EX MACRICO. La confisca dei beni di Maravita richiama alla massima vigilanza sull’ultima area verde della città in mano alla Curia
14 Febbraio 2026 - 18:32
Caserta (pm) – Stamattina abbiamo dato la notizia della confisca di un patrimonio dal valore di 1,5 milioni di euro, eseguita dalla Divisione Anticrimine della Questura di Caserta. Il provvedimento ha riguardato due unità immobiliari, quattro società con i relativi beni strumentali — tra cui un noto ristorante di carne —, diversi rapporti bancari, autovetture e un’imbarcazione. I beni facevano capo a Michele Maravita, genero di Antonio Della Ventura (noto come ‘o Coniglio), ritenuto l’esponente di riferimento del clan Belforte nella zona. La confisca odierna conferma il sequestro preventivo eseguito nel febbraio 2024 e include anche un ristorante a Ibiza, in Spagna, riconducibile allo stesso Maravita. Contestualmente, l’uomo è stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni.

L’appendice spagnola della vicenda conferma ancora una volta la proiezione internazionale della nostra criminalità organizzata, se solo si pensa alla latitanza mantenuta nella città iberica di Valentia dal boss del clan dei casalesi, mandante dell’omicidio di don Peppe Diana, Nunzio de Falco, prima del suo arresto definitivo. O all’omicidio dell’altro boss Mario Iovine, avvenuto a Cascais, in Portogallo, nel 1991.
Ma perché ritornare sull’argomento?
E’ presto detto. Perché il tema del Macrico di Caserta è fin troppo serio e questa vicenda penale si ricongiunge ad esso.
Orbene, il noto ristorante di carne confiscato, molto famoso in zona oltre che sui social e frequentato anche da vip e calciatori, è La Baita Braceria di Valle di Maddaloni. Il 12-13 e 14 settembre 2025, il Campo Laudato Si’ ex Macrico, di proprietà e gestito dalla curia casertana, vi ospitava la manifestazione nazionale dedicata alla carne alla brace intitolata The Final Meat. Cosa fosse la manifestazione veniva così spiegato: «Non è un evento, non è una fiera, non è una sagra. Il “The Final Meat” è l’ultima frontiera, il punto di non ritorno nel mondo della carne e succede a Caserta, la città che ha il coraggio di mettere la carne sul trono. Questo non è solo un invito, è una sfida: qui non si cercano like, si cercano leggende. Sarà carne ovunque, fuoco vivo, birra ruvida, gente con fame vera e occhi pieni di rispetto».
Furono, queste riportate, le parole di uno dei promotori dell’iniziativa, Pasquale Maravita (non indagato), cugino del menzionato Michele Maravita e chef della steackhouse La Baita.
Ora, dicendo questo, non è che pensiamo che le colpe dei fratelli debbano ricadere sui fratelli. Però neanche si può far finta di niente. Ma mentre i rapporti tra famigliari sono una cosa e non ci vogliamo entrare più di tanto, la curia casertana che incappa in un infortunio così grave è tutt’altra cosa.
Il giornale “Adista”, influente settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso, dedicò nel numero 33 del 2025, a firma di Luca Kocci, un articolo apposito sulla sagra casertana della bistecca. Osservò tra l’altro: “Cosa c’entri la diocesi di Caserta con la sagra della bistecca è un mistero. Anzi un “mistero della fede”, visto che Curia e Idsc stanno cercando in tutti i modi di far passare l’ex Macrico per uno spazio di valore pastorale, così da ottenere un finanziamento regionale da 15 milioni di euro destinato alla riqualificazione di aree ed edifici di culto in occasione del Giubileo (V. Adista Notizie n. 27/25). Chissà che a via del Redentore – sede della Curia casertana – non abbiano scambiato una consonante, confondendo la sagra con una «sacra» della carne alla brace”.
Sottoscriviamo ancora oggi parola per parola e ribadiamo che, per noi, l’attenzione sull’ultima area verde della città debba essere massima. Se sono potute accadere cose del genere, cosa altro può succedere?
