CASERTA Venerdì i funerali del vescovo Nogaro. Un friulano che ha amato Caserta. “La mia terra”

7 Gennaio 2026 - 20:11

Attesa una delegazione dell’Arcidiocesi di Udine, guidata dal vicario Bressan

CASERTA – La notizia della scomparsa del vescovo emerito Raffaele Nogaro si è sparsa istantaneamente in città e si è diffusa rapidamente in tutta la regione e nel resto del Paese. L’immediatezza con cui i principali organi di informazione, locali e nazionali, ne hanno riportato l’annuncio testimonia non solo l’importanza della figura eminente qual era, ma è anche il segno tangibile della profonda traccia lasciata dalla sua straordinaria azione pastorale e civile.

In queste ore la Diocesi di Caserta ha emesso un comunicato stampa — che riportiamo integralmente in calce — per esprimere il profondo cordoglio della Chiesa locale e annunciare i dettagli delle esequie.

Già dal pomeriggio di ieri, la salma del presule — amato dai casertani con un’autenticità forse senza eguali — è esposta nella Chiesa Cattedrale. Il Duomo resterà aperto all’omaggio della cittadinanza per l’intera giornata di oggi, fino alle 21e 30, in attesa delle esequie solenni che saranno celebrate venerdì mattina alle ore 10.

Per l’ultimo saluto è confermata la presenza di una delegazione ufficiale dell’Arcidiocesi di Udine, terra natale di Padre Nogaro, guidata dal vicario generale Mons. Dino Bressan. Accanto alle autorità religiose, sono attesi numerosi rappresentanti delle associazioni anticamorra, tra cui Libera, e delle realtà sociali a lui più care, come il Centro Sociale Ex Canapificio e Casa Rut.

In contemporanea con i funerali a Caserta, anche Udine si stringerà nel ricordo del suo illustre figlio: l’Arcivescovo Mons. Riccardo Lamba presiederà infatti una Santa Messa di suffragio nel Duomo friulano.

Il vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro si è spento all’età di 92 anni appena compiuti. Originario di Gradisca, nel cuore del Friuli, scelse di legare indissolubilmente il suo destino al casertano, che ha amato e servito fino a definirlo  «la mia terra». Il suo cammino episcopale, iniziato a Sessa Aurunca nel 1982 per volontà di Giovanni Paolo II e proseguito dal 1990 alla guida della Diocesi di Caserta, lo ha visto restare in questa provincia per tutta la vita, diventandone un riferimento morale insostituibile.

Il magistero di Nogaro è stato un grido costante contro l’ingiustizia. In entrambe le diocesi ha sfidato apertamente la camorra e le sue infiltrazioni politiche — non risparmiando critiche ai vertici locali della Democrazia Cristiana — proprio negli anni in cui la criminalità dettava legge attraverso il sangue e lo scempio della “Terra dei Fuochi”. Altrettanto radicale è stato il suo impegno per l’accoglienza: membro della Commissione Ecclesiale per le Migrazioni, non esitò a definire «disumana» la legge Bossi-Fini, ponendosi sempre come scudo per i migranti del casertano.

Profeta di una pace senza compromessi, nel 2001 si oppose fermamente all’intervento militare in Afghanistan, entrando in un acceso conflitto dialettico con il presidente emerito Francesco Cossiga. Anche dopo la tragedia di Nassirya, scelse di fuggire la retorica dell’eroismo bellico, scatenando polemiche nel mondo politico e subendo gli attacchi dell’allora ministro Pisanu.

Il suo nome resterà indissolubilmente legato a Caserta anche per la difesa del Macrico, l’area ex militare nel cuore del capoluogo. Momento che ha segnato un passaggio decisivo per il destino della città. Grazie al Comitato civico “Macrico Verde“, da lui ispirato e sostenuto con forza, questa immensa area è stata sottratta ai ripetuti tentativi di lottizzazione del “partito dei costruttori”, venendo preservata come bene comune per l’intera comunità.

Va ricordato che, appena insediatosi alla guida della Diocesi, il vescovo Nogaro rischiò di restare vittima di una vera e propria macchinazione. Come raccontato più volte dallo storico della Chiesa Sergio Tanzarella in alcuni suoi scritti ed in interventi pubblici,  esponenti della lobby del mattone e del potere politico locale si presentarono al nuovo pastore, appena arrivato a Caserta, per sottoporgli la firma di un atto di cessione riguardante proprio il Macrico. L’intento era evidente: sfruttare la fase di transizione e la scarsa conoscenza delle dinamiche locali del nuovo vescovo per ottenere il via libera a una colata di cemento sull’area. Tuttavia Nogaro, con la lungimiranza e la rettitudine che lo avrebbero sempre contraddistinto, intuì immediatamente che quel progetto rispondeva a interessi privati e non al bene collettivo. Rifiutò quindi categoricamente di firmare, dichiarando con fermezza che quello spazio apparteneva alla città e doveva restare un patrimonio sociale e spirituale.

Nogaro ha anche creduto fermamente nella cultura come leva fondamentale per il riscatto sociale del territorio. Si devono al suo instancabile impegno sia la nascita dell’Università a Caserta, sia il potenziamento della Biblioteca Diocesana, alla quale faceva dono del suo fondo personale di oltre 2.000 volumi.

Dopo la rinuncia al mandato per limiti di età, avvenuta nel 2009, scelse – come dicevamo – di non fare ritorno in Friuli ma di restare a Caserta, stabilendosi presso la chiesetta del Redentore. Nonostante una salute divenuta col tempo precaria, ha continuato a rappresentare un “faro” morale per l’intera comunità, accogliendo instancabilmente chiunque cercasse in lui consiglio, conforto, consolazione.

Il flusso ininterrotto di persone che in queste ore si sta recando a rendere omaggio alle sue spoglie è la testimonianza più autentica del suo legame con la città.

Proprio alla sua Caserta, durante l’omelia dell’ultimo “Te Deum” da vescovo in carica — celebrato il 31 dicembre 2008 in una Cattedrale gremita — rivolse parole destinate a restare scolpite per sempre nella memoria collettiva. Attraverso un’immagine poetica e profetica ispirata al Salmo 103, egli lanciò un ultimo, potente appello: «Caserta, riprendi il tuo volo di aquila. Rinnova la tua giovinezza e vola alto, verso le vette della giustizia e della dignità».

Fu un vero e proprio testamento spirituale e civico, con il quale Nogaro esortava la città a non rassegnarsi al degrado, ma a ritrovare la forza e l’orgoglio per puntare a traguardi morali più elevati.

IL COMUNICATO DELLA DIOCESI