime correnti e dalla sottoposizione allo stesso potere disciplinare, “in cui ciascuno vota l’altro“.
In effetti, in questo percorso riformatore, vi è stato un tempo in cui, per quanto oggi possa apparire abnorme, la storica figura del Pretore, nell’ambito della cosiddetta “istruzione sommaria”, formulava l’accusa ed emetteva, sempre lui stesso, la sentenza.
Al contrario, i sostenitori del “no”, anch’essi organizzati in comitati nazionali — come il comitato “Giusto dire No”, nato su impulso dell’Associazione Nazionale Magistrati, e il comitato “Società Civile per il No al Referendum costituzionale sulla giustizia” — ritengono che la riforma miri a limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, inserendosi in un più ampio disegno governativo volto al condizionamento degli organi dello Stato. In realtà, basandosi sul dato letterale delle nuove norme, tale interpretazione appare difficilmente sostenibile. Sebbene un timore in tal senso sia comprensibile, la nuova disciplina ha una valenza esclusivamente ordinamentale: essa punta a rendere il pubblico ministero strutturalmente estraneo al giudice, in ossequio al principio di parità con il difensore, senza intaccarne in alcun modo le funzioni o le garanzie.
Comunque, anche in questa dialettica, come sovente accade, nulla di nuovo sotto il sole.

immagine di repertorio
Ricordiamo che, nel 1994, la Commissione parlamentare per le riforme istituzionali aveva allo studio una ipotetica riforma della giustizia. L’allora combattivo deputato verde Marco Boato, che ne fu uno dei membri più attivi, denunciò che «…mentre si stava discutendo di un’ipotesi vaghissima di separazione delle carriere, arrivò in piena commissione e fu distribuito a tutti noi membri un volantino inviato via fax e intestato all’Anm, che ci intimava di non affrontare la riforma della giustizia in bicamerale. Il volantino era stato sottoscritto da decine di magistrati e inviato alle procure di Milano e di Torino e ad altri uffici giudiziari».
I magistrati intimavano al Parlamento, spiegava Boato e con versione che ribadiva negli anni successivi in più occasioni, di rinunciare a una bozza di riforma in cui «nemmeno era stata usata l’espressione “separazione delle carriere” e dove ci si limitava a chiedere una riflessione sullo status del pubblico ministero». «Quando è finita la legislatura, la commissione ha depositato le relazioni sulla forma di Stato e di governo…Il tema “giustizia” sparì dai lavori della commissione il giorno in cui comparve quel fax».
Detto questo, il convegno di venerdì è di quelli da non perdere assolutamente se si vuole avere una idea informata del referendum a cui saremo chiamati a votare.
IL MANIFESTO DELL’INCONTRO

