I NOMI. S. MARIA C.V. Dentro l’omicidio Nebbia: il presunto killer, i complici, il movente e la presenza di un minore
22 Gennaio 2026 - 13:55
Il delitto si sarebbe consumato alla presenza di un minorenne, all’epoca dei fatti, un dettaglio che aggiunge ulteriore gravità e drammaticità alla vicenda
SANTA MARIA CAPUA VETERE – Un colpo di pistola alla tempia, calibro 7,65 la notte di capodanno del 2024. Così è stato ucciso Emanuele Nebbia. Un omicidio che gli investigatori descrivono come un’esecuzione premeditata, maturata nel cuore della guerra tra gruppi criminali per il controllo del territorio e delle piazze di spaccio.
A premere il grilletto, secondo l’accusa, sarebbe stato Vincenzo Santone, finito in manette nell’ambito dell’inchiesta che ha portato, questa mattina, all’esecuzione di 17 misure cautelari, di cui tre nei confronti di minorenni, e ad altri due arresti in flagranza, protagonista indiscusso dello spaccio sammaritano, indicato come l’esecutore materiale dell’omicidio. Ad affiancarlo Luigi Martucci e Nicola Marino, che avrebbero avuto il ruolo di coprirgli le spalle e far sparire l’arma subito dopo il delitto, contribuendo così alla fuga e al tentativo di cancellare le tracce.
Il movente affonderebbe le radici nella frattura interna agli equilibri criminali locali. Nebbia avrebbe tentato di rendersi autonomo, sottraendosi al controllo del gruppo dominante e cercando di gestire in proprio l’ attività illecita. Una scelta che, secondo gli inquirenti, avrebbe segnato la sua condanna.
Il delitto si sarebbe consumato alla presenza di Carmine Talento, minorenne all’epoca dei fatti, un dettaglio che aggiunge ulteriore gravità e drammaticità alla vicenda.
Successivamente all’omicidio l’organizzazione assumeva il pieno controllo dello spaccio nel rione dettando regole e prezzi del mercato degli stupefacenti, anche attirando a sé numerosi pusher e gestori delle piazze di spaccio; acquisendone il predominio con metodologie tipiche delle organizzazioni di tipo mafioso quali: il sostentamento dei detenuti e dei loro familiari; il controllo sulle case popolari; la disponibilità di un cospicuo numero di uomini, tra cui anche minorenni, mezzi, armi e di una fitta rete di fiancheggiatori; forte capacità intimidatoria fino a giungere all’eliminazione di potenziali concorrenti sul mercato illecito degli stupefacenti.
Conquistato il controllo pieno del rione il sodalizio tentava di espandersi ai comuni limitrofi, anche attraverso intimidazioni cruente, al fine di obbligare gli spacciatori di turno a rifornirsi di droga dal proprio gruppo criminale, oppure sostituendo i pusher preesistenti con quelli aderenti all’organizzazione.
In questo contesto si inserisce anche l’atto intimidatorio, nel maggio del 2024, nei confronti di Girolamo Capitelli per il quale Santone, Martucci e Marino sono accusati, il primo come mandante, gli altri due come esecutori, al fine di obbligarlo a cessare la sua attività di spaccio e di sottomettersi al controllo del sodalizio criminale. Ai danni di quest’ultimo fu esploso un colpo di arma da fuoco verso la sua abitazione. Solo la prontezza della vittima nel chiudere le imposte ne evitò conseguenze letali. Per tutti e tre l’accusa è di tentato omicidio.
Per gli investigatori quello di Emanuele Nebbia sarebbe stati un delitto di stampo mafioso, legato a una rete criminale organizzata, richiamando le aggravanti del concorso di persone nel reato, della premeditazione e di associazione mafiosa.
