DUPLICE OMICIDIO MARRANDINO. Fratelli assassinati a colpi di pistola dopo una lite in macchina. Riparte il processo contro il 54enne che li uccise

23 Maggio 2026 - 16:57

Antonio Mangiacapre, già condannato all’ergastolo in primo grado per l’uccisione dei fratelli Marco e Claudio Marrandino, è comparso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli

CESA – Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha preso il via il processo di secondo grado nei confronti di Antonio Mangiacapre, 54 anni, di Cesa, già condannato all’ergastolo per l’uccisione di Marco e Claudio Marrandino, avvenuta il 15 giugno dello scorso anno lungo via Astragata, nell’area vicina allo svincolo della Nola-Villa Literno.

A guidare il collegio giudicante è la presidente Rosa Anna Saraceno. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto Mangiacapre responsabile del duplice omicidio, disponendo la pena dell’ergastolo con tre anni di isolamento diurno. Una decisione contestata dalla difesa attraverso il ricorso presentato in Appello.

Secondo gli accertamenti investigativi, tutto sarebbe nato da un alterco scoppiato mentre i fratelli Marrandino si trovavano all’interno della loro Bmw. Durante la lite, l’uomo avrebbe esploso diversi colpi di pistola contro i due fratelli: Claudio sarebbe stato raggiunto mentre era al volante, mentre Marco sarebbe stato colpito poco dopo, nel tentativo di allontanarsi. La presenza sul posto di una pattuglia dei carabinieri avrebbe consentito di individuare rapidamente il presunto responsabile.

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno sequestrato nell’abitazione del 54enne un piccolo arsenale illegale composto da un fucile con matricola abrasa, una pistola semiautomatica e numerosi bossoli. L’arma ritenuta compatibile con il delitto, tuttavia, non è mai stata recuperata. Gli inquirenti escludono che alla base dell’omicidio vi fossero questioni economiche, ereditarie o legate ad aste giudiziarie.

Gli stessi giudici del primo grado, nelle motivazioni della condanna, avevano definito poco credibile la versione fornita da Mangiacapre: l’imputato aveva raccontato di essere stato insultato e provocato da uno dei fratelli Marrandino e aveva sostenuto che i colpi fossero partiti accidentalmente. Una ricostruzione che la Corte ha ritenuto contraddittoria e priva di riscontri.

L’udienza è stata aggiornata a giugno, quando sono attese la requisitoria della Procura generale e gli interventi conclusivi dei difensori dell’imputato e dei rappresentanti delle parti civili.