Noto imprenditore arrestato, ma era innocente. La battaglia in tribunale per il risarcimento

1 Febbraio 2026 - 11:55

MADDALONI – Una storia di rifiuti, arresti domiciliari e, infine, piena assoluzione. Ora, per l’imprenditore di Maddaloni Lu. Ve. arriva anche l’indennizzo per i 35 giorni di libertà personale “ingiustamente compressa”. La Corte d’Appello di Milano ha accolto la sua domanda di risarcimento, presentata dal legale Giovanni Vairo.

La vicenda giudiziaria era iniziata nel febbraio 2019, quando la Squadra Mobile di Milano lo aveva arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico illegale di rifiuti dal Sud al Nord Italia. Il Gip di Milano, su richiesta della Procura, lo aveva inizialmente posto agli arresti domiciliari. Una misura che, dopo pochi giorni, era decaduta per un vizio procedurale, per essere poi riapplicata ad aprile. Il Tribunale del Riesame aveva poi trasformato gli arresti in un’altra misura interdittiva. In totale, Lu. Ve. aveva subito 35 giorni di restrizione della libertà personale.

Il percorso in tribunale si era però concluso, nel settembre 2023, con una sentenza di piena assoluzione “per non aver commesso il fatto”, emessa dal Tribunale di Milano. Poiché la Procura non ha fatto appello, quell’assoluzione è diventata definitiva e irrevocabile.

A questo punto, con il nullaosta penale in tasca, Lu. Ve. ha potuto chiedere giustizia per il periodo di detenzione già scontato. La Corte d’Appello di Milano, nella sua decisione depositata il 23 gennaio, ha riconosciuto che l’imprenditore non aveva tenuto comportamenti tali da giustificare la privazione della libertà e ha quindi accolto la richiesta di risarcimento.

“Un provvedimento importante”, commenta l’avvocato Vairo, “che oltre al risarcimento, rappresenta una riabilitazione definitiva della figura del signor Lu. Ve., un imprenditore che ha sempre lavorato con serietà”.