Ex MACRICO Nulla è chiaro di quello che sta accadendo. L’unica cosa certa è che, allo stato, i casertani il parco pubblico di verde integrale se lo possono scordare

14 Novembre 2025 - 09:56

Caserta (pm) – E’ di alcuni giorni fa lettera aperta del Comitato Macrico Verde al vescovo Lagnese, perché dica alla città cosa ne sarà dell’omonima area  naturale di proprietà della curia nel pieno centro urbano altrimenti corposamente cementificato, alla luce del finanziamento atteso dalla regione Campania di 15 milioni di euro  per il “recupero” di essa “da destinare a parco polifunzionale cittadino in cui ospitare attività di cura della persona (sport e salute), accoglienza, cultura, formazione , anche universitaria, innovazione e ricerca scientifica”. Con la stessa missiva, la compagine cittadina, che riunisce da ben 24 anni le numerose associazioni ambientaliste e verdi casertane, ha chiesto un incontro al prelato, nel timore che, come tutto lascia pensare,  si voglia costruire l’ennesimo polo urbano per servizi ed attività disparate, di forte impatto ambientale ed antropico, a detrimento dell’ipotesi della foresta urbana che essa intende realizzare secondo il reale bisogno del capoluogo. D’altro canto, il titolo dell’erogazione, come appena riportato, è più che esplicito.

Al documento inviato a Lagnese ha fatto seguito una prima reazione da parte del vicario della diocesi, monsignor Giovanni Vella, che ha rivendicato la piena legittimità del finanziamento regionale, rispetto alla contestazione del Comitato Macrico Verde, che nella stessa lettera, svelando alcuni adeguamenti giuridici dell’ente vescovile di gestione della proprietà (Diocesi di Caserta ramo ETS) funzionali all’ottenimento dei fondi, eccepiva come questi fondi fossero destinati ai luoghi di culto in occasione del Giubileo. Mentre l’area dell’ex Macrico non è assolutamente definibile tale, se si eccettua una cappellina diruta limitata al culto dei militari lì di stanza a suo tempo.  

E va considerato che l’obiezione del Comitato Macrico Verde  acquista ancora più valore se si considera che le diocesi di Caserta e Capua, rette dallo stesso vescovo Lagnese, avrebbero bel altre priorità nella conservazione e nella valorizzazione dei beni ecclesiastici. Si pensi solo, tra le decine di casi di chiese che necessiterebbero di interventi di mantenimento e conservazione, al Duomo di Marcianise ed a quella chiesa dell’Annunziata (pur se di proprietà comunale) con le tele di Solimena e De Majo che richiederebbero  urgenti restauri come tutte quelle che decorano il pregevole edificio sacro.

Ora si apprende che la curia, accogliendo la richiesta, ha convocato il Comitato Macrico Verde il prossimo 26 novembre. Frattanto, la vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo. Lo stesso Comitato, con una nota stampa di ieri l’altro (in basso, il testo), ha reso noto di aver accertato come  l’Istituto Sostentamento Clero della diocesi di Caserta, in totale silenzio, abbia cominciato il frazionamento catastale  dell’area dell’ex Macrico. Una porzione della superficie è stata staccata come particella autonoma, in netta contraddizione con le precedenti dichiarazioni di mantenimento dell’unità dell’area. E’ ovvio che questa divisione è finalizzata  all’approvazione del progetto che al vescovato hanno in mente.

Il comunicato si conclude con la inindulgente e ferma dichiarazione: “Sull’operazione di frazionamento del Macrico, compiuta di nascosto, lanciamo il più vivo allarme: AFFARISTI E COSTRUTTORI SONO GIA’ IN FESTA”.

Potrebbe essere stata questa decisa presa di posizione a spingere la diocesi ad indire per questa tarda mattina una conferenza stampa di asserito chiarimento. Ma è evidente – almeno per noi – che l’intento è quello di non essere sopravanzata dagli eventi. Quanto a quello che sarà illustrato, non sapremmo dire.

I fatti parlano da soli. Il Masterplan di ieri ed il ripiego del progetto di oggi sono chiari. Se si osserva il disegno planimetrico dello studio Alvisi – Kirimoto, emerge nettamente, ictu oculi si potrebbe dire, la enorme prevalenza dell’edificato sul verde.  Quanto all’ipotesi attuale, il parco polifunzionale che si ha in animo di realizzare non lo si può avere che costruendo ampiamente.

Altro che il parco verde per la città che viene propagandato.